Archivio | ottobre 2011

Stasera Halloween…ma non dimentichiamo Ognissanti e i Morti.


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La celebrazione di Halloween  ha origini pagane  antichissime e pone le sue radici nella civilta’ Celtica. Infatti gli antichi Celti che abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia festeggiavano l’inizio del Nuovo Anno il 1°Novembre: giorno in cui si celebrava la fine della "stagione calda" e l’inizio della "stagione delle tenebre e del freddo". L’usanza moderna di travestirsi nel giorno di Halloween, nasce dalla tradizione che i Celti avevano, dopo il rito dei sacrifici nella notte del 31 Ottobre, di festaggiare per 3 giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate dentro le quali erano poste le braci del Fuoco Sacro. Tuttavia la moda di festeggiare Halloween con travestimenti scherzi e dolcetti ci è giunta dall’America e si è trasformata come al solito in un business per i gestori dei locali che organizzano feste dell’horror e i venditori di dolci e zucche gialle. Le zucche intagliate infatti, hanno sostituito  in America le celtiche cipolle e l’usanza è giunta fino a noi che siamo amanti delle cose americane e l’abbiamo subito fatta nostra. L’introduzione di questa festa  laica ha oscurato da noi i contemporanei festeggiamenti religiosi di Ognissanti e dei Morti, che sono ricorrenze di origine cattolica e che in altri tempi erano molto sentite , anche se l’usanza di regalare dolci il giorno dei morti era già presente, specialmente in Sicilia.

Le tradizioni di Sicilia: “I morti

Siamo nel mese di novembre e ricorre in questo periodo la festività dei defunti, “i morti”, come si dice in Sicilia. Facendo una passeggiata in città, l’occhio mi cade su una vetrina di pasticceria dove fanno bella mostra di sè i dolci caratteristici di

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La pasta martorana

questo periodo: pasta martorana, nzuddi, nucatoli, rame e il pensiero mi torna indietro ai tempi della mia infanzia, quando la mattina del 2 novembre tutti i bambini attendevamo con ansia i piccoli doni che, secondo la tradizione, le anime dei defunti portavano in questa giornata loro dedicata. E’ questa una tradizione antichissima, la sera di Ognissanti un’aria di mistero e di attesa aleggiava in casa, alimentata da genitori, nonni e fratelli maggiori , che si prestavano al gioco per incutere un pò di paura ai bimbi più piccoli e farli andare a letto. Ma prima di andare a dormire si preparava in salotto un tavolo dove ogni bimbo stendeva una tovaglia bianca , si “apparava” ai morti e si andava a dormire un po’ impauriti, ma con la speranza nel cuore di trovare l’indomani tanti dolcetti, frutta secca e qualche giocattolino. La mamma poi, quando tutti dormivano, provvedeva a mettere sulla tovaglia i doni, che con grande gioia i bimbi avrebbero trovato al mattino. Che buona la mostarda, la cotognata, le ossa di morto!

clip_image003Le ossa di morto o rame

Le sgranocchiavamo in compagnia e ne avanzavano per diversi giorni. I ragazzini più grandi chiedevano ai morti una pistola da sceriffo e poi si organizzavano in bande per giocare appena svegli e risento ancora nella memoria il suono dei colpi a salve sparati nell’aria del mattino e le loro grida di gioia: era veramente una festa il mattino dei morti. Le femminucce portavamo a spasso la bambola nuova, perché ai morti chiedevamo “a pupa”, per giocare alla mamma. Poi si faceva il giro dei parenti e ognuno faceva trovare qualcosa a tutti, magari una sciarpa, dei guanti, un maglioncino o le scarpe nuove. Questi erano altri tempi, quando si era felici con poco, ma in seguito la festa dei morti è divenuta un fatto commerciale e i bimbi hanno cominciato a chiedere regali costosi , bambole parlanti, biciclette di marca e a soddisfare le nuove richieste hanno pensato le fiere paesane dove le mamme e le nonne si recano per acquistare i giocattoli più belli e desiderati. Grande richiamo di visitatori fanno queste fiere, che sono tuttora un momento di incontro in tutte le città siciliane , dove si va per fare una passeggiata e dove si può acquistare di tutto. La festa dei morti come momento ludico per i bambini e di aggregazione per le famiglie, oggi è stata quasi soppiantata da Halloween e da Babbo Natale, che insieme alla Befana elargiscono regali splendidi, alimentando il mercato del superfluo. I bambini di oggi non sanno neppure di questa bella e antica tradizione e “I morti” non portano più regali e dolcetti. Le mamme moderne non alimentano più quel clima magico di attesa che, anche se impauriva un po’, dava poi tanta gioia. Credere ai morti significava essere ancora bambini ingenui, i grandicelli più smaliziati, che avevano capito il gioco, mantenevano il segreto per continuare ad avere i regali, ma sotto sotto si confidavano fra loro la scoperta e ridendo sotto i baffi si sentivano ormai cresciuti.

Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Perle di desideri

 

Pendono
dal soffitto del cuore,
trame d’amore
che sfidano il vento
del tempo vorace.
Volti,
tante volte sfiorati
da vellutate dita,
segnati si levano
come d’autunno,
a guardare stormi
di alati desideri,
migrare nel calore
di giorni vissuti.
E risa argentine
riecheggiano
nel cavo della memoria,
come fili di perle
spezzati
nel silenzio
d’una stanza vuota.

 

Maria Cavallaro

 

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Una ventata d’allegria.


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Carissimi, da un pò di tempo sto annoiandovi con le mie poesie, ne ho ancora tante da farvi leggere e sono grata a quanti di voi mi seguono con tanto affetto, ma oggi per alleggerire  l’atmosfera del mio blog, che non era nato come blog di poesia, bensì di argomenti vari, voglio proporvi qualche vignetta che ho trovato nella mia raccolta. Ridere un pò fa bene, distende i muscoli del viso e ci rende più belli, specialmente in questi tempi di crisi, agitati da mille difficoltà, che spesso rendono i nostri volti aggrottati e bui. Le poesie danno emozioni che inteneriscono l’animo, le barzellette scacciano i pensieri e rallegrano la mente.

 

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Avete sorriso  con me, vi lascio con l’augurio di una buona domenica e un abbraccio affettuoso, sempre vostra

                                     

 

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Antitesi

 

Vivo l’angoscia

del divenire

accoccolata nei miei silenzi

e cerco spazi di fantasia

dove scalpita

l’altra parte di me.

La sento

gridare urgenze

che mai le danno respiro,

graffiata, spettinata

dagli eventi.

Prigioniera

di malinconiche ragnatele,

attende lembi d’azzurro

che si attardano

su percorsi tortuosi……

Pietosa

ho ravviato i suoi capelli,

lavato le sue ferite

e a cavallo del passato,

andremo incontro al futuro,

strette nella stessa lacrima.

 

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: la mia poesia


 

 

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Il profumo dell’Eden

 

Ho visitato

il giardino dell’Eden

dove sboccia immortale

un fiore,

chiamato desiderio

e ne ho raccolto uno,

per donarlo a te

stasera.

Vestito di luce

profuma di noi,

colora le tue carezze

e beve i miei sorrisi.

Danzano nella notte

gli animi inebriati

e le tue mani

spengono le ansie

nel dolce abbandono

dei sensi.

Scendono su di noi

ambrati veli di silenzi

spiati dalla luna,

che diafana si specchia

negli effimeri

petali di cristallo.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Giardini di maggio

 

Timidi i pensieri

s’affacciano

alla soglia della mente,

intrecciando

nodi d’amore

che affidano

al vento dei ricordi.

Ti vedo,

luminosa icona

dei verdi anni,

tentare il mio cuore,

ignara di averlo già.

E fu d’estate

che la musica dei sogni

mise ali per noi,

complice dei sentimenti,

che s’affrettavano

a sbocciare,

come rose delicate

nei giardini di maggio.

Maria Cavallaro

fuego19[3]

 

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Un bonsai particolare.


 

 

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Sono stata a casa di mia mamma, non ci vado spesso, lei non c’è più e quando entro in quelle stanze sento maggiormente la sua mancanza, invece quando sono a casa mia è come se lei fosse lì, la penso intenta alle sue cose, come se non se ne fosse mai andata. Tutto è rimasto immobile nel tempo, ogni cosa al suo posto, ma un angosciante silenzio mi spinge a uscire fuori, ho bisogno di aria, di luce, non ho voglia di aprire le finestre ed esco nel cortile, dove ci sono ancora le sue piantine grasse, che hanno trascorso la siccità estiva e cominciano a riprendersi dopo la prima pioggia. Le guardo malinconica, poi ne vedo una molto particolare , che avevo piantata io e che mia mamma curava con amore. Ritorno indietro al tempo della mia infanzia, quando  giocavo a casa di mia nonna sotto un albero di oleandro che cresceva al limitare d’un muretto di pietre a crudo, come usava una volta.

DSCN1606 Fra queste pietre un giorno ne trovai una particolare, una grossa pomice ovale di una regolarità straordinaria, la raccolsi come un cimelio da mostrare a tutti e un giorno pensai di scavarla un pochino per metterci della terra e una piantina grassa. Mi procurai un grosso chiodo e battendo con un altro sasso cominciai a scavare con grande attenzione per non romperla. Per fortuna riuscii a fare un foro sufficiente ad accogliere il rametto di una piantina che cresceva nel cortile e cominciai a guardarla con grande amore. Le piante grasse attecchiscono con facilità specialmente in ambiente secco , così presto nella mia pomice cominciò a crescere questa piantina che, non avendo tanta terra, non si sviluppava molto.Da allora sono passati più di cinquanta anni, la mia piantina  non potendo espandere le sue radici è diventata un bonsai, col suo piccolo tronco nodoso e le  piccole foglie carnose. Mi fece tenerezza con le sue foglioline rinsecchite per la siccità, la portai a casa e la immersi subito in una vasca d’acqua, nel giro di un paio di giorni si è ripresa e adesso fa bella mostra di sè nel mio cortile.