Il territorio: Etna vulcano buono


Dal terrazzo di casa mia guardo l’Etna, gigante dalle larghe spalle, che  troneggia immobile e maestoso e cambia il suo aspetto a seconda delle stagioni: ora che siamo in primavera è verdeggiante per il rinnovarsi del manto boschivo, in inverno sembra una vecchia signora che porta sulle spalle un mantello di ermellino, tanto è il candore delle sue nevi. D’estate si colora di verde cupo e in autunno si tinge di croco con l’ingiallir delle foglie. Il fertilissimo terreno delle sue pendici è largamente coltivato e ci offre prodotti pregiati quali il pistacchio, l’oro verde di Bronte, molto conosciuto e usato in pasticceria per la preparazione di dolci e gelati, i fichidindia di Belpasso, frutti spinosi, ma dalla polpa gustosissima, dai quali si ricava la mostarda, una specialità che si ottiene dai frutti attraverso una elaborata procedura e poi l’uva, le olive, le ciliege, le castagne marrone, i funghi porcini, il miele millefiori. Dall’elaborazione di questi prodotti si ricavano specialità locali  famose nel mondo. A muntagna o Mungibeddu , come la chiamiamo noi, è una mamma per gli abitanti dei paesi pedemontani, perchè dà possibilità di lavoro in una zona che ha molto bisogno, sia con i prodotti della terra, sia con il turismo estivo e invernale. L’Etna infatti attira molta gente  sia per le sue nevi , sia per la singolarità dei suoi paesaggi. Le sue eruzioni sono sempre molto suggestive, ma il più delle volte innocue dal momento che il magma si riversa nella valle del bove, una conca naturale dalle enormi capacità, a tutto vantaggio dei turisti che possono godere di uno di uno spettacolo fuori dal comune . Le colate laviche sovrapponendosi nei secoli, hanno creato un paesaggio lunare punteggiato da macchie di ginestra e abeti solitari che sono sfuggiti al fuoco. Anche se a volte ha causato un bel pò di danni alle cose, tuttavia “a muntagna” non ha mai causato vittime, tranne qualche turista troppo temerario che sfidando il vulcano, si è avventurato ad alta quota ed è rimasto vittima della sua stessa curiosità. Ogni tanto Mungibeddu emette rumorosi boati, si dà una scrollatina, poi si fa una fumatina,   e qualche volta gli scappa la nuvola nera. Allora sono dolori: la  sabbia piove per giorni, ammanta di nero ogni cosa, blocca l’aeroporto, rovina i prodotti dell’agricoltura e intasa le grondaie. La gente la spazza quasi con rabbia e i sacchi pieni si ammucchiano paurosamente agli angoli delle strade, le macchine sollevano un gran polverone e te la ritrovi dappertutto, nei capelli, negli occhi, nel letto e persino nel piatto. Mi ricordo alcuni anni fa una fitta sassaiola di lapilli più grossi di una mandorla, si abbattè sui paesi della costa catanese, giungendo fino al mare. In un attimo tutto si rivestì di nero , il cielo divenne d’un grigio cupo da giudizio universale, la gente per le strade, presa dal panico, non sapeva dove rifugiarsi per salvare le macchine, un’atmosfera da brivido. Alla fine uno spesso strato di lapilli rimase sul selciato, sui tetti su ogni superficie, rimanendo lì per mesi. Ma noi gli perdoniamo tutto, anche perchè non possiamo fare altrimenti, sta lì da prima di noi! 
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