Archivio | giugno 2010

Io mi diletto: la mia poesia


Attimo di malinconia 
 
Passa la vita
arando
sui nostri fragili corpi
solchi profondi,
ci arrampichiamo nudi
su muri di specchi rotti e filo spinato
 

e le nostre ferite sanguinanti
si sanano a fatica.

                  foto di Riyueren

Passa la vita
con le sue immagini in bianco e nero,
spegnendo le nostre fantasie a colori
e i nostri desideri inespressi
rimangono lì a morire,
bianchi uccelli dalle ali spezzate,
sulla battigia dell’anima.
click to zoom
E noi,
passeri infreddoliti e indifesi,
ci affanniamo a beccare
le briciole dei nostri sogni
sulla via ,
prima della tempesta.
Maria Cavallaro
Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate in questo blog.
 
 
 

Filosofando


 
 
 
 
 

Credere è una bella cosa, ma mettere in atto le cose in cui si crede è una prova di forza. Sono molti coloro che parlano come il fragore del mare,

 

 

 ma la loro vita è poco profonda e stagnante come una putrida palude

 Sono molti coloro che levano il capo al di sopra delle cime delle montagne,

 ma il loro spirito rimane addormentato nell’oscurità delle caverne.

Khalil Gibran

 

 

Carretti siciliani a S. Alfio


 
 
 
Indietro con la memoria
 
 
 
Avrò avuto meno di dieci anni quando, con i miei nonni paterni e i miei genitori, ci siamo recati a S.Alfio Trecastagni, un grosso centro in provincia di Catania,  in occasione della festa padronale,
 

un evento molto atteso ogni anno, che attira gente da tutta la Sicilia. La festa è molto sentita a livello spirituale, ma il contorno laico la trasforma in un evento folcloristico di ampia risonanza. Sono passati tanti anni, ma il ricordo mi è vivo nella memoria: siamo andati in taxi ed io indossavo un vestitino di velluto rosso, che ben si intonava alle mie trecce bionde e al colore dell’ambiente circostante: bancarelle piene di cappelli di paglia e
 
 

tamburelli, bancarelle di ceri votivi immagini e souvenir, bancarelle piene di agli intrecciati in tutte le fogge,
 

che sprigionavano un odore così intenso da far morire un esercito di vampiri. Venditori dal viso paonazzo e dal naso rubizzo gridavano la loro mercanzia, invitando i visitatori all’acquisto. Il mio papà mi comprò un cappellino di paglia rosso come il mio vestito e dopo la visita alla catterdrale, uscimmo sulla piazza antistante, per assistere all’evento più atteso: la sfilata di carretti siciliani bardati a festa.
 
 

La piazza era piena di folla, io piccolina non vedevo nulla e il mio papà mi prese a cavalluccio sulle sue forti spalle. Che bellezza da lassù, mi sentivo la regina dei giganti e dominavo la scena."Eccoli papà!"gridai, appena spuntò il primo pennacchio, erano bellissimi ,
 
 

i cavalli maestosi pieni di bardature colorate, sonagli e pennacchi, i carretti dipinti con grande maestria raffiguravano le gesta di Orlando e il suo amore per la bella Angelica. Non ne avevo mai visti tanti insieme e mai così belli, o forse i miei occhi di bimba hanno conservato nella memoria  lo stupore dell’innocenza.
 
 
 
La gente faceva largo al loro passaggio, ma erano sempre troppo vicini per non sentire il  caratteristico odore dei
 
 
 
 
 cavalli e il calore del loro fiato. Ad un tratto accadde l’imprevisto: uno dei cavalli si imbizzarrì, si sollevò sulle zampe posteriori, agitando le anteriori sulla testa della gente, il carretto arretrava, il conducente cercava con ogni sforzo di trattenere la bestia, fu il panico, la gente si allargò all’istante, il cavallo fu poi placato  e tutto finì bene, tra  scalpiccii sul basolato lavico, nitriti  e tintinnio di sonagli. Poteva essere una tragedia! Sono ritornata dopo molti anni in quello stesso posto e devo dire che ho rivissuto un pò quell’atmosfera, ma non vi ho ritrovato la stessa poesia.
 
 

Io mi diletto: Il limoncello


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Il limoncello
E’ tempo di limoni, in campagna le piante sono grevi di bellissimi frutti succosi e profumati. Basta graffiare la buccia e un aroma di fresco si sprigiona inebriante e le mani diventano quasi oleose: è l’essenza del limone contenuta nel primo strato del suo rivestimento.  Il limone è una pianta generosissima e se riceve le opportune cure ricambia con un prodotto abbondante e di qualità. Il limone viene sfruttato dall’industria dei liquori, dalla sua lavorazione si ricava l’alcool e l’essenza, ma un prodotto che si può realizzare in casa per l’uso domestico è il limoncello, un liquore dolce che si sposa a meraviglia col pesce fresco della nostra costa. Io lo preparo ogni anno nel periodo della fioritura, quando i frutti sono sodi e di un colore tra il verde e il giallo paglierino.
Mi piace andare in campagna e scegliere i limoni ad uno ad uno, preferisco quelli con la buccia più fine  e più lucida e li prendo un pò gialli e un pò più verdi per dare più colore al mio limoncello. Se volete prepararlo anche voi, anche se non avete un giardino di limoni come me che vivo in Sicilia, andando dal vostro fruttivendolo troverete sicuramente dei limoni freschi. Vi dò quindi la mia ricetta.

Ingredienti:

un litro di alcool puro di buona marca
tredici limoni freschi
un rametto di citronella
quattro fiori di zagara(se non li avete  non fa niente)
Per lo sciroppo:
un litro e mezzo di acqua
800 gr di zucchero semolato
un recipiente a bocca larga con tappo ermetico
un pelapatate
 
Pelate i limoni col pelapatate evitando la parte bianca, raccogliete le bucce dentro il recipiente, aggiungete la citronella e la zagara e versatevi sopra l’alcool. Chiudete il recipiente in modo ermetico per impedire l’evaporazione dell’alcool  e conservate in luogo fresco a macerare per dieci giorni, agitando ogni tanto.
Trascorsi i dieci giorni preparate uno sciroppo, facendo bollire l’acqua in cui avete sciolto lo zucchero, quando lo sciroppo sarà completamente freddo 
aggiungetevi l’alcool filtrandolo, per evitare eventuali residui e mescolate per bene. Il limoncello è pronto, imbottigliatelo mescolando sempre per distribuire bene l’essenza e conservatelo in luogo fresco per una decina di giorni per farlo maturare, prima di consumarlo. Io ne tengo sempre una bottiglia nel congelatore insieme a dei bicchierini da liquore per servirlo gelato, vi assicuro che è una bontà.
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Io mi diletto: la mia poesia


 

 
 
    Plenilunio       
 
 
 
 
 
 
Abbracciati
su una panchina
guardavamo il mare
nella notte,
mentre la luna piena
lanciava i suoi riflessi
sul pelo dell’acqua ,
 
 
 
 come il velo di una sposa
               e una trina di stelle             
                     punteggiava il cielo                    
 
 
            

             
                                                                                                                                                                     
                su di noi.                  
                  Lampare silenziose                    
scivolavano sull’onda
 come occhi luminosi  
 
 
 
 
 
 
 nell’oscurità
e lontane, le note
                di una chitarra melodica ,            
 
  

            
        davano voce         
alla magia della notte.
Si levava dalla scogliera 
una leggera brezza
 profumata di salsedine,
che accarezzava i nostri corpi,
mentre tu avido,
 
 
 
 
bevevi il mare
     dalle mie labbra. 
   
                            Maria Cavallaro                         
 
 
Dal 2000 in base alla legge 248: "….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… " L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate in questo blog.
 

Io mi diletto: Le mie orchidee


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mi ha regalato un nuovo fiore la mia creatura, per la quinta volta mi fa felice. Io la guardo e mi commuovo davanti alla sua bellezza, alla sua perfezione che ogni anno si ripete come un miracolo. Se ne sta lì sulla sua mensola insieme alle sue sorelline, senza chiedere nulla, solo un pò d’acqua, un pò di concime ogni tanto e tanto amore. I fiori  in cattività hanno bisogno di sentire il calore di chi li coltiva, hanno bisogno di essere guardati e protetti dai parassiti, dalla polvere dal caldo, dal freddo proprio come  creature, se lasciate a sè stesse soccombono e muoiono. E’ triste veder morire una piantina che ti è stata vicina per tanti anni e ti ha donato tanta gioia. La bellezza dell’orchidea sta nella lunga durata dei fiori , oltre che nella grande varietà di forme e colori, io penso che se avessero anche il profumo sarebbero perfetti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Io mi diletto: la mia poesia


 
 
 
 
Estate
 
 
 
Ce ne stavamo immobili, 
accoccolati su un letto di grano,
a guardare il cielo
ansimanti,
dopo la corsa nel campo.
 
 
 
 
 
 
 
Sopra di noi
rondini,
come nere virgole,
disegnavano
 
 
 
 
arabeschi invisibili
nell’ infinito
e il loro acuto stridio
echeggiava,
perdendosi nel vuoto.
Odore di paglia secca
profumava i nostri corpi,
madidi
e inebriava i nostri sensi accesi,
come le mie gote,
due papaveri
 
 
 
 
nel grano
dei miei capelli spettinati.
 
 
Maria cavallaro 
 
 
 
 
 
Dal 2000 in base alla legge 248: "….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… " L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate in questo blog.
 
 
 
 
 
 

E’ arrivata l’estate


 

 

 

 

 

E’ arrivata l’estate

 

Già c’è aria di vacanza, le scuole hanno chiuso i battenti e anche il blog  ha voglia di riposarsi. Durante l’estate ci sentiremo sicuramente di meno, col caldo  non si ha tanta voglia di stare a scrivere e gli interventi si faranno più rari. Io vivo vicino al mare, adoro fare i bagni, uscire la sera a prendere il fresco, a chiacchierare con gli amici reali, a prendere un gelato, quindi vi trascurerò un pò, ma non vi abbandonerò, mi siete tanto cari. Io però sono un pò stanca ed ho bisogno di rilassarmi , il mare mi fa sentire meglio, le lunghe nuotate, le chiacchierate con le signore sotto l’ombrellone, l’abbronzatura, i massaggi con le creme solaritutto serve per il nostro benessere fisico e psichico. Bisogna un pò staccare la spina per rigenerarsi, per riprendere nuova energia in attesa di un nuovo inverno. Riposatevi anche voi, mangiate tanta frutta e non abusate con i gelati! A tal proposito io ho una gelatiera, la vado a preparare, ora è quasi tempo di gelsi neri  e la granita mi riesce una bomba: panna sotto e sopra e brioche! Che  volete di più dalla vita? Non posso favela assaggiare ,ma almeno vi dò la ricetta!
 
 
 
Ingredienti:
 
1 kg di gelsi neri
750 gr di acqua
300 gr di zucchero semolato
 
Esecuzione:
 
Lavate i gelsi e passateli a setaccio , diluite il passato con l’acqua e scioglitevi lo zucchero.
Mettete il tutto nella gelatiera e lasciatela lavorare  fno a quando la vostra granita ha raggiunto la giusta consistenza.

Se la vostra gelatiera è più piccola dimezzate le dosi.

 
Servitela con panna e brioche , possibilmente in giardino e buona colazione!
 
 
 
 
 
 

Elogio della verità


 
 
 
 
 
 
Gian Lorenzo Bernini - La Verita' (Roma, Galleria Borghese, 1646-1652).jpg 
 
   La Verità del Bernini( Galleria Borghese Roma) 
 
 
Oggi voglio parlarvi della Verità, un argomento molto trattato dai filosofi di tutti i tempi e dalla teologia cristiana. Socrate e Platone definirono la Verità come un bisogno dell’anima sempre valido e oggettivo, Aristotele ne fissò i caratteri in maniera scientifica. Negli insegnamenti di Gesù la verità è il punto cardine, perchè egli stesso quale figlio di Dio ne è l’incarnazione . Tuttavia una definizione precisa del termine non si è raggiunta, ma secondo me, l’essere veritiero è proprio di un animo onesto e leale, che si relaziona con la realtà senza timore di alcuna contraddizione. Il termine verità deriva dal greco ἀλεθεία, che significa disvelamento, rivelazione. Ma lasciamo stare i filosofi che usano parole difficili, diciamo in parole povere che il mondo si divide fra bugia e verità. Chi nasce di animo retto predilige la verità e il suo essere si ribella ad ogni falsità, il bugiardo costituzionale invece, mente sapendo di mentire, ma la sua abitudine alla menzogna lascia il suo animo imperturbato e mente come se fosse la normalità.
Chi di noi trovandosi a Roma non ha messo la mano nella Bocca della verità per fare una foto? Appena fatto lo scatto , tutti ritraiamo la mano velocemente e viene istintivo guardarla: beh, se la leggenda fosse vera ne vedremmo di gente in giro coi moncherini!!!!!!!Scultori pittori e poeti oltre che filosofi e teologi, hanno trattato l’argomento, ma chi ha dato la definizione diciamo in modo pittoresco, ma immediato è stato G. Gioacchino Belli, poeta romanesco dell’800, autore di esilaranti sonetti in vernacolo, che mettono alla berlina tutti i vizi della Roma pontificia del suo tempo e tessono le lodi delle virtù. Fra questi sonetti uno è dedicato proprio alla bocca della verità:
 
 
 
 
 
 
 
 

LA BBOCCA-DE-LA-VERITÀ

In d’una cchiesa sopra a ‘na piazzetta
Un po’ ppiù ssù dde Piazza Montanara
Pe la strada che pporta a la Salara,
C’è in nell’entrà una cosa bbenedetta.

Pe ttutta Roma cuant’è llarga e stretta
Nun poterai trovà ccosa ppiù rrara.
È una faccia de pietra che tt’impara
Chi ha ddetta la bbuscìa, chi nnu l’ha ddetta.

S’io mo a sta faccia, c’ha la bbocca uperta,
Je sce metto una mano, e nu la striggne,
La verità dda mé ttiella pe ccerta.

Ma ssi fficca la mano uno in buscìa,
Èssi sicuro che a ttirà nné a spiggne
Cuella mano che llì nnun viè ppiù vvia

 

Chi dice la verità non teme smentite, ma chi mente deve avere buona memoria, deve stare attento a chi ha raccontato le sue frottole, ricordarsi come ha imbastito i suoi discorsi menzogneri, insomma è difficile  per il bugiardo non cadere in contraddizione , la sindrome di Pinocchio è una malattia grave e molto diffusa. Il bugiardo si avvale di giri di parole, si avvale

 

 

 di scuse più o meno plausibili per inscenare una forma di autodifesa, caso mai venisse scoperto, cosa che prima o poi accade, le bugie vengono sempre a galla. Chi dice la verità invece è nudo, ma non ha bisogno di giri di parole, si mostra nella sua indifesa ingenuità, le parole gli escono dalla bocca semplici, ma può dormire sonni tranquilli,  nessuno potrà mai confutare ciò che ha detto, nessuno potrà additarlo come bugiardo. Ancora il Belli, in uno dei suoi più popolari sonetti, definisce in maniera un pò scurrile, ma divertente, la santa verità:

 

 LA VERITA’

La verità è comm’è lla cacarella,
che cquanno te viè ll’impito e te scappa,
hai tempo, fijjia, de serrà lla chiappa,
e storcete e ttremà ppe rritenella.

E accusì, ssi la bbocca nun z’attappa,
la Santa Verità sbrodolarella
t’esce fora da sé dda le bbudella,
fussi tu ppuro un frate de la Trappa.

Perché ss’ha da stà zziti, o ddì una miffa
Oggni cuarvorta so le cose vere?
No: a ttemp’e lloco d’aggriffa s’aggriffa.

Le bbocche nostre iddio le vò sincere,
e ll’ommini je metteno l’abbiffa?
No: sempre verità; sempre er dovere.

 

 Per concludere questo mio intervento mi sento di dire che la verità paga sempre, nel caso in cui fosse necessario a fin di bene, meglio dire una mezza verità che una grossa bugia.

 

Io mi diletto: la mia poesia


 
 
 
Come libellule
 
 
Volano nel  cielo
 
aquiloni di nuvole rosa
 
 
 
e ponti d’arcobaleno
 
attraversano l’immensità.
 
 
 
 
 
 

Dopo la pioggia 

 
profumo di foglie umide
 
si leva dal suolo,
 
e odori di natura
 

si intrecciano,

si fondono

in un selvaggio effluvio,

che si mescola

 al nostro odore d’umanità.

 

 

Come libellule

 dalle ali bagnate,

corriamo incontro

 all’ultimo raggio di sole,

per asciugare le lacrime di natura

che hanno intriso i nostri capelli!

 Maria Cavallaro

 

 

 

 

 
Dal 2000 in base alla legge 248: "….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… " L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate in questo blog.