Archivio | ottobre 2013

I dolci dei morti: nzuddi e rame di Napoli,


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Stasera ho preparato gIi ‘nZuddi, dolci tipici del catanese che si preparano nel periodo dei morti. Anticamente venivano preparati dalle Suore Vincenziane di Catania e infatti prendono il loro nome da Vincenzo ( ‘nZuddu è il diminuitivo di Vincenzo, nel dialetto siciliano). Qualcuno dice che erano i biscotti preferiti di Vincenzo Bellini, che la madre chiamava affettuosamente N’zuddu. Ma qualunque sia la loro origine, sono molto buoni e la mia cucina stasera profuma di garofano e cannella. Per prepararli occorrono:

*100 farina 00

*100 zucchero

*100 mandorle tritate e tostate

*1 cucchiaino di miele

*scorza di mandarino tritata

*6 chiodi di garofano pestati ( I chiodi di garofano possono essere aumentati o diminuiti a preferenza)

*mezzo cucchiaino di cannella

*5 gr di ammoniaca per dolci

*1 uovo intero

Ho impastato gli ingredienti ottenendo un impasto colloso, ma modellabile e poi ho formato dei mucchietti col cucchiaio e li ho appiattiti leggermente distanziandoli sulla leccarda, perchè si allargano in cottura. Ho guarnito i biscotti con una mandorla intera e li ho fatti cuocere 10/12 minuti in forno preriscaldato a 180°.  Li ho fatti raffreddare e li ho spolverizzati di zucchero a velo e cannella.

Insieme agli nzuddi ho preparato le rame di Napoli , che nonostante il loro nome, sono dolci catanesi cioccolattosi e squisiti. Il giorno d’Ognissanti a tavola non mancano mai insieme agli nzuddi, profumati e coi loro colori contrastanti. Entrambe le ricette le ho prese dalla rete, variandole leggermente secondo il mio gusto e devo dire che il risultato è stato soddisfacente a detta di mio marito, che si sottopone volentieri all’assaggio. Per prepararli occorrono:

500 gr di farina 00

200 gr di zucchero

100 gr di cacao amaro

100gr di burro

350 o 400 gr di latte

3 cucchiaini di cannella

8/10 chiodi di garofano pestati  finemente

( I chiodi di garofano possono essere aumentati o diminuiti a preferenza)

due cucchiai di miele

1 scorza d’arancia tritata

10 gr ammoniaca

per la copertura:

200gr cioccolato fondente  di buona qualità

Pistacchi tritati

Ho sciolto il burro e il miele in metà del latte, e l’ammoniaca nel restante latte

Ho mescolato tutti gli ingredienti in una terrina ottenendo un impasto morbido col quale, utilizzando una sac poche, ho formato i biscotti in una leccarda foderata di carta forno, ho infornato a 180° in forno preriscaldato e una volta freddi li ho intinti nel cioccolato fuso, decorandoli coi pistacchi. Li ho appoggiati sulla carta forno e per far solidificare il cioccolato più in fretta li ho messi un pò in frigo.

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L’Etna fumatrice viziosa


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Due foto appena scattate, la nostra Etna ha di nuovo voglia di fumare, stavolta fuma due sigari contemporaneamente. Ancora la sabbia della scorsa eruzione appesta il nostro ambiente, i sacchi pieni e ormai deteriorati lasciano fuoriuscire sulla strada il loro contenuto dai cittadini faticosamente raccolto, la gente ancora pulisce tetti e grondaie con notevole dispendio di denaro ed energie, rischiando a volte la vita per risparmiare pulendo con i propri mezzi. Siamo alle soglie di una nuova ondata di sabbia e di quella vecchia ormai nessuno ne parla più, ma è sempre lì nera, inesorabile, stavolta non riusciamo proprio a liberarcene, basta un alito di vento, o due gocce di pioggia per riaverla in casa, è stata talmente tanta! Speriamo che oggi sia una fumatina innocua, solo uno spettacolo per turisti!

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Io mi diletto: La mia poesia


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Crepuscolo

*****

Scrivo

strofe di malinconia

in questi attimi di crepuscolo

incastonati

nel cielo della sera

e lieve mi accarezza l’anima

il dondolio dell’onda

sulle ali

di questo strano silenzio.

Scivola vago

il velo della memoria,

ricamato pizzo

d’una sposa antica

e mi riporta l’eco

dei ricordi,

come tintinnio di cristalli

nel chiuso freddo

d’una  stanza,

dove non entravo da tempo.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto in cucina: Cialdine di mandorle e occhi di bue


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Stasera mi andava di pasticciare un po’ e per consumare delle cose che avevo in casa ho fatto questi dolcetti che sono asciutti e si mantengono un paio di giorni. Dal momento che in cucina non si butta mai nulla, ho adoperato i tuorli delle uova per gli occhi di bue e gli albumi per le cialdine. Sono facili da preparare e buoni al gusto, ecco la ricetta delle cialdine:

2 albumi,

100 g di zucchero,

100 g di mandorle spellate

passate le mandorle insieme allo zucchero nel mixer, montate gli albumi a neve e incorporateli pian piano, poi sistemate il composto ottenuto sulla leccarda con carta forno, aiutandovi con due cucchiai e cuocete a 140° per 50 minuti.

per gli occhi di bue preparate una frolla, io ho usato metà della ricetta perché avevo solo due tuorli:

400di farina

100di fecola

260 burro

170 zucchero a velo

4 uova solo tuorlo

1/2 BUSTINA DI LIEVITO

un pizzico di sale

2 cucchiaini di miele

Ho tirato la frolla col mattarello abbastanza spessa, ho tagliato col coppapasta dei dischi e ho fatto altrettanti cerchi togliendo ai dischi l’interno, li ho sistemati sulla carta forno e infornati a 180° per dieci/ quindici minuti. Ho farcito i biscotti con la marmellata accoppiandoli e spolverizzandoli di zucchero a velo e cannella.

Un intenso odore di pasticceria si è diffuso per tutta la casa, abbiamo assaggiato i dolcetti, sono venuti buonissimi, ma ancora sono troppo croccanti, domani saranno ancora più buoni.    

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Stati d’animo: il mio angolo segreto


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“Come un albero d’autunno, così torno dentro di me, in quell’angolo segreto dove ripongo le attese, a sfogliare i giorni trascorsi e l’incerto del futuro, come le pagine d’un libro che non ho ancora  finito di leggere, quando forte è la tentazione di scoprire come finisce la storia.” Gli stati d’animo sono momenti che spesso rimangono chiusi nel nostro intimo e si diluiscono nelle problematiche della vita senza prendere forma, a volte invece mi capita di riuscire a metterli per iscritto e rileggendoli scopro momenti di poesia, straordinari, immagini pittoriche che potrebbero diventare il soggetto di un quadro. La psiche umana vive spesso di questi momenti legati ai sentimenti e agli eventi della vita che si sovrappongono inesorabilmente ed è pregio del poeta catturarli per riuscire poi a trasformarli in sogni e poterne condividere le sensazioni. Oggi mi sentivo così, come un albero d’autunno!

Contaminando in cucina: Orecchiette al pesto in Sicilia


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Le mani in pasta sono terapeutiche e spesso per rilassarmi mi dedico all’arte bianca, cercando di realizzare delle paste caratteristiche di altre regioni, perché anche la cucina è cultura e va diffusa su tutto il territorio, accostando le specialità regionali al fine di creare nuovi sapori. Ho imparato a fare le orecchiette da giovane in casa di amici che avevano degli ospiti pugliesi e ogni tanto mi viene voglia di farle, specialmente per condirle con il pesto alla genovese. Questo piatto per me è divertente proprio perché mescola e diffonde tradizioni culinarie locali che altrimenti rimarrebbero circoscritte alle regioni di origine. Le orecchiette sono di lunga preparazione, in quanto di piccole dimensioni e lavorate ad una ad una, ma alla fine il risultato è soddisfacente, in quanto questa pasta è versatile e si sposa bene con tutti i sughi, sia di carne che di verdure, proprio per la caratteristica forma concava e rugosa che si riempie del condimento risultando piacevolissima al palato. Mio marito che è un buongustaio, apprezza molto questi miei esperimenti e mi diverte vedere quel brillio dei suoi occhi, quando pregusta le gioie del palato… gli uomini amano essere presi per la gola!

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Un pensiero per le vittime del mare.


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Oggi getto idealmente i miei fiori per quelle povere vittime, vittime della paura, della disperazione, dell’ignoranza, della cattiveria di speculatori senza scrupoli. Io mi chiedo dove pensavano di andare in cinquecento su una carretta alla deriva, mi chiedo chi alimenta le loro speranze, chi nel paese d’origine finge di non vedere questo pugno di uomini che si imbarca. Coi satelliti oggi si nota ogni movimento sulla terra, le rotte sono sempre le stesse e abbastanza trafficate, visto il numero di carcasse di barche ammucchiate sulla spiaggia di Lampedusa, non sarebbe difficile individuare gli imbarchi. Io penso che sia inutile piangere a tragedia avvenuta, bisognerebbe intervenire prima! Partono come se fossero ignari del rischio e delle difficoltà cui vanno incontro, arrivano qui stravolti, con gli occhi sbarrati, affamati e infreddoliti, ma non giungono alla fine dei loro guai, una volta sbarcati vengono ulteriormente sommersi dalle difficoltà, ammesso che riescano a salvarsi! Ammirevole l’impegno umanitario di Lampedusa, che fronteggia l’emergenza, nonostante le difficoltà e il sovraffollamento dei centri di accoglienza, ma da soli non possono farcela!

 

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