Archivio | gennaio 2014

Io mi diletto: La mia poesia Pagine


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Sottili pensieri
dove il tempo
non conosce ricordi,
vagano,
interrogandosi di te,
di noi,
abbarbicati a questo amore
che scrive pagine sul cuore,
e disegna sulla pelle
arabeschi profumati.
Laser di emozioni
cancellano
vecchie malinconie,
che si perdono
in questo cono di luce,
dove mi lascio andare,
sospesa
nella dimensione dell’aria,
vortice di desiderio
nelle tue mani calde,
sinfonia di sospiri
sui confini delle labbra,
nel loro irrequieto
incontrarsi.

Maria Cavallaro

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Le babbucce a borsellino


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Con i resti di lana mi piace realizzare queste babbucce, che utilizzo ai primi freddi perché poco ingombranti, ma sufficienti a riscaldare quella parte del piede che a volte non mi fa dormire la notte. Le ho imparate da mia suocera, che le chiamava scarpette a borsellino, infatti hanno proprio la forma di una borsetta, ma una volta calzate si adattano al piede assumendo un aspetto grazioso e confortevole. Le scarpette a borsellino si iniziano da uno dei legacci montando sul ferro quattro maglie e lavorando a punto legaccio per circa 25 cm. A questo punto si procede sempre a punto legaccio , ma aumentando ad ogni ferro due maglie, una all’inizio e una alla fine, fino ad avere sul ferro cinquanta  maglie. A questo punto si continua a lavorare due dritti e due rovesci per 18/2o cm e poi si riprende il punto legaccio, chiudendo due maglie all’inizio e alla fine del ferro fino ad avere quattro maglie che si lavorano sempre a punto legaccio per 25 cm per ottenere il secondo legaccio. Affrancati e nascosti tutti i fili, si piega in due il lavoro dal rovescio e si cuce ai due lati a forma di borsetta e le babbucce sono pronte.

Il giorno della memoria: dal ricordo nasce la consapevolezza.


 

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Un attimo di silenzio per ricordare lo scempio dell’umana stoltezza davanti al quale la coscienza si ribella. Io mi chiedo a volte come si sia potuto operare un sì atroce sterminio in nome di un’ideologia folle, frutto di una mente malata che ha fatto dell’aberrazione la sua bandiera. Con la violenza delle armi ha piegato e sottomesso fino allo sterminio uomini donne famiglie intere e soprattutto bambini, ha tolto loro ogni dignità prima della vita in un inferno senza ritorno. Il tempo ha steso un velo pietoso sulla crudezza delle immagini che il cinema ha riprodotto e continua a mostrarci in questi giorni. Noi che non abbiamo vissuto in quel periodo non abbiamo che sparute testimonianze degli accadimenti, qualche foto sbiadita e quella scritta che penzola sul cancello dell’ignominia, non abbiamo vissuto se non di riflesso gli stati d’animo di quelle persone, ma quando la tv ci mostra le testimonianze dei vecchi superstiti, si legge ancora nei loro occhi l’orrore dell’impotenza. Forse l’uomo non smetterà mai di perseguitare i suoi simili, fino a quando ci saranno ancora despoti a fomentare il delirio di onnipotenza, ci saranno ancora eccidi di gente innocente, ma noi che siamo stati sfiorati da questo che è stato il più grave reato contro l’umanità di tutti i tempi, parliamone ai nostri ragazzi, perché sappiano, perché maturino la coscienza del rispetto e non quella della sopraffazione e del delitto.

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Torta di compleanno per Monia!


 

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Solo assaggiandola si può capire il valore di questo dipinto di frutta, incastonato nella scioglievolezza della panna e nel pan di spagna farcito di crema chantilly e bagnato di maraschino!!! Le torte sono la mia passione, mi divertono, di solito le preparo il giorno prima, per far si che gli elementi si fondano in un bouquet di odori e sapori che esplodono al taglio e si sciolgono in bocca al momento dell’ assaggio godurioso, che lascia senza parole perché si è troppo impegnati nella degustazione. 

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Diapositiva d’inverno


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Vive il sole nel mattino d’inverno e sveglia il desiderio di fare. Accarezza le narici l’odoroso effluvio del rosmarino in fiore, minuscoli bocci che sfidano la stagione e colorano di lilla la siepe su cui si attarda il pettirosso goloso. Vive la stagione negli infreddoliti pensieri, nei nuvoloni neri, che fanno cappello ai brontolii del vulcano, vive nella barchetta lontana, nel curvo pescatore che esplora l’onda e la sorte con la gelida mano. Vive questa diapositiva, vive nel lungomare deserto, dove invano zampilla solitaria la fontana, vive nei ragazzi che han marinato la scuola, per baciarsi al sole, vive nel pennello d’un pittore che lieve lieve accarezza la tela, seduto su uno scoglio per imprigionare il mare e quella piccola vela bianca sul filo dell’orizzonte, dove l’azzurro nell’azzurro si fonde.

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La pizza col lievito madre


 

 

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Il lievito madre è uno stimolo continuo a produrre cibi da forno come la pizza, che risulta soffice e croccante ed ha un profumo veramente buono e un aspetto davvero invitante. Per la pasta che ho lavorato a mano, ho usato 300 gr di farina 00, cento grammi di lievito madre rinfrescato, sette gr di sale, un cucchiaio di olio d’oliva, 150 circa di acqua tiepida. Ho fatto lievitare l’impasto per cinque o sei ore nel forno con la luce accesa e poi l’ho condito con le cose che piacciono a me. Ho cucinato in forno preriscaldato a 220 gradi per venti minuti.

 

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