Archivio | gennaio 2011

Il pistacchio, l’oro verde di Bronte


 

 

 

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Alle falde dell’Etna sorge la città di Bronte famosa per le sue coltivazioni di pistacchio, un frutto che si presenta in diverse varietà diffuse nel mondo, ma che in Sicilia raggiunge il massimo della qualità, sia per il sapore, che per il colore verde brillante, essenziale per l’uso che se ne fa in pasticceria.

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Le piante di pistacchio dall’ampio e profondo apparato radicale, hanno un’altezza media intorno ai quattro cinque metri e crescono sui pendii lavici dell’Etna.Le coltivazioni di pistacchio danno un raccolto biennale che si raccoglie con notevole difficoltà e dispendio, ma i produttori sono orgogliosi di offrire un pistacchio che ha caratteristiche particolari e molteplici impieghi. Io ne faccio largo uso in cucina specialmente in pasticceria.

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lo adopero per guarnire torte e per fare un ottimo gelato casalingo dallo splendido colore verde, che ottengo aggiungendo alla base già mantecata, del pistacchio di Bronte spellato e passato al setaccio.Lo adopero anche per farcire arrosti e involtini di carne e per fare una saporita pasta asciutta.

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La città di Bronte per far conoscere il suo prodotto organizza alla fine di settembre una sagra del pistacchio, io ci sono stata diverse volte e devo dire che è un evento ben organizzato, con numerosi stand dove si possono degustare i vari prodotti al pistacchio, quali gelati, salse e liquori, in un percorso piacevole, allietato dalla banda, da sfilate di carretti siciliani e macchine d’epoca, da mostre d’arte e sbandieratori. Alla fine del percorso una torta al pistacchio lunga ben ventisette metri aspetta di essere mangiata in compagnia dai numerosi visitatori.Quest’anno ci sono stati picchi di 50.000 presenze giornaliere, con grande afflusso di scolaresche arrivate da tutta la Sicilia.

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Storia di un brigante tra realtà e fantasia.


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" Palermo, 29 gen. – Quel cadavere e’ di Salvatore Giuliano. Gli accertamenti medico-legali e il test del Dna hanno confermato che i resti sepolti nel cimitero di Montelepre sono del bandito.
I magistrati di Palermo avevano riaperto le indagini dopo 51 anni in seguito all’esposto dello storico Giuseppe Casarrubea, il quale aveva ipotizzato che Giuliano avesse fatto uccidere una persona per farla seppellire al posto suo e potere cosi’ godersi una indisturbata latitanza. Il profilo genetico estratto da quanto restava della salma, coincide, infatti, con quello del nipote Giuseppe Sciortino Giuliano, figlio della sorella del bandito; anche l’esame obiettivo delle ossa, il femore in particolare, evidenzia una corrispondenza con l’altezza del criminale: in base alla carta d’identita’ e alla scheda del servizio militare era alto 162-166 centimetri.”

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Chi era Salvatore Giuliano? era un giovane contadino nativo di Montelepre vicino Palermo , che amava studiare ed era di buoni sentimenti, ma un giorno del lontano 1943 fermato ad un posto di blocco mentre trasportava due sacchi di frumento (80 kg) caricati su un cavallo, gli vennero sequestrati cavallo e frumento . Approfittando di un attimo di distrazione dei carabinieri, tentò di fuggire, ma i militari gli spararono sei colpi di moschetto. Due proiettili lo colpirono al fianco destro. Un militare gli si avvicinò per dargli il colpo di grazia. Salvatore  reagì uccidendo il giovane carabiniere con un colpo di pistola e si diede alla macchia. Da quel momento cambiò la sua vita rendendosi latitante e presto costituì una banda intorno alle montagne di Montelepre. Le sue gesta divennero tema di cantastorie e poeti, circondati come furono da un fitto alone di mistero. Giuliano compì anche azioni di natura politica, ma presto le sue gesta furono viste dall’opinione pubblica come atti di brigantaggio e divenne un personaggio scomodo anche per coloro che lo avevano utilizzato e protetto. Fu ucciso in uno scontro a fuoco con i carabinieri, ma anche la sua morte è stata sempre discussa. Oggi però i moderni mezzi della scienza hanno posto fine alle dicerie che lo volevano vivo e vegeto, mentre nella sua tomba riposavano le ossa di un altro uomo ucciso e seppellito al suo posto.

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Colpo di scena: ancora una volta la storia del bandito Giuliano si riveste di mistero:

PALERMO – ”Smentisco che dagli accertamenti finora eseguiti sia emersa la compatibilita’ tra il dna estratto dal cadavere riesumato a ottobre a Montelepre, ritenuto del bandito Giuliano, e quello dei congiunti finora usato per la comparazione”:  lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, smentendo la notizia apparsa su alcuni quotidiani secondo la quale sarebbe stato accertato che il dna estratto dal cadavere per anni ritenuto del bandito di Montelepre sarebbe identico a quello dei familiari di Giuliano ancora in vita.Segue….http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2011/01/29/visualizza_new.html_1614474799.html

Forse sarebbe meglio lasciare in pace i morti, qualunque sia stato il loro operato, adesso non possono più nuocere! Il mistero si infittisce………

 

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Io mi diletto: la mia poesia


 

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 Ritorno

Dolci

guardo cascate d’acqua

accarezzar d’eterno

le tornite forme,

quasi

bacio d’amante voglioso

nella notte,

 

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mentre odo

zigana musica perdersi,

stretta nelle eterne vie

e di  note suadenti

accarezzare il cuore.

Compie

rapido gesto

che al ritorno prelude,

stanca  mano,

e ad asciugar

fugace lacrima

indugia.

 

 Maria Cavallaro 

 

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accendiamo una candela per non dimenticare.


 

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Oggi è il giorno della memoria, accendiamo la nostra candela per non dimenticare che uomini hanno sacrificato inutilmente la vita di altri uomini in nome dell’orgoglio. A volte mi soffermo a pensare le efferatezze che può compiere il potere concentrato in due sole mani, due mani che si lavano nel sangue innocente e un gelo mi attanaglia il cuore. Quel che è stato un delirio di onnipotenza non deve più ripetersi, i nostri figli devono perpetuarne il ricordo, nel nome della libertà e del rispetto umano. Non devono esserci più leggi razziali nè deportazioni, le minoranze hanno diritto ad essere accolte e accettate, le differenze di razza e di religione non debbono essere motivo di discriminazione , proprio dalla capacità di integrazione si rivela la civiltà di un popolo. Non facciamo mai più passi indietro, sei milioni di uomini sacrificati per nulla sono una macchia indelebile per un popolo civile. Il 17 marzo prossimo celebreremo i 150 anni della proclamazione dell’unità d’Italia e i principi di libertà e tolleranza che portarono all’Italia unita, contrastano vivamente con le ideologie totalitarie che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante la seconda guerra mondiale. Questi valori costituiscono solide basi per la nuova società multietnica che si sta formando e in questa occasione è doveroso ricordare, come ha detto la storica dell’Università La Sapienza di Roma, Anna Foa, che “Esiste un’intima assonanza culturale ed ideale fra Ebrei ed unità d’Italia” dal momento che gli Ebrei hanno preso parte alla vita e alla storia del Paese, con un ruolo rilevante nelle sue evoluzioni politiche, sociali, culturali.

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Io mi diletto: la mia poesia


 

 

 

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Colori

 

Immersa

nella luce del mattino,

colgo colori nuovi

d’un sogno

che nei pensieri dipingo.

E nel fresco dell’aria

magia di profumi

m’inebria,

come incurante farfalla

d’euforia presa,

allontanarsi nel sole incerta,

al minuscolo andare

di vellutato battito.

 

Maria Cavallaro

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate

Cervelli italiani: ancora un successo, scoperto un gene chiave per sconfiggere i linfomi!


 

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“ Uno studio italiano appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Cancer Research, organo ufficiale dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro, dimostra che per i linfomi e’ possibile ottenere, nel topo, una cura disattivando un gene chiamato ERAP1. La manipolazione di questo gene consente di attivare un potente (e finora inesplorato) meccanismo di rigetto da parte del sistema immunitario; questa scoperta potrebbe aprire nuovi importanti scenari terapeutici anche nell’uomo. “

Leggere simili notizie mi riempie di orgoglio, i nostri studiosi si distinguono nel mondo della ricerca per darci nuove speranze di vita, sono due equipe di ricercatori del Dipartimento di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma ad aver fatto questa nuova scoperta, che applicata all’uomo aprirà sicuramente nuovi orizzonti alla cura dei linfomi e non solo, infatti, anche altri tumori, sia pediatrici sia dell’adulto, potrebbero diventare ottimi bersagli per il sistema immunitario, aumentandone la curabilita’.

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"Per la prima volta – spiegano i ricercatori – siamo riusciti ad ottenere un’efficace interazione fra i due tipi di cellule del sistema immune deputate all’attivita’ antitumorale (i linfociti T citotossici e le cellule Natural Killer) e questo e’ stato possibile inibendo le cellule tumorali dell’espressione di un gene chiamato ERAP1".
Fisiologicamente, il compito dei linfociti T e delle cellule Natural Killer e’ di eliminare le cellule alterate del nostro organismo, ma molti tumori riescono, purtroppo, a ingannare sia gli uni che le altre, evadendo cosi’ la sorveglianza immune.
"Invece – continuano i ricercatori – inattivando ERAP1, siamo riusciti per la prima volta a innescare una cascata di eventi virtuosi che permette ad entrambe queste cellule con funzione immunitarie (linfociti T e cellule Natural Killer) di aggredire e combattere il tumore su piu’ fronti".

Siamo proprio bravi, non c’è che dire, ma la ricerca ha bisogno di sostegni cospicui per andare avanti, lo Stato non deve tirarsi in dietro e bisogna evitare gli sprechi di risorse in progetti pubblici, che restano poi inutilizzati e in preda all’incuria, senza nessun ritorno a livello di utilità.

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Non lasciamo fuggire all’estero le nostre risorse! Spendiamo di più per la ricerca e prima o poi ne vedremo i frutti!!

scienziato

Io mi diletto: la mia poesia


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Echi

 

Muta

tendi la mano

a carezzar

tintinnio di campanelli,

che svanire

nell’aria odi,

come echi di infinito,

sciolti

nel nulla dei pensieri.

E già

a nuovi attimi,

malinconia di sguardi

si sovrappone,

a sfumare

nel blu della notte,

che trapunta di  luci

appare.

 

Maria Cavallaro

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate