Archivio | marzo 2011

Io mi diletto: La mia poesia


 

 

velieri

Nella luce

 

Velieri di carta

i miei pensieri

si allontanano su cuscini di nuvole

e calmo nella luce

l’orizzonte mi appare.

Sinfonie di immagini

s’intrecciano

nello schermo del cielo

e il sole opaco

incerti dardi

sparge intorno dorati,

a seminar

prati molli d’erbe nuove.

Ebri di profumi

sul verde corriamo scalzi

a inseguire

sogni di luce

da abbracciare voluttuosi

nel grembo del nostro respiro.

 

Maria Cavallaro

 

 

  

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate.
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Quando le cicale cantavano ancora.


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A volte nei pomeriggi d’estate  mi piace starmene in dormiveglia all’ombra, sul mio dondolo di vimini senza pensare a nulla, nel silenzio rotto ogni tanto da qualche motociclista rumoroso o da qualche moscone assetato  che viene a ronzare attorno ai chiusini asciutti. Me ne sto così immobile cercando sollievo alla calura , sorseggiando un succo di frutta gelato ed è in questi momenti  che mi ritornano alla memoria frammenti di passato, quando ragazzina vivevo la mia spensieratezza in un quartiere a pianta quadrata, attraversato da strade dritte che scendevano fino al mare, distante appena un tiro di schioppo da casa mia. Le strade erano a fondo naturale e frotte di ragazzini dalle ginocchia sbucciate e gli alluci spesso malridotti, giocavano a palla nelle zone d’ombra. Io che ho sempre amato il mare , insieme alle mie amichette, pregavo mia mamma di accompagnarci a fare un bagno, allora non si andava al mare senza un grande che ti accompagnasse. La rivedo ancora la mia mamma ricciolina, giovane e bella, col suo ombrellino nero, che usava d’inverno per la pioggia e d’estate per ripararsi dal sole , circondata da noi ragazzine che saltellavamo sui sassi come caprette, con le teste coperte da cappelli di paglia di tutti i colori, cantando a squarciagola. Ancora non c’era stato il boom edilizio e le strade attraversavano una zona di sciara, ricoperta da una vegetazione varia e un bouquet di odori e colori straordinario colpiva le narici e l’occhio:

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ginestre, capperi, erbe di vario tipo e soprattutto fichidindia, i cui frutti polposi, patendo sotto il sole, emanavano un odore intenso, dolciastro, ma non sgradevole. Mosconi e vespe ronzavano attorno ai frutti maturi, ma quel che più mi ritorna alla mente era il frinire delle cicale, numerose, nascoste fra gli arbusti, tenevano un concerto che echeggiava nell’aria calda senza tregua.

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Io ragazzina non ne avevo mai vista una, mi sembrava che dovessero essere grandi almeno quanto una mano, dal baccano che facevano. Accadde un pomeriggio…… dal momento che una cicala da un paio di giorni  stabilitasi su un albero di ulivo davanti casa nostra, iniziando in sordina “ci, ci …ci….ci.cicicicicicicicicici” non smetteva più fino al tramonto, il mio papà, proprio nell’ora canonica della pennichella,  non riuscendo a prender sonno, schizzò dal letto arrabbiato e bello come un dio greco, si arrampicò scalzo sul tronco dell’ulivo e catturò la malcapitata cicala, che smise di cantare e fu lo spasso di noi bambini fino a sera. Adesso che le strade sono state asfaltate, sulla sciara non crescono più ginestre e fichidindia, ma palazzine e residenze estive, non ci sono più i bambini che giocano a palla e  le cicale…. le cicale non cantano più.

Io mi diletto: La mia poesia


    

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Riflessi

 

Spazi di infinito

percorro

e inseguo la mente

spiccare

audaci voli di fantasia.

Stupita guardo

specchi di luce

rimandar sfocate immagini

in lieve dissolversi

di sentimenti.

E ti vedrò  ancora

nel mio domani,

sarai cerulea  luce

di infinite attese,

lucente brillare di occhi

perso nell’argento della luna,

con me,

a sorprendere la notte.

 

Maria Cavallaro

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate.

Io mi diletto: La mia poesia


 

 

Giorni

 

Cristalli di neve

si sciolgono i giorni,

li sento scorrere

lievi sulla pelle,

qualora ansia mi prende

d’attese.

Spazi da colmare

viaggio nel silenzio

e mani cerco

da prendere,

ad aprir finestre d’amore

su nuove vite da colorare,

mentre spalmo sul cuore

pensieri di miele.

 

Maria Cavallaro

   

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate.

La riviera di Polifemo: Acitrezza


 

 

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Oggi voglio condurvi con me ad Acitrezza, che fu il paese in cui Giovanni Verga ambientò il famoso romanzo I Malavoglia (1881) e nel quale, nel 1948, venne girato il film La terra trema di Luchino Visconti e Antonio Pietrangeli, capolavoro del neorealismo realizzato con attori non professionisti abitanti del luogo. Sempre ad Aci Trezza venne realizzato parte del film finlandese Rosso.L’immagine che  si staglia nitida all’orizzonte della riviera catanese, offre all’occhio uno spettacolo singolare di grande bellezza, un paesaggio che mi torna sempre in mente, dal momento che ai tempi dell’università, tutte le mattine l’ autobus per Catania attraversava il paese ed io comodamente seduta, ammiravo dall’alto questa bellissima diapositiva di natura,

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in un momento in cui il sole  appena uscito dall’acqua, dipingeva l’orizzonte di  straordinari colori   dalle  incredibili sfumature. Tre spuntoni di roccia basaltica emergono da un  mare di cristallo, uno dopo l’altro accanto a un’isoletta, l’isola Lachea , appena più grande,  dove sorge una sola casetta rosa che attualmente ospita la sede di una stazione di studi di biologia dell’Università degli Studi di Catania.

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I tre faraglioni attorniati da altri spuntoni più piccoli, fanno da sfondo a un porticciolo gremito di barche e brulicante di vita. Secondo la leggenda, i pittoreschi scogli furono lanciati da Polifemo ad Ulisse durante la sua fuga dopo l’accecamento. La cittadina  è un centro turistico rinomato sulla riviera, ospita diversi alberghi di lusso ed è servita da ristoranti e pizzerie dove si gusta il pesce fresco locale. Ogni mattina vi ha luogo un mercato ittico molto frequentato, dove si riforniscono i commercianti  locali e dove si può acquistare del pesce freschissimo .

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Bandiere di tristezza


 

Tristi sventolano ai balconi

brandelli di bandiere arcobaleno,

tristi come la pace

che non c’è,

strappati, sporchi,

vilipesi dal vento,

sbiaditi dal sole.

Hanno perso i colori,

ma resistono esausti,

come la speranza sbiadita

d’un futuro senza guerra,

come la speranza

vilipesa, dilaniata,

squarciata da bombe umane,

che uccidono

guerrieri di pace.

 

Maria Cavallaro

12/6/2004

 

Oggi mi è tornata in mente questa vecchia poesia, scritta in occasione di un altro conflitto, di cui ancora si pagano le conseguenze. La  speranza di un mondo senza guerra  langue tristemente, come le bandiere che esponiamo fiduciosi all’inizio di ogni nuovo conflitto e che poi restano lì, muti testimoni  sbiaditi, come l’eco degli eventi che si affievolisce, ma non si spegne. La storia si ripete periodicamente, sembra un copione, un dejà vu: un tiranno che vede venir meno il suo potere, preso dal delirio di onnipotenza, si rivolta contro il suo stesso popolo, provocando l’intervento delle forze di coalizione che sganciano le bombe intelligenti, ma uccidono ugualmente tanti civili innocenti. In Sicilia si vive in un clima teso, la guerra è vicina, noi siamo troppo vicini al Raiss!!!!

Io mi diletto: la mia poesia


 

 

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Momento

 

Coccole sussurrate

m’accarezzano il cuore,

mentre scrutiamo insieme

chiari di luna

piovere su di noi

nel silenzio ovattato

della sera.

Di baci

appena sfiorati

mi fai dono

e m’inebrio di te,

come fragile farfalla

al profumo d’un fiore

golosa fugge

  a visitar nuove corolle.

 

Maria Cavallaro

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Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… ” L’autore scrivente: Maria Cavallaro intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o stralci di esse, pubblicate.