la mia poesia : L’ultima rosa


 

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Tesse l’anno l’ultima tela
e poi sarà il domani
come l’oggi,
cambia il nulla,
nelle rughe dell’anima
tremule immagini
dei tempi andati,
e spighe di pensieri
che il mulino non macina più,
stanco è il ruscello
e respiro l’ultima rosa
sul secco ramo d’inverno. MC@

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Facciamo il presepe


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Rastrella dicembre
le foglie morte
e sotto la neve le nasconde.
Orsù
prepariamo i presepi
e alberi di luce adorniamo,
presto sarà Natale
e il Bambino Santo
accogliamo con il canto
che i pastori
ci hanno insegnato,
diamo alle trombe il fiato
di angeli piumati
e di pecorelle il belato
accompagni la cometa
che lieve scende nella notte
sulla grotta incantata.

MC@

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La mia poesia: Fiori di novembre


 

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Esce uno spiraglio
di sole nel mattino
a riscaldare il cuore
delle foglie morte.
Fuma la terra
e i rami nudi
guardano il monte antico
che di neve imbianca
le vetuste spalle
e per i vicoli serpeggia
l’odore intenso
di cannella e fiori di garofano.
Mentre borbotta nei tini
il vino nuovo,
ritornano i morti
a rinnovare amore
nei pensieri solitari
e tristi
       che novembre infiora.     

MC@

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Due gusti è meglio di uno


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Biscotti al burro  e bombette alle mandorle per la festa della vendemmia all’asilo del mio nipotino, sono stati un successo, sono finiti in un attimo.

RICETTA:
200g farina 00
50g di fecola
140g di burro
2 tuorli
70g di zucchero a velo
1 cucchiaino estratto vaniglia
pizzico sale
PER LA FARCIA

marmellata a piacere

PROCEDIMENTO per i biscotti al burro:
In un recipiente o planetaria mescolare farina, fecola, zucchero a velo, sale. Aggiungere il burro morbido e lavorare con le mani fino ad ottenere un composto sabbioso, aggiungere i tuorli, la vaniglia e impastare, far riposare la frolla in frigo x 30 mn. Stendere la frolla su un piano da lavoro infarinato e con delle formine ricavare dei biscotti. Sistemare i biscotti su placca da forno rivestita da carta forno e infornare a 180° x 10-12. Una volta sfornati e lasciati raffreddare, se volete, altrimenti vanno bene anche semplici, farcite i biscotti, assemblateli, intingeteli nel cioccolato fondente e nel pistacchio tritato, spolverizzateli di zucchero a velo e lasciate asciugare il cioccolato.

RICETTA per le bombette alle mandorle
220g di mandorle pelate
150g di zucchero semolato
2 albumi a temperatura ambiente montati a neve( circa 70 gr)
scorza di un limone bio grattugiata

PROCEDIMENTO:
Nel robot da cucina tritate finemente lo zucchero semolato e le mandorle pelate. Una volta tritato il tutto, trasferite mandorle e zucchero in una ciotola, aggiungere gli albumi  montati a neve con un pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone e impastare il tutto molto delicatamente, formare tante palline grandi quanto una noce e passarle nello zucchero a velo. Sistemare le bombette non troppo vicine, sulla placca rivestita di carta forno …. e infornate a 170° per circa 12-15 minuti ( non di più, altrimenti tendono ad indurirsi). Sfornate e lasciate intiepidire, le vostre bombette alle mandorle, mangiatele piano  piano, vi sembrerà di avere in bocca una nuvola.

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Pensieri in volo


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Aspettando il tempo si scioglie, dove andranno i nostri pensieri? li sento borbottare nella mente, mentre sul cuscino cerco il sonno consolatore, sono pensieri vestiti a festa, ammucchiati in un angolo, schiacciati dai giorni pigri, dalle siepi di nuvole che si levano a nord. Passata è ormai l’estate sciupata dai malessseri , dalle malinconie, dai giorni non vissuti, vorremmo trattenerla ancora un po’, ma ormai i frutti sono maturi, le pesche dalle rosee guance sono finite, ora l’uva è pronta ed è tempo di vendemmiare. Presto l’odore del mosto nuovo giungerà accattivante alle narici, sarà fermento nelle cantine e le prime piogge hanno reso grevi i frutti di ficodindia e si tingono di rosso i melograni, nutrendosi degli ultimi raggi di sole per darci chicchi maturi e succosi. Aspettiamo già il Natale, ma come siamo stolti a non capire che aspettando aspettando, ci avviamo come pecore al pascolo e poi a sera torniamo al chiuso, sazi , ma senza libertà di volare, come quei gabbiani che sfrecciano radenti al pelo dell’acqua, per allontanarsi subito e poi ritornare scrivendo linee invisibili su piani immaginari che appartengono solo a loro. Io preferisco l’estate perché dentro di me sono gabbiano e continuerò a volare per scrivere le mie storie su pagine di cielo, come linee infinite che mi appartengono, mentre le pecore col muso per terra brucano l’erba senza levare gli occhi in alto, ma che ne sanno loro del cielo?

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