Due gusti è meglio di uno


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Biscotti al burro  e bombette alle mandorle per la festa della vendemmia all’asilo del mio nipotino, sono stati un successo, sono finiti in un attimo.

RICETTA:
200g farina 00
50g di fecola
140g di burro
2 tuorli
70g di zucchero a velo
1 cucchiaino estratto vaniglia
pizzico sale
PER LA FARCIA

marmellata a piacere

PROCEDIMENTO per i biscotti al burro:
In un recipiente o planetaria mescolare farina, fecola, zucchero a velo, sale. Aggiungere il burro morbido e lavorare con le mani fino ad ottenere un composto sabbioso, aggiungere i tuorli, la vaniglia e impastare, far riposare la frolla in frigo x 30 mn. Stendere la frolla su un piano da lavoro infarinato e con delle formine ricavare dei biscotti. Sistemare i biscotti su placca da forno rivestita da carta forno e infornare a 180° x 10-12. Una volta sfornati e lasciati raffreddare, se volete, altrimenti vanno bene anche semplici, farcite i biscotti, assemblateli, intingeteli nel cioccolato fondente e nel pistacchio tritato, spolverizzateli di zucchero a velo e lasciate asciugare il cioccolato.

RICETTA per le bombette alle mandorle
220g di mandorle pelate
150g di zucchero semolato
2 albumi a temperatura ambiente montati a neve( circa 70 gr)
scorza di un limone bio grattugiata

PROCEDIMENTO:
Nel robot da cucina tritate finemente lo zucchero semolato e le mandorle pelate. Una volta tritato il tutto, trasferite mandorle e zucchero in una ciotola, aggiungere gli albumi  montati a neve con un pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone e impastare il tutto molto delicatamente, formare tante palline grandi quanto una noce e passarle nello zucchero a velo. Sistemare le bombette non troppo vicine, sulla placca rivestita di carta forno …. e infornate a 170° per circa 12-15 minuti ( non di più, altrimenti tendono ad indurirsi). Sfornate e lasciate intiepidire, le vostre bombette alle mandorle, mangiatele piano  piano, vi sembrerà di avere in bocca una nuvola.

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Pensieri in volo


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Aspettando il tempo si scioglie, dove andranno i nostri pensieri? li sento borbottare nella mente, mentre sul cuscino cerco il sonno consolatore, sono pensieri vestiti a festa, ammucchiati in un angolo, schiacciati dai giorni pigri, dalle siepi di nuvole che si levano a nord. Passata è ormai l’estate sciupata dai malessseri , dalle malinconie, dai giorni non vissuti, vorremmo trattenerla ancora un po’, ma ormai i frutti sono maturi, le pesche dalle rosee guance sono finite, ora l’uva è pronta ed è tempo di vendemmiare. Presto l’odore del mosto nuovo giungerà accattivante alle narici, sarà fermento nelle cantine e le prime piogge hanno reso grevi i frutti di ficodindia e si tingono di rosso i melograni, nutrendosi degli ultimi raggi di sole per darci chicchi maturi e succosi. Aspettiamo già il Natale, ma come siamo stolti a non capire che aspettando aspettando, ci avviamo come pecore al pascolo e poi a sera torniamo al chiuso, sazi , ma senza libertà di volare, come quei gabbiani che sfrecciano radenti al pelo dell’acqua, per allontanarsi subito e poi ritornare scrivendo linee invisibili su piani immaginari che appartengono solo a loro. Io preferisco l’estate perché dentro di me sono gabbiano e continuerò a volare per scrivere le mie storie su pagine di cielo, come linee infinite che mi appartengono, mentre le pecore col muso per terra brucano l’erba senza levare gli occhi in alto, ma che ne sanno loro del cielo?

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Malinconie di settembre


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Settembre mi scende nell’animo, mescolandosi alla mia malinconia. Mi fermo col pensiero a guardare il mare argenteo e ancora caldo e mi piace pensare che quel gabbiano solitario sia sempre lo stesso che ogni anno ritorna alla fine dell’estate e tutto solo se ne sta su un’isoletta a guardare l’orizzonte. Scende dentro di me questo grigiore che incomincia a impadronirsi della scogliera, fino a diventare il colore primario e dal mare scompare anche quell’azzurro estivo lasciando il posto ad un colore plumbeo dove il cielo a stento si riconosce. E’ il tempo delle barche a vela, che nei giorni di bonaccia se ne vanno dondolando all’orizzonte per rientrare al sicuro nei porti, col loro bagaglio di umanità e di scoperte, di giorni avventurosi, di salsedine e di notti stellate. Mi sento immobile come il mio gabbiano solitario e centellino la mia malinconia che scende, bruciando i miei orizzonti, mi ammanto di grigio come la scogliera e seguo l’onda dei miei pensieri incolori…. a volte vorrei essere altrove.

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La mia poesia “Moccoli”


 

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Lago di cera
dove affogano i sogni,
moccoli di candela
fumanti e madidi
nella mente stanca.
Guardo indietro,
nell’immobile fissità del tempo
e annaspa la mente
tra musiche di progetti spiaggiati,
accarezzando come onda
pensieri d’altri tempi,
solitario gabbiano bianco
sulla nera fissità
della scogliera. 

@MC

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La mia poesia ” Vuoti assoluti “


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Vuoti assoluti
come di bottiglie abbandonate
sulla battigia
e il mare
le carezza
tra la sabbia e il sole.
Non c’è ombra
tra le alghe secche
e guardo le spire
d’una cicca che si consuma
entro l’orma d’un uomo
scalzo nel mattino.
Vuoto di pensieri
spenti,
nei passi veloci
di sagome indefinite,
che spariranno
quando il sole griderà
sulla pelle
le sue note di fuoco.

MC@

 

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La mia poesia “Pallida luna”


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Non ci sono farfalle
nel grembo della luna,
né chiavi per aprire il cuore
e non ci sono fiori
da gettare alle spose
né riso di bimbi
e non ci sono spose,
solo il pallore
di una finta luce,
a biancheggiare,
ne gote rosse da baciare,
è sempre uguale la luna,
mostra la stessa pallida faccia
e nell’altra metà perfida si nasconde

MC@

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