Quando le cicale cantavano ancora.


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A volte nei pomeriggi d’estate  mi piace starmene in dormiveglia all’ombra, sul mio dondolo di vimini senza pensare a nulla, nel silenzio rotto ogni tanto da qualche motociclista rumoroso o da qualche moscone assetato  che viene a ronzare attorno ai chiusini asciutti. Me ne sto così immobile cercando sollievo alla calura , sorseggiando un succo di frutta gelato ed è in questi momenti  che mi ritornano alla memoria frammenti di passato, quando ragazzina vivevo la mia spensieratezza in un quartiere a pianta quadrata, attraversato da strade dritte che scendevano fino al mare, distante appena un tiro di schioppo da casa mia. Le strade erano a fondo naturale e frotte di ragazzini dalle ginocchia sbucciate e gli alluci spesso malridotti, giocavano a palla nelle zone d’ombra. Io che ho sempre amato il mare , insieme alle mie amichette, pregavo mia mamma di accompagnarci a fare un bagno, allora non si andava al mare senza un grande che ti accompagnasse. La rivedo ancora la mia mamma ricciolina, giovane e bella, col suo ombrellino nero, che usava d’inverno per la pioggia e d’estate per ripararsi dal sole , circondata da noi ragazzine che saltellavamo sui sassi come caprette, con le teste coperte da cappelli di paglia di tutti i colori, cantando a squarciagola. Ancora non c’era stato il boom edilizio e le strade attraversavano una zona di sciara, ricoperta da una vegetazione varia e un bouquet di odori e colori straordinario colpiva le narici e l’occhio:

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ginestre, capperi, erbe di vario tipo e soprattutto fichidindia, i cui frutti polposi, patendo sotto il sole, emanavano un odore intenso, dolciastro, ma non sgradevole. Mosconi e vespe ronzavano attorno ai frutti maturi, ma quel che più mi ritorna alla mente era il frinire delle cicale, numerose, nascoste fra gli arbusti, tenevano un concerto che echeggiava nell’aria calda senza tregua.

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Io ragazzina non ne avevo mai vista una, mi sembrava che dovessero essere grandi almeno quanto una mano, dal baccano che facevano. Accadde un pomeriggio…… dal momento che una cicala da un paio di giorni  stabilitasi su un albero di ulivo davanti casa nostra, iniziando in sordina “ci, ci …ci….ci.cicicicicicicicicici” non smetteva più fino al tramonto, il mio papà, proprio nell’ora canonica della pennichella,  non riuscendo a prender sonno, schizzò dal letto arrabbiato e bello come un dio greco, si arrampicò scalzo sul tronco dell’ulivo e catturò la malcapitata cicala, che smise di cantare e fu lo spasso di noi bambini fino a sera. Adesso che le strade sono state asfaltate, sulla sciara non crescono più ginestre e fichidindia, ma palazzine e residenze estive, non ci sono più i bambini che giocano a palla e  le cicale…. le cicale non cantano più.

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12 thoughts on “Quando le cicale cantavano ancora.

  1. Quanti ricordi. Sai noi vivevamo in città ma avevamo un giardino che era un piccolo paradiso c’era di tutto e ricordo bene il canto delle cicale e la sera i
    grilli. E poi la spiaggia era lontana si andava col camion militare e mia mamma col suo prendisole con tanti cappellini stampati e la nonna con il
    suo ombrellino. Oggi dove le senti le cicale? Quante cose abbiamo perso cara
    Maria, però il ricordo quello non lo perderemo mai. Buona notte Maria un bacio nonna Tina

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  2. Bellissimi ricordi, purtroppo il progresso ha cambiato tante cose…..e non sempre positive. Ti auguro una buona serata, un abbraccio!
    P.S. immagini davvero stupende!

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  3. I ricordi della nostra infanzia ci riportano alla mente un mondo genuino che ormai è diventato sempre più una rarità. P
    urtroppo la frenesia della modernità, ha cancellato quelle che oggi rappresenterebbero delle vere e proprie oasi dell’animo.
    Solo chi le ha vissuto ne comprende in pieno il valore.
    Ti auguro una serena notte, con amicizia, Vito

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  4. Che bella passeggiata nel passato cara Maria…al dilà delle tue straordinarie capacità descrittive è sempre bello (almeno x me che non sono più una giovincella)rivivere certi ricordi che fanno riaffiorare suoni,profumi e sensazioni che x sempre rimarranno dentro di noi!
    Ti abbraccio.

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  5. Meno male che ci sono ancora i nostri ricordi, che a dispetto del tempo restano vivi più che mai quando si tratta di cose belle. Ho anch’io qualche “flash”di quando ero bambina su come si presentava la nostra Sicilia prima che questa esasperata corsa al “progresso”la spersonalizzasse…di uno splendore indescrivibile, un fiore bello e raro, che d’estate esplodeva in un tripudio di profumi e colori. Sempre bello leggerti cara Maria, ti lascio un sorriso e un abbraccio…buona giornata!

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  6. Che meraviglia questo post,mi hai fatto ricordare la mia infanzia…miei genitori avevano un orto con la casetta e tutti alberi e le piante di frutta…adoravo passare del tempo lì,all’aria aperta in contatto con la natura e ascoltare silenzio e ronzio dei insetti…mio padre alevava anche le api da miele e mi piaceva osservarle come lavorano,veniva fuori miele di fiori buonissimo…davvero bei tempi che mi rimangono nel cuore per sempre…e le cicale speriamo che tornano a cantare…Buon pomeriggio cara Maria:)))

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