Pensieri in volo


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Aspettando il tempo si scioglie, dove andranno i nostri pensieri? li sento borbottare nella mente, mentre sul cuscino cerco il sonno consolatore, sono pensieri vestiti a festa, ammucchiati in un angolo, schiacciati dai giorni pigri, dalle siepi di nuvole che si levano a nord. Passata è ormai l’estate sciupata dai malessseri , dalle malinconie, dai giorni non vissuti, vorremmo trattenerla ancora un po’, ma ormai i frutti sono maturi, le pesche dalle rosee guance sono finite, ora l’uva è pronta ed è tempo di vendemmiare. Presto l’odore del mosto nuovo giungerà accattivante alle narici, sarà fermento nelle cantine e le prime piogge hanno reso grevi i frutti di ficodindia e si tingono di rosso i melograni, nutrendosi degli ultimi raggi di sole per darci chicchi maturi e succosi. Aspettiamo già il Natale, ma come siamo stolti a non capire che aspettando aspettando, ci avviamo come pecore al pascolo e poi a sera torniamo al chiuso, sazi , ma senza libertà di volare, come quei gabbiani che sfrecciano radenti al pelo dell’acqua, per allontanarsi subito e poi ritornare scrivendo linee invisibili su piani immaginari che appartengono solo a loro. Io preferisco l’estate perché dentro di me sono gabbiano e continuerò a volare per scrivere le mie storie su pagine di cielo, come linee infinite che mi appartengono, mentre le pecore col muso per terra brucano l’erba senza levare gli occhi in alto, ma che ne sanno loro del cielo?

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Malinconie di settembre


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Settembre mi scende nell’animo, mescolandosi alla mia malinconia. Mi fermo col pensiero a guardare il mare argenteo e ancora caldo e mi piace pensare che quel gabbiano solitario sia sempre lo stesso che ogni anno ritorna alla fine dell’estate e tutto solo se ne sta su un’isoletta a guardare l’orizzonte. Scende dentro di me questo grigiore che incomincia a impadronirsi della scogliera, fino a diventare il colore primario e dal mare scompare anche quell’azzurro estivo lasciando il posto ad un colore plumbeo dove il cielo a stento si riconosce. E’ il tempo delle barche a vela, che nei giorni di bonaccia se ne vanno dondolando all’orizzonte per rientrare al sicuro nei porti, col loro bagaglio di umanità e di scoperte, di giorni avventurosi, di salsedine e di notti stellate. Mi sento immobile come il mio gabbiano solitario e centellino la mia malinconia che scende, bruciando i miei orizzonti, mi ammanto di grigio come la scogliera e seguo l’onda dei miei pensieri incolori…. a volte vorrei essere altrove.

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La mia poesia “Moccoli”


 

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Lago di cera
dove affogano i sogni,
moccoli di candela
fumanti e madidi
nella mente stanca.
Guardo indietro,
nell’immobile fissità del tempo
e annaspa la mente
tra musiche di progetti spiaggiati,
accarezzando come onda
pensieri d’altri tempi,
solitario gabbiano bianco
sulla nera fissità
della scogliera. 

@MC

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La mia poesia ” Vuoti assoluti “


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Vuoti assoluti
come di bottiglie abbandonate
sulla battigia
e il mare
le carezza
tra la sabbia e il sole.
Non c’è ombra
tra le alghe secche
e guardo le spire
d’una cicca che si consuma
entro l’orma d’un uomo
scalzo nel mattino.
Vuoto di pensieri
spenti,
nei passi veloci
di sagome indefinite,
che spariranno
quando il sole griderà
sulla pelle
le sue note di fuoco.

MC@

 

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La mia poesia “Pallida luna”


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Non ci sono farfalle
nel grembo della luna,
né chiavi per aprire il cuore
e non ci sono fiori
da gettare alle spose
né riso di bimbi
e non ci sono spose,
solo il pallore
di una finta luce,
a biancheggiare,
ne gote rosse da baciare,
è sempre uguale la luna,
mostra la stessa pallida faccia
e nell’altra metà perfida si nasconde

MC@

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Pensieri d’una mattina d’estate.


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Seduta all’ombra nel mio cortile osservo comignoli consumati, anneriti da fumi passati e mi viene in mente l’odore del pane fresco nelle mattine d’inverno, quando le massaie si alzavano presto per infornare le candide forme, che sfrigolavano sui piccoli carboni rimasti sul pavimento del forno, mandando quel classico odore di focaccia che fa il pane appena infornato. Il comignolo più vicino si staglia sullo sfondo di una grande pianta di jucca, che esibisce bianchi lampadari di madreperla circondate da spade di foglie acuminate, come verdi gorgiere a far da corona. Sul culmine del tetto della casa antistante, un colombo stira le ali e col becco si pulisce le variegate piume del collo, poi agitandosi tutto, dopo aver lasciato cadere i suoi escrementi, spicca il volo e si posa sull’antenna più vicina facendola dondolare. E’ domenica mattina e dalle cucine sale un odore di soffritto e di ragù, la bignonia è tutto un ronzare di api e i fiori esausti cadono sul pavimento, incrementando un tappeto arancione, che almeno due volte al giorno provvedo a rimuovere. Accarezzo il basilico, fronzuto e verde godendo del suo profumo intenso che racchiude tutti gli odori dell’estate e mi viene in mente la mia vecchia nonna che alta e magra, coi capelli ricciolini raccolti sulla nuca in una crocchia intrecciata, ne portava sempre un rametto in tasca odorando come la mia fioriera. Si intreccia la vita dei cortili di paese, il presente e il passato continuano a creare suggestioni ed io le raccolgo perché non vadano perdute.

 

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Il tempo va…..


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Il tempo è un’entità senza corpo, eppure corre , vola, va avanti e noi lo inseguiamo senza riuscire ad afferrarlo. Forse il tempo siamo noi con le nostre vite, con le nostre storie, le nostre delusioni, le piccole felicità che ci sono concesse, le nostre debolezze, con le quali creiamo un tunnel di ricordi che si snoda alle nostre spalle e che noi chiamiamo tempo. Vorrei rallentare per veder crescere il mio nipotino, ma a volte sprechiamo cio che ci resta e mi accorgo che ogni giorno senza di lui è un giorno perso. Scopro ogni giorno che mi importa sempre meno delle cose materiali, degli eventi, della bellezza, non mi interessa più nemmeno il cibo, nemmeno il mio corpo divorato dalla vitiligine, sono passati quarant’anni e la mia nemica per la pelle ne ha fatto di strada, nutrendosi dei miei dolori dei miei dispiaceri, disegnandomi addosso le sue lagune bianche senza chiedermi il permesso. Tutto è una corsa contro il tempo e la solitudine che ci imprigiona nella ripetitiva sequenza di cose da fare, tutto è inutile, a volte mi sento come una lucertola caduta in un secchio d’acqua, che si affanna per uscire con le sue corte zampette e non ce la fa, forse aspetta che qualcuno rovesci il secchio per liberarla e anch’io forse……

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