Archivio | novembre 2013

I crispeddi ricotta e alici


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Ieri sera ho fatto” i crispeddi “con le acciughe e la ricotta, ma le ho fatte col lievito madre, la pasta è venuta bellissima, elastica al punto giusto. In cucina si è creata un’aria di allegria, tutti hanno voluto farne una, con grandi impiastricciamenti di farina nelle mani, non mi hanno dato il tempo di metterle in un piatto per la foto, se le sono mangiate bollenti, man mano che le uscivo dall’olio. Cucina sottosopra, ma non mi importa, è stato bello e tutti hanno approvato la riuscita della ricetta. Quando faccio le cose nuove mi amano tantissimo. Devo dire che curare il lievito madre stimola la mia creatività e mi sta dando tante belle soddisfazioni! la foto è presa dal web!

600gr di farina 00

200gr lievito madre o 30 gr di lievito di birra

1 cucchiaino di sale

4 dl di acqua tiepida se si usa lievito madre liquido mettere meno acqua

100gr di ricotta

3 acciughe salate

Setacciare la farina in una ampia ciotola,

aggiungere il lievito sciolto in un pò d’acqua, impastare bene, aggiungere il sale sciolto in un po d’acqua e lavorare l’impasto per un quarto d’ora energicamente fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica piuttosto molle che deve lievitare per quattro ore almeno (io la metto a lievitare nel forno spento con la luce accesa) se si usa il lievito madre, due ore se si usa il lievito di birra. Friggere i crispeddi in olio di semi alto, a piacere si può aggiungere anche un poco di strutto, prendendo la pasta con un  cucchiaio unto d’olio e inserendovi dentro pezzetti d’acciuga o ricotta molto asciutta di almeno due giorni, coprendo bene il ripieno. L’olio deve essere caldo, ma non caldissimo, perchè altrimenti i  crispeddi si cuocerebbero all’esterno restando crude all’interno.

chef

Io mi diletto: La mia poesia Vibrazioni


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Vibrazioni

*****

Esci
in questo rosso di sera,
fra dune di nuvole
e refoli di vento,
in questo spazio
dove batte il pendolo
di giorni incerti.
Affoga
il brulicar dei ricordi,
piccole farfalle notturne,
nel caldo alone
d’un lampione antico.
Segui
irresistibile il richiamo,
di piccole vibrazioni  ignare,
che ti solleticano il cuore,
mentre sussultano i sensi
in quest’aria sapida
di profumi inediti,
che ai sospiri
s’intrecciano languidi.


Maria Cavallaro

 

 

 

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Dove è finita la morale?


Baby-squillo

Quanto rumore per questo caso di baby squillo che sta sulla bocca di tutti? Particolari sconcertanti buttati sulla piazza, situazioni famigliari date in pasto alla stampa, ragazzine traviate, additate come navigate meretrici del sesso, assetate di denaro e consumatrici di droghe e chi più ne ha più ne metta. Al di là di tutto questo chiasso mediatico, che altro non fa se non ingigantire un caso di cronaca che dovrebbe piuttosto essere tutelato dal riservo, io penso che il marcio è un pò dovunque, sia nella domanda che nell’offerta, le minorenni andrebbero sculacciate sonoramente, i vecchi sporcaccioni andrebbero….lasciamo perdere. In questi casi il marcio è soprattutto nelle famiglie, le madri sono peggio delle figlie, hanno dietro le spalle situazioni di disagio non solo economico, ma anche affettivo e non sono in grado di dare esempi né regole, anzi ci mangiano sopra, i padri sono assenti, non vengono mai nominati, o forse non ci sono mai stati, vanno di moda le famiglie allargate, ma allargate di quanto? Gli avventori sono orchi pervertiti, che cercano svaghi proibiti a pagamento. Che vogliamo da questa società  che ha perso la morale? C’è di buono che ogni tanto scoppia il caso e qualcuno paga, ma è sempre troppo poco, ci vogliono leggi più severe e la consapevolezza del reato, cosa che a mio avviso non c’è, o viene offuscata dal miraggio di facili guadagni e dalla potenza del denaro. E dell’adescatore ne vogliamo parlare, di colui che organizza il tutto, che affitta la casa , che tiene le fila della situazione, che contatta le giovinette? E’ anch’esso un pervertito, che lucra sul reato! Mi chiedo se è lui che le trova o sono loro che si propongono, mi chiedo come mai le fanciulle non hanno paura a mettersi in mano agli orchi, o forse ce l’hanno, una paura nera che le rode dentro, che dissipano di giorno e le tormenta la notte. Bruciano i loro sogni, la loro giovinezza, i loro corpi perché non hanno punti di riferimento sani. Il mondo giovanile è divenuto una giungla dove tutto deve essere uguale, dal jeans all’atteggiamento, ai comportamenti, l’apparire e il contingente sono la regola, in nome della quale vengono immolati i più sani principi. Se non hai determinate cose non sei nessuno, se non le puoi avere dalla famiglia te le devi procurare in qualche modo. Le famiglie anche le buone famiglie, sono distratte, come farebbero altrimenti a non vedere in mano alle figlie cose di valore che non hanno mai comprato? Domande che si rispondono da sole!

Razzismo italiano: Gruppo Facebook “si augura” che l’Etna cancelli la Sicilia e i Siciliani


Eruzione vista dal mare

Etna ancora in eruzione , continua a dare spettacolo con la sua attività stromboliana, ma nel frattempo un Gruppo Facebook “si augura” che l’Etna cancelli la Sicilia e i siciliani „“Fa male al cuore a noi siciliani leggere questo tipo di post , dove i 526 membri  gioiscono su Facebook per l’eruzione dell’Etna e non per lo spettacolo “offerto” dal patrimonio Unesco. Il gruppo che dice :“Etna, nuova eruzione: cancellerà Sicilia e siciliani” è naturalmente chiuso e posta, come “biglietto di benvenuto”, la seguente: “Finalmente ci risiamo. L’Etna si è risvegliata in un’eruzione di tutto rispetto. Sarà la volta buona che riuscirà a spazzare via quell’inutile isola ed il relativo inutile popolo? Attendiamo speranzosi..”Tra i messaggi razzisti: “In fin dei conti non è chi mi freghi molto se l’Etna  erutta. Come tutti sappiamo la Sicilia non si trova in Italia ma in Africa.  Comunque sia, se mai dovesse accadere che erutta farà solo del bene ripulendo il  pianeta da razze inutili come i Siciliani”

E’ proprio vero che la madre degli stupidi è sempre incinta! Questo gruppo è sicuramente formato da un manipolo di vigliacchi ignoranti, che non hanno il coraggio delle proprie esternazioni, vorrei vedere da quale culla di civiltà provengono!

Certo lo Stato non ci aiuta, non abbiamo possibilità di rivalutare le nostre risorse, la stolta fama che ci precede arresta i flussi turistici,  l’altra sera una presentatrice  in un tg parlando dell'”Italia tutta” ha precisato ” da Milano a Reggio Calabria”. Mi sembra che tutti ci ignorino, anche lo stato, è deprimente vedere come poco si cura del nostro destino, cerchiamo di farcela con dignità, nonostante la crisi e il malgoverno. La Sicilia dista da Roma quanto Milano, con la sola differenza che noi siciliani abbiamo il mare, il sole, e le bellezze naturali e artistiche, Milano ha la nebbia e le fabbriche che danno lavoro. Se è vero che le fabbriche vanno incentivate per essere produttive e competitive nel mondo, la Sicilia ha bisogno di fondi per la cura e la rivalutazione del territorio e del suo patrimonio artistico, per attirare il mondo, che resta stupito di fronte a certe bellezze che l’Italia ignora. La ricchezza prodotta dal turismo, specialmente quello straniero, ha solo i costi di gestione, la fonte primaria è gratis! Ma questo purtroppo non si tiene in conto. Vorrei che questo sedicente gruppo di cretini sapesse, che i Siciliani sono anch’essi Italiani che lavorano, sono persone intelligenti, i cui cervelli sono collocati nei punti strategici della ricerca e della cultura del nostro paese e nel mondo, non mancano altresì di coraggio, come il nostro conterraneo di Paternò, Luca Parmitano, astronauta di valore,  appena rientrato dalla base spaziale, dopo le sue passeggiate tra le stelle. Come afferma il presidente Letta , Parmitano, orgoglio italiano, è un SICILIANO super tra le stelle, questo uomo ha portato la Sicilia veramente lontano, è un uomo di casa mia, un Catanese!

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Impressioni dal mio paesino


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Ancora una bellissima giornata, una luce stupenda, forse novembre si è stufato di essere il primo mese d’inverno e porta ancora i colori estivi. Sono stata fuori, il mio paesino stamattina si specchia in un mare favoloso, sembra il capriccio di un pittore, la gente passeggia in maniche corte sulla piazza assolata e su una bancarella di extracomunitari sventolano scialletti di seta dalle tinte vivaci e qualche irriducibile nuota nella piccola baia o si stende al sole sull’arenile lasciato vuoto dai gommoni e dalle barche dei villeggianti. I pescatori da diporto dondolano con le loro barchette e sperano in un pesce di fortuna, nascondendo il capo sotto i cappelli di paglia. I gabbiani volano alti disegnando arabeschi nel cielo limpido, manca solo la confusione estiva, lo scorazzare dei motorini, le macchine numerose che cercano parcheggio, in cambio regna una grande serenità, mentre le persone escono dalla chiesa e si avviano lentamente verso casa per ultimare il pranzo domenicale. 
Foto Salvo Greco
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Io mi diletto in cucina: La “scacciata” catanese


La scacciata catanese è una profumatissima focaccia fatta con la pasta di pane ripiena con carne di maiale, formaggio pecorino fresco, olive nere, acciughe, cipolla tenera e pomodoro, un filo d’olio , sale e pepe. A piacere si possono aggiungere broccoletti e patate dolci, cuoce in forno preriscaldato per un’ora a 180°/200° e si lascia intiepidire coperta . Si mangia tiepida ma è buonissima anche fredda il giorno dopo.

Con gli ingredienti vado a occhio, per quattro persone come piatto unico occorre un chilo di pasta 300gr di carne 300gr di tuma o pepato fresco, dieci cipolle fresche, dieci olive nere, due acciughe dissalate a pezzettini, 10 pomodorini, olio sale e pepe q.b. Mescolo tutti gli ingredienti in una ciotola, tranne l’olio che passo a filo dopo aver adagiato gli ingredienti su un disco di pasta tirata non molto spessa e chiudo con un altro disco di pasta. Faccio al centro un buco che fa da camino per i vapori della cottura e fa uscire l’olio che ammorbidisce la superficie.

Ma dove siete andati?


Vi cerco nel cortile,
nella casa,
vi cerco all’ombra,
sotto il pergolato….
Partiste un giorno,
dove siete andati?
Papà il bastone
hai qui dimenticato!
E mamma
con quel tuo vestito a fiori,
fa  fresco,
la giacchetta l’hai scordata,
insieme al fazzoletto
e al tuo cappello,
in quel cassetto
dove l’ho trovata.
Sono venuta
nella nuova casa,
nemmeno lì
ho trovato il vostro amore,
vi ho lasciato una lacrima e una rosa,
per dirvi
che vi serbo dentro il cuore.
Maria Cavallaro
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