Archivio | novembre 2010

Esiste davvero????


 

 

 

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Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando,dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia,il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché si,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te,con la tua bocca,
essere felice.
Pablo Neruda

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Oggi leggendo questa bellissima poesia e valutando la realtà del quotidiano vivere, mi sono chiesta se esista veramente la felicità, quello stato di benessere psico-fisico tanto agognato e sono giunta alla conclusione che in effetti non esiste.Quello che noi crediamo sia la felicità degli altri, non sono che attimi di tregua, fotogrammi di sereno nella burrasca della vita. A volte ci illudiamo di vivere felici, crediamo che anche gli altri lo siano, o perchè sono ricchi e famosi, o perchè hanno una salute di ferro, o perchè hanno una famiglia felice, ma dietro la maschera ognuno di noi ha il suo bagaglio di dolore da trasportare faticosamente.Quando ci svegliamo la mattina si svegliano con noi i nostri problemi insoluti, le nostre ansie. Ci proponiamo di risolvere talune cose, ma a sera ci corichiamo col magone per non esserci riusciti o con la prospettiva di nuovi problemi che si profilano all’orizzonte. Mi rendo conto però, che se non ci fossero quegli sprazzi di illusione, quei momenti vissuti serenamente, la vita non potrebbe andare avanti, nel momento dello sconforto ci voltiamo indietro e traiamo energia da ciò che di buono abbiamo avuto, poi guardiamo al futuro col sostegno della speranza e diciamo a noi stessi che il buio non durerà per sempre, dopo la notte c’è l’alba di un nuovo giorno. Di contro allo stato d’animo felice di Neruda, ripropongo lo stralcio di una mia vecchia poesia,  che forse molti di voi non hanno  letto.

Da“Attimo di malinconia”……….

…….Passa la vita

con le sue immagini in bianco e nero,

spegnendo le nostre fantasie a colori

e i nostri desideri inespressi

rimangono lì a morire,

bianchi uccelli dalle ali spezzate,

sulla battigia dell’anima.

E noi,

passeri infreddoliti e indifesi,

ci affanniamo a beccare

le briciole dei nostri sogni

sulla via ,

prima della tempesta.

 

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Io mi diletto: la mia poesia


 

 

 

Abbracci

 

Controvento cammino,

abbracciata

all’aria che fredda spira

e incalzante mulinare di foglie,

secco

mi viene incontro.

Spettinati i miei capelli,

sento

sfiorarmi il viso,

lieve,

come carezza

di amorose mani

e alle spire

abbandono i miei sensi,

liberi come vela,

che il vento spinge

nell’abbraccio candido

dell’onda.

Maria Cavallaro

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate

Io mi diletto: la mia poesia


 

 

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Soffio

 

Trafigge

sbiadito raggio di sole,

cattedrali di nuvole

e tinge

d’un grigio plumbeo

specchi d’acqua

d’immenso.

Riccioli d’onda

solleva

lieve aria che spira

e sul cuore

la senti

come un soffio d’eterno.

 

Maria Cavallaro

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Dedicata all’amico Vito Moltalbò per la sua assidua presenza e la studiata accuratezza dei suoi commenti.

Grazie Vito!!!

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate

Il territorio: l’Opera dei Pupi, ossia il teatro delle marionette


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L’Opera dei Pupi è una particolare forma di teatro delle marionette che, nata in Sicilia a cavallo fra l’ottocento e il novecento, si ispira a una libera interpretazione della Chanson de Roland, della Gerusalemme liberata e dell’Orlando furioso, dei testi della tradizione carolingia, con le narrazioni delle gesta cavalleresche dei paladini di Carlo Magno.  Protagonisti dell’opera dei pupi infatti, sono Orlando, Rinaldo, Agricane, la bella Angelica ed altri eroici personaggi, le cui storie venivano narrate dai pupari che, pur essendo di cultura assai modesta, erano dei veri maestri, conoscevano i testi a memoria e ogni sera si esibivano dando voce ai loro eroi.

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Questo tipo di teatro ebbe fortuna in un periodo storico in cui ancora non c’erano le moderne forme di divertimento e il popolino trascorreva le sue serate al teatro delle marionette, divertendosi ad interagire talvolta con i personaggi, di cui i frequentatori assidui conoscevano ormai le battute a memoria. Mi ricordo ancora di quel mattino di primavera quando con la mia scuola andammo a veder lo spettacolo, quale eccitazione quale attesa, la piccola sala ci accolse e nella semi oscurità iniziò sul palco l’animata rappresentazione: i pupi bellissimi risplendevano nelle loro fulgide armature, i loro ritmati movimenti si
intervallavano con le voci che
 
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davano fiato alle loro gesta, le rosse criniere degli elmi si agitavano senza tregua e il rumore delle spade dava grande veridicità alla scena . Noi bambini in quell’ambiente magico, avevamo quasi paura al suono di delle voci tonanti e al rumore stridulo delle armi di latta e seguivamo in silenzio e con gli occhi sgranati quello spettacolo fantastico. Sono questi bellissimi ricordi di un’arte che negli ultimi anni, esattamente dopo il boom economico, ha perso la sua attrattiva, soppiantata da altri spettacoli più moderni, ma meno epici, che godono al momento maggiori favori. Oggi l’Opera dei Pupi è diventata una tappa d’obbligo per il turismo culturale e per le scuole che portano i ragazzi ad apprendere le tradizioni antiche della nostra Sicilia. In teatro non c’è più il popolino rumoreggiante che recitava le battute insieme ai pupari e rideva grassamente alle gesta esagerate degli eroi, ma un pubblico di
intenditori, che sa apprezzare questa che è veramente un’arte.

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Dietro a ogni compagnia c’è il lavoro minuzioso di artigiani, che si occupano dei costumi dai colori sgargianti e dalle stoffe pregiate, costruendo pupi dalle facce colorite e raffinate, dai numerosi movimenti e dalle armature scintillanti. Ma c’è pure il faticoso lavoro dei pupari che piegati sul banco di manovra imprimono i movimenti alle pesanti marionette e danno luogo a duelli e animati combattimenti.
 
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Due sono le scuole siciliane che danno vita al teatro dell’Opera dei Pupi: la scuola catanese e la scuola palermitana, che si differiscono per l’altezza dei pupi. I pupi palermitani infatti, non superano gli ottanta centimetri e hanno le ginocchia snodate, mentre i pupi catanesi raggiungono il metro e trenta ed hanno le ginocchia rigide per agevolare i movimenti del puparo, dato il loro maggior peso. Pupari famosi sono stati Gaetano Crimi e poi i fratelli Napoli i cui eredi hanno raccolto la tradizione di famiglia a Catania, mentre ad Acireale si ricorda don Emanuele Macrì, la cui eredità è stata raccolta da Turi Grasso, che innamorato dei suoi pupi, ha aperto un teatro suo a Capo Mulini, con annesso un museo storico dei pupi, dove ancora si esibiscono brillantemente i suoi eroi. L’Opera dei Pupi Siciliani il 18 maggio 2001 è stata riconosciuta dall’UNESCO” patrimonio orale e immateriale dell’umanità”..

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Io mi diletto: la mia poesia


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 Voli

 In un raggio di sole

seguo

silenzioso peregrinare

di scomposto volo,

disegnare nell’aria

evanescenti linee

che l’occhio non trattiene.

Avida farfalla confusa,

attratta da colorati sapori,

gode dolcissimi attimi,

come il cuore,

ubriaco d’amore,

coglie avido.

emozioni,

che sfumano 

nell’incalzante battito

del suo cadenzato andare.

 

Maria Cavallaro

 

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate

 

Io mi diletto: la mia poesia


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Proiezioni

 

Mi specchio nella vita

e da frantumi di sogni

ascendono vagiti di speranza

alle rime del cuore.

Paziente

distraggo i sensi

verso futuri attimi da cogliere,

mentre ansiosa rivivo

dolcezze infinite

che al presente mi conducono.

In un circolare rincorrersi

di attese ancora sfocate,

accarezzo

nella luce dei giorni

le ombre dei desideri.

 

Maria Cavallaro

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate