Addio al “Califfo” e a “Jannacci”


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Ha scelto il giorno di Pasqua per andarsene il Califfo, appena un giorno dopo Jannacci, due personaggi, due poeti tanto diversi, ma che pure hanno cantato il volto di due grandi città, fatte di borgate che vivono una vita propria ai margini della loro grandezza, con personaggi che hanno colpito la sensibilità poetica di questi due grandi cantautori. Jannacci, un medico dalla voce quasi sgraziata cantava i personaggi della sua Milano. Le sue canzoni erano divertenti e originali, “Vengo anch’io” fu un tormentone che è diventato anche un modo di dire entrato nella fraseologia quaotidiana. Dipingevano personaggi disperati e sfortunati, gli ultimi, non i primi. Califano, romano doc, col suo atteggiamento da bullo e la vita burrascosa, ci ha cantato le periferie di Roma, con una voce graffiante e sensuale e ci ha lasciato canzoni di pregio  che hanno superato il loro tempo e sono diventate dei cult della canzone italiana.Nella sua lunghissima carriera è stato autore di canzoni indimenticabili come ‘’La musica è finita’’, ‘’Una ragione di più’’,”Minuetto” “E la chiamano estate”, ‘’La nevicata del ‘56’’.Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino. E tantissimi sono stati anche i successi come cantautore, da quella che è stata un po’ il suo manifesto, “Tutto il resto è noia” (‘’La canzone che mi rappresenta di più’’), a ‘La mia libertà’, ‘’Io nun piango’’. Sono andati via, ma restano con noi grazie alle loro canzoni indimenticabili.

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