Archivio | febbraio 2012

La casa dei miei


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Quando torno a casa dei miei genitori, vederla così chiusa, vuota e senza vita mi mette una grande tristezza. Mi aggiro tra le loro piccole cose, tocco gli oggetti, odoro gli abiti cerco in ogni modo di evocare la loro presenza per sentirli ancora vicini. Quella casa adesso è mia, ma questa idea non mi piace, ho timore a portare via qualcosa, perchè mi sembra di toglierla a loro, non riesco a buttare le cose inutili, perchè a loro servivano. Poi guardo qua e là e mi accorgo che tutto si deteriora nell’incuria dell’assenza, crescono le erbette in ogni fessura, il giardinetto  prospera di erbe selvatiche, il pergolato incolto tende i suoi tralci spogli come serpenti immobili al sole. Che malinconia! Mi ritornano in mente i giorni della fanciullezza, quando felice e serena crescevo in questa casa, circondata da tanta tenerezza, ripenso alle gioie e alle speranze che coltivavo e mi viene incontro la mia mamma piccola e laboriosa, severa, ma amorosa e il mio papà, che ha speso i suoi migliori anni in un lavoro faticoso, senza mai una sosta, una vacanza, uno svago. Non c’erano altri figli, ma la mia vita scorreva allegra, mi circondavo di compagnette con cui condividevo i giochi e poi la mia mamma era una complice meravigliosa e condivideva la mia spensieratezza. Adesso che loro non ci sono più, un sipario è calato sulla mia vita e su questa casa, che è la scena di momenti vissuti con grande intensità. Guardo le pareti un poco scorticate, le porte che per lo scarso uso stentano ad aprirsi, qualche ragnatela qua e là e penso che forse dovrei andarci più spesso, per non farla deteriorare nell’abbandono, dovrei farla sistemare, per non farla morire insieme ai miei cari. Mi sono ritrovata ad un tratto con questa creatura, che ha bisogno di cure, di presenze, di aria, ma io non ho voglia di toccare nulla, mi sgomenta l’idea di cambiare qualcosa e mi suona strano quando qualcuno dice che quella è la mia casa, io dico sempre “ la casa dei miei”.

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Io mi diletto: La mia poesia


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Pentagramma d’amore

Luci nella penombra
i nostri occhi
accendono sentieri
senza tempo,
fiumi in piena
che sgorgano
dal calore delle tue mani.
Audace incanto
in questa notte,
la tua melodia
e un canto
ci giunge
come di note,
scritte
su un pentagramma
d ‘amore.
Perso
nella quiete del respiro
si spegne
quel gioco lieve di carezze,
disegnato sulla pelle
dal chiarore della luna.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


Dove la luce pulsa

Come un gabbiano ferito,

mi arrampico

sulla scogliera del cuore,

per guardare dall’alto

i miei pensieri in fuga.

Che freddo dentro di me!

Mi trascino

lungo sentieri di sole,

per riscaldare

l’anima che si rannicchia

dove la luce pulsa

e un ventaglio di raggi

la veste d’oro.

Scorgo da lassù

la monotonia dei giorni,

che srotola la vita

e confusa raccolgo

allegorie di sogni,

tutti da vivere

domani,

se avrò ragione

del tempo. 

Maria Cavallaro

Carnevale sulle spalle di papà.


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Aria di carnevale veste la città nonostante la crisi, coriandoli, bancarelle, odore di frittelle, di torrone e zucchero filato che investe le narici, stimolando il desiderio di addentare una barretta croccante e dolcissima con  le mani che diventano appiccicose, ma non importa. Io quest’anno non ho voglia di carnevale, ma ricordo con piacere quando piccina il mio papà mi portava a cavalluccio per farmi vedere i carri e le maschere. Andavamo in città per vedere la sfilata con un autobus sbuffante e stracolmo di gente, allora non c’erano molte macchine private e i miei genitori giovanissimi che avevano tanto entusiasmo, salivano su quest’autobus allegro e godereccio per portarmi alla festa. Io non capivo molto, ma il tutto mi creava una certa impressione che ricordo tutt’ora, come di un mondo fatato che mi faceva quasi paura. Le spalle di papà erano un ottimo punto di osservazione, lui abituato a sollevare pesi ben più pesanti, mi sosteneva come un fuscello e mi incitava a fare scherzi, a rubare i cappelli, a solleticare le orecchie delle persone.Io con l’immancabile palloncino legato al braccio, mi davo da fare e mi piaceva vedere l’allegria del mio papà e le facce un pò sorprese dei malcapitati, che subito si illuminavano di un gran sorriso quando vedevano la mia faccia birichina mentre sventolavo il cappello come un trofeo. Erano tempi che ci si divertiva con poco, i carri   più rozzi e semplici di adesso, si ispiravano alla satira cittadina che faceva molto ridere e il percorso allegorico grottesco si limitava al centro storico, creando un’atmosfera più raccolta e godereccia. Io alla fine stanca mi addormentavo e i miei si avviavano all’autobus per ritornare a casa, portandomi a turno fra le braccia. In questi giorni che il mio papà mi ha lasciato, il calore di questi ricordi me lo fa sentire vicino e penso di essere stata fortunata ad avere dei genitori che tanto mi hanno donato, anche nelle piccole cose, importanti per il mondo di un bambino.

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Io mi diletto: La mia poesia


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Sassi

Gioco
di ali spezzate
di sentimenti legati
ai fili dell’anima.
Corse su spiagge assolate,
lacrime di sale,
bevute
nei crepuscoli
di giorni trascorsi
a fantasticare.
Quest’amore,
così dolce,
così travolgente,
ha accarezzato
come fiume in piena
i sassi della nostra vita.
E mentre guardo
fili d’argento
fra i tuoi capelli
e nei tuoi occhi
il sereno,
i frutti d’un sogno
depongo
nello scrigno del tempo.

Maria Cavallaro

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Se è amore…


 

 

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Se è amore quel che senti, non nasconderlo, lascialo volare, lascia che tutti lo sappiano. L’amore vero è un sentimento così raro che se lo provi te ne accorgerai.Non lasciare che gli altri te lo rubino, non lasciare che il tempo e l’abitudine lo deteriorino, conserva l’entusiasmo delle piccole cose, l’amore vero non ha bisogno di grandezze… è già qualcosa di grande. Non festeggiarlo solo oggi, l’amore vero non ha bisogno di rose e cioccolatini, gli basta una margherita raccolta in un prato, gli basta un raggio di sole tra i capelli, una fetta di pane e marmellata divisa in due, per sentire le farfalle volare. Auguri a voi che passate di qua, che possiate trovare un amore che vi cambi la vita e se lo avete già, che possiate trattenerlo per sempre nel vostro cuore. Buon San Valentino! Un abbraccio

                             

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

altalena 

Altalene

 

Immagino
effluvi di odori nuovi
aggirarsi
nel tempio della mente,
tra altalene di sogni
che sfuggono al freddo
di gelide malinconie.
Li sento risuonare
nel chiuso del cuore,
ancora sanguinante
di profondi graffi
e opaco lo sguardo
si posa
su gracili arbusti
di speranza,
mentre si allontana
il rumore
dei chiusi giorni,
in cui l’amore
lottava impari
con la vita
che dalle mani
sfuggiva
come neve al sole.

  Maria Cavallaro

 

Questa poesia è stata pubblicata dal sito “Scrivere” in “Rime scelte”

http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=248353&t=Altalene

 

 

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