Archivio | maggio 2013

Gli almanacchi profumati


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Profumavano di cipria quei libriccini che il mio papà portava nel taschino del vestito buono, non tanto per le belle donnine che vi erano raffigurate, quanto per la comodità del calendario che contenevano e per il buon profumo che mandavano. Erano formati da alcune paginette tenute insieme da un cordoncino di seta racchiuse in una custodia di carta trasparente. Erano il regalo di buon anno che il barbiere faceva ai clienti e costituivano una delle prime forme di pubblicità. Il mio papà ogni anno teneva nel taschino quello nuovo e conservava quelli vecchi in un cassetto, io li guardavo ogni tanto di nascosto, come se fossero qualcosa di proibito, respiravo il loro dolce profumo, poi li rimettevo dentro la loro custodia trasparente, erano così romantici, mi facevano sognare! Erano di diverso tipo, alcuni presentavano scene delle grandi opere liriche e teatrali, altri avevano immagini di fanciulle in costume da bagno e in pose ammiccanti. Adesso non si usano più, ma restano nel mio ricordo, perchè avevano il profumo della festa, infatti il vestito buono di papà conservava il loro profumo di cipria! Sul web non si trovano molti esemplari, ho scelto i più belli per voi!

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Eco di conchiglia

 

Aerei di carta
ignari sul filo del tempo,
demoliamo
la gioventù speranzosa
e d’un tratto
nemmeno ti accorgi
del cader delle foglie.
Il passo si trascina 
come eco di conchiglia
nel sorriso dei ricordi
e sbiadiscono
vestigia di bellezza,
affossate
nei solchi della fronte.
Dolce malinconia
ti porti appresso,
mulini a vento
e muri di sabbia,
granelli di pensieri masticati,
riflessi
in un fondo di bottiglia,
che indossa
i raggi luminosi del tramonto.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: La mia poesia


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Rosa antico

Mi muovo
a piedi nudi
e la polvere
d’un rosa antico
si posa trasparente
sulla mia pelle chiara.
Dorati
rivedo nel mattino
cesti di rose
sul sagrato
e nodi d’amore
nel vento
d’una foto sfocata.
Raggiungo
un mosaico di luce
nella memoria,
dove mi piace andare
con te
a sfogliare
tessere d’amore
dipinte nel tempo,
ad una ad una.

Maria Cavallaro

 

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Rose & lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori- di Lidia Zitara


a volte annusiamo un fiore senza sentire l’odore di sudore che lascia su di esso il lavoro di chi lo ha curato. Grazie per aver dato questa testimonianza!

CARTESENSIBILI

Giovanni Boldini- Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, 1901

Rose e Gerbere

È un argomento a cui il giardiniere presta poca attenzione: il fiore da taglio. Quello commerciale, beninteso, non le composizioni di fiori freschi raccolti dai nostri giardini, disposte con cura in vasi eleganti, posizionate in punti strategici per essere viste dagli amici appena si siedono sul divano, o in piccoli vasetti di cristallo, davanti alla foto dei nonni, sul cassettone nella stanza da letto.

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