Ritorno a Piazza Armerina


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Ritorno a Piazza Armerina, i mosaici della Villa romana e il museo di Aidone: è sempre un piacere nuovo ritornare su questi luoghi dove piacere e stupore si uniscono nella gioia dell’anima per questo salto nel passato, ogni volta nuovo ogni volta stupefacente.

Per approfondimenti sulla villa e la sua storia vedi qui:https://mariacavallaro.wordpress.com/?s=la+villa+del+casale

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Il museo di Aidone e il crocifisso della chiesa

 

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Involtini di pancetta e mele


 

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Buon pomeriggio!
Oggi ho deliziato i miei cari con questi involtini di pancetta di maiale e mele.
Ho steso delle fettine di pancetta sottile e le ho farcite con una panura di mollica, parmigiano, olio, sale e pepe e aromi vari, ho iniziato ad avvolgerele inserendo dei chicchi di uva passa e poi li ho infilzati negli stecconi altermandoli con fettine di mela. Ho aggiunto un poco di sale, alloro e un filo di olio e ho cotto a 180gradi fino a doratura. Hanno un sapore dolce che non è niente male, li ho serviti con patatine al forno tagliate a bastoncino e tutti hanno gradito.

 

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Pensieri dietro i vetri appannati.


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Come è strano sentirsi a volte, in questi giorni d’inverno, come una foglia caduta che compie tortuosi percorsi nei rivoli d’acqua che scendono al mare dopo la pioggia! Traportata dal suo mulinare inconscio, aggira gli ostacoli e riprende la corsa nelle lacrime del tempo, è ignara della meta o forse sa, ma travolta dall’acqua, inebriata dall’inarrestabile energia si abbandona priva di forze al suo minuscolo peso. Non ha voglia di opporsi, scivola guardando il cielo aspettando la meta e ripensando all’albero di cui fu ornamento e vanto, verde e fiera nei giorni d’estate.

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Pensieri nel vento


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Sferza il vento questi pallidi raggi di sole che lottano con le nuvole impazzite e mulinanti e ha fatto scioglier la neve a bassa quota. L’Etna cambia aspetto da una mattina all’altra, oggi appare scura, solo la parte sommitale conserva il mantello bianco, stanotte è stato avvertito anche un piccolo terremoto. Non amo i giorni di vento, la mia testa corre dietro ai rumori degli oggetti all’esterno, tutto si muove trascinato, cadono le piante e nel cortile è il caos: terriccio e cocci rotti, recipienti per annaffiare, foglie secche portate da chissà dove, tutto si abbandona alla forza dell’aria che si scatena , mossa da una forza primordiale che urge e fischia con un sibilo che pare quasi di scherno per noi mortali. Sbattono le porte e una tenda vola, magica vela si solleva fin quasi a sfiorare il lampadario, mi alzo di corsa e vado a chiudere la porta e mi sembra quasi di vedere le raffiche addossarsi sulla lastra di vetro l’una sull’altra facendola rumoreggiare sinistramente. Ma anche nel vento e nella neve la natura si prepara a fiorire e presto dimenticheremo il vento quando primavera siederà sul suo trono e per noi dipingerà i giorni a venire.

 

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Capodanno, che cos’è?


 

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Anche quest’anno è andata, è avvenuto l’atteso traghettamento da un anno all’altro, con cenoni ricchissimi, auguri , baci e abbracci, in un banale rituale che si ripete ogni anno, ma non ha una significato vero e proprio, perché l’anno neonato è uguale al vecchio, con le stesse criticità, gli stessi problemi , non ci si sveglia il primo gennaio con una pelle nuova, è tutto come prima, con montagne di cose da lavare e resti da smaltire. Eppure, sarebbe triste andarsene a letto senza aspettare questo annuale passaggio, l’uomo vive anche di illusioni, effimere quanto vuoi, ma che per un attimo gli fanno dimenticare le sue fragilità. Mi piace riportare il pensiero di Antonio Gramsci, che seppur in modo più deciso e incontrovertibile , si accosta la mio modesto sentire.

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. “
…….”Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

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Memorie natalizie


 

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Si accende l’albero di luci colorate e diffonde nell’aria un odore che non c’è più, è nella memoria quell’odore di pino e di terra bagnata, ricordo le nostre spedizioni in montagna a raccogliere il pungitopo e poi dopo la passeggiata nel bosco tornavamo alla macchina con le mani piene di rametti pieni di bacche , facendo a gara su chi aveva trovato il rametto più ricco di palline rosse. Scendendo acquistavamo l’albero vero, con la sua zolla intrappolata nella rete, lo sceglievamo con cura testando la tenuta degli aghi e sperando in cuor nostro che potesse sopravvivere per un altro anno. Ci fermavamo poi in un piccolo panificio per acquistare i biscotti, che dalle vetrinette facevano bella mostra accendendo il desiderio, erano biscotti al cioccolato, succulenti e grassi ricchi di mandorle e nocciole che mangiavamo per strada, ma portandone un po per tutti a casa.
Quando eravamo giovani il Natale aveva un altro sapore, ora non andiamo più per pungitopo, ne ho un vaso che si è formato negli anni dalle bacche che io mettevo nella terra e in questi ultimi anni produce delle bacche sui piccoli rami che io taglio e porto in casa. Nemmeno l’albero ha odore perché è finto, ne abbiamo acquistato uno bellissimo con degli aghi che sembrano veri e ogni anno cerchiamo di addobbarlo in modo diverso per dargli un nuovo aspetto e lo profumiamo con l’odore della memoria. Potremmo andare su per comprare i biscotti al cioccolato, ma non posso mangiarli più quindi è meglio non andare. Era più allegro il Natale perché più allegri erano i nostri cuori, avevamo accanto i genitori, eravamo giovani e in salute, ma ora guardiamo la nostra stella cometa, il nostro piccolino che sboccia ogni giorno e ridiamo mentre pensiamo a un regalo per strappargli un sorriso.

 

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la mia poesia : L’ultima rosa


 

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Tesse l’anno l’ultima tela
e poi sarà il domani
come l’oggi,
cambia il nulla,
nelle rughe dell’anima
tremule immagini
dei tempi andati,
e spighe di pensieri
che il mulino non macina più,
stanco è il ruscello
e respiro l’ultima rosa
sul secco ramo d’inverno. MC@

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