Archivio | marzo 2014

Il lievito madre e il piacere di fare il pane!


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Oggi ho fatto il pane con il lievito madre e sono così contenta della riuscita che voglio postarlo qui per conservarne il ricordo.  Ieri pomeriggio alle quindici ho rinfrescato duecento gr di lievito con duecento gr di farina di semola e 80 gr di acqua tiepida  e l’ho messo a lievitare nel forno spento con la luce accesa. A mezzanotte con il mio robot anni 80, ho impastato per 30 secondi 800 gr di farina di semola setacciata, con il lievito sciolto in 450 gr di acqua tiepida e 16 gr di sale aggiunto alla fine sciolto in un pochino di acqua. Ho fatto le forme e ho lasciato a lievitare nel forno spento con la luce accesa tutta la notte. Mentre io dormivo i fermenti lavoravano nel mio impasto. Stavo in pensiero perché non avevo sorvegliato la lievitazione e mi sono alzata presto, le forme erano bellissime, raddoppiate di volume pronte per la cottura. Ho acceso il forno al massimo e ho infornato sulla leccarda riscaldata al piano basso del forno, abbassando la temperatura ogni dieci minuti fino a 200 gradi. Ho cotto per tre quarti d’ora e ho lasciato ancora un po nel forno spento. E questo è il risultato!

 per il lievito madre segui il video https://www.youtube.com/watch?v=M1rMU7gQU18.

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Il vento di marzo


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L’inverno lancia un ultimo colpo di coda alla primavera che incede, le giornate si sono allungate, ma ancora andiamo in giro coi vestiti pesanti perché fa freddo. Il sole si veste di nuvole, a tratti si mostra e affida al vento il suo calore. Sono già appassite le viole e il mio cortile timido, presenta qua e là nuove macchie di colore. Un merlo innamorato gorgheggia al mattino e al tramonto fino a sera, ma è strano questo freddo a primavera inoltrata e questo vento che spinge i passanti e quasi si vede strisciare dietro gli angoli, attraversare le fessure, strofinarsi sull’erba tenera e sull’edera che ricopre i muri.  Sono gli ultimi dispetti di marzo, aprile già è alle porte, i peschi sono in fiore e affidano alle mille dita del vento i rosei petali!

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Il mio balcone


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Il mio balcone è come il palchetto d’un teatro, dove a volte me ne sto, gustando il silenzio del crepuscolo, intenta a guardare le trasformazioni delle nuvole quando il vento le spinge… ecco un grosso caimano dalla pancia scura e il dorso bianco, il muso allungato le forti zampe, fantastico! Poi pian piano il muso s’allunga si assottiglia, si diluisce nel vento e il tozzo corpo si trasforma si allungano le zampe e il caimano diventa un barboncino… ecco la piccola testa il musetto le orecchie un batuffolo peloso accoccolato bianco, che si allunga piano e si dissolve. Mi distraggo un attimo attratta da una frotta di bambini che giocano in fondo alla via facendo giochi d’acqua alla fontanella e per un attimo ritorno in una dimensione antica, come inghiottita da una moviola, ho un attimo di smarrimento, non capisco se sono lì adesso o era trent’anni fa… rivedo mio figlio che corre giocando con l’acqua nella stessa fontana. Alzo gli occhi per tornare alla nuvola, è sparita sulle ali del vento, o forse non c’è mai stata.

Gli scaldaletto del passato


Oggi sono molto raffreddata, ma non ce l’ho fatta a restarmene a letto sotto il piumone, stanotte mi sentivo in fiamme e non vedevo l’ora di alzarmi.  Le case moderne sono coibentate, climatizzate, le porte a prova di spiffero, i termosifoni, tutto lotta contro la dispersione del calore, ma un tempo non era così, non c’erano queste moderne fonti di calore e trovare un letto caldo al momento di coricarsi è stato sempre un piacevole momento. Ho dato una scorsa alle cose del passato e ho trovato degli strumenti di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza se non per averli visti nei film. Infatti mettere il fuoco dentro il letto è una pratica pericolosa, ma con uno strumento così ingegnoso, il pericolo di incendio è ridotto al minimo.

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Questo scaldaletto era chiamato “Il prete e la monaca”, le assi di legno erano il prete e costituivano un telaio per alloggiare un piccolo braciere, la monaca,  con la brace accesa, tenendo lontane lenzuola e coperte. Era molto in uso anche nelle famiglie signorili, dove avere la sera “il prete” a letto era un privilegio. Un altro strumento per riscaldare il letto era “il monaco” o “mariteddu”, una specie di anfora di terracotta che veniva riempita di acqua bollente  tappata e posta sotto le coperte. Dalle parti di Santo Stefano di Camastra, nelle fabbriche di ceramica, ne ho visti di molto belli e decorati, costruiti oggi per uso ornamentale. La ceramica conservava a lungo il calore e lo rilasciava lentamente, creando un dolce tepore sotto le coperte.

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Ancora un altro scaldino in terracotta

Questi qui di seguito sono scaldini di rame

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e poi uno scaldino cinese con rivestimento di vimini.

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Le famiglie più povere, che non potevano permettersi uno scaldino di lusso, riscaldavano semplicemente dei sassi lisci o dei mattoni, che poi mettevano nel letto avvolti in panni di lana, oppure delle bottiglie riempite di acqua calda e anch’esse avvolte in panni di lana per evitare scottature.

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Con il progresso nacquero le borse per l’acqua calda, ma non erano sicure perché spesso si rompevano dentro il letto e talvolta nel riempirle sbuffavano, ustionando le mani di chi le maneggiava. Oggi il piacere di trovare un letto caldo è ancora di moda e i vecchi sistemi si sono adeguati ai tempi con i moderni scaldini  e le borse elettriche sicure e funzionanti con appena tre minuti di corrente. Da qualche parte in un cassetto devo averne uno, credo che stasera raffreddata come sono, lo andrò a cercare!!

Pasta di zucchero per la Torta “Primavera”


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Dopo il pan di spagna ecco la  torta in pasta di zucchero che ho chiamato Torta Primavera: un cuore di leggero pan di spagna e crema pasticciera, profumato di maraschino e avvolto in una sottile sfoglia di pasta di zucchero, decorata con fantasia coi colori della stagione dei fiori. Tre chili di calorie, tre chili di scioglievole bontà. Queste torte golose e caloriche vanno bene per le feste con tanti invitati, perché sono facili da tagliare, si servono a fettine non molto grandi, quindi si possono fare tante porzioni e finiscono in fretta, così si toglie ogni tentazione residua dal frigo. Ieri questa torta l’ho regalata ad una mia cara amica per il suo compleanno ed ha avuto un gran successo.

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Il mio pan di spagna leggero leggero


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Il pan di spagna ha una lavorazione molto delicata e non sempre la sua riuscita è uguale, dipende infatti da molti fattori, quali il forno, la temperatura i tempi di preparazione. Io adopero una vecchia ricetta di famiglia, che risale ai tempi in cui le chiare delle uova si sbattevano a mano con due forchette, in un’ampia ciotola di porcellana bianca e tutti collaboravamo , perché era come un rito lungo e noioso, che finiva quando le due forchette stavano in piedi nell’uovo montato senza cadere. Allora non  si usavano i lieviti istantanei, ma il bicarbonato  e il pan di spagna si infornava nel forno a pietra dopo che si usciva il pane. Oggi con i moderni robot, ma anche con un piccolo sbattitore a frusta come il mio, il lavoro è molto facilitato e si ottengono in fretta splendidi risultati, basta un po’ di pratica acquisita nel tempo. Dovendo realizzare una torta in pasta di zucchero, stasera ho fatto un  pan di spagna di 8 uova, per avere una base abbastanza alta da tagliare in tre falde.

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8 uova, 240 gr di zucchero, 240gr di amido, un pizzico di sale, una bustina di lievito per dolci. Ho montato gli albumi a neve solidissima, ho aggiunto i tuorli e lo zucchero, per ultimo l’amido setacciato e il lievito. Ho versato il tutto in una tortiera da 33 cm. e ho cotto a 180° per un’ora in forno preriscaldato.

Ho in cucina un gradevole tepore, la casa è piena di profumo e ho pronta la base per la mia torta in pasta di zucchero!

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Le cipollate, io mi diletto in cucina.


 

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 Oggi ho fatto le cipollate un piatto gustoso, economico e sbrigativo. Le cipollate si preparano con gli scalogni e la pancetta fresca tagliata sottile,  ho condito la pancetta con sale e pepe e poi ho avvolto le cipolle avendo cura di far venire il condimento a contatto con la cipolla per insaporirla. Le ho adagiate  poi in teglia assieme a delle puntine e  patatine tagliate sottili, le ho condite con alloro, origano e rosmarino,  un goccino d’olio per le patatine e ancora poco sale e pepe e ho cotto a 180 gradi sotto il grill.

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