Archivio | giugno 2014

Io mi diletto in cucina: Il rollè di pollo


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Per fare il rollè ho adoperato mezzo petto di pollo del peso di 550gr, due puntine di maiale senza osso, due uova, una carotina, degli asparagi selvatici, tre funghi coltivati, galbanino e parmigiano, sale e pepe.
Ho aperto a libro il pollo, ottenendo una fetta larga che ho appiattito col batticarne fra due fogli di pellicola, ho preparato con le uova tre frittatine e ho farcito il pollo con le frittatine, gli asparagi, la carota , le puntine tagliate a listarelle e i formaggi, arrotolandolo poi, con l’aiuto della pellicola, col mio tubo da cucina fai da te, l’ho fatto scivolare nella rete e dopo averlo infarinato, l’ho fritto leggermente. Nella mia pentola bassa ho tagliato sottilmente due grosse cipolle, ho salato pepato e ho aggiunto due foglie d’alloro un po’ d’olio d’oliva e un pezzetto di burro. Vi ho adagiato sopra il rollè e i funghi affettati ho condito e ho aggiunto un pochino d’acqua calda. Ho coperto bene e ho lasciato cuocere a fuoco molto lento per un’ora e mezza. La cipolla è diventata una dolcissima crema con la quale ho nappato le fette del rollè che ho servito insieme ai funghi.

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Parlano i fiori: l’hemerocallis fulva o giglio di san Gaetano


 

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L’hemerocallis fulva o giglio di san Gaetano, è una pianta erbacea perenne, di taglia media, che può raggiungere il metro d’altezza. La varietà doppia produce dei fiori che si aprono all’apice di uno stelo alto ed elastico, la cui corolla è formata da numerosi petali dal colore arancione intenso e sfumato di rosso. E’ un vero peccato però, che hanno la durata di un solo giorno, ma i suoi boccioli continuano a fiorire puntuali ogni giorno per diversi giorni.
Diffusa in Asia nella fascia che va dalla zona est del Caucaso al Giappone, è dotata di un rizoma sotterraneo con radici fascicolate e si riproduce per seme o per divisione dei cespi in autunno o in primavera. Una anziana signora ne donò i rizomi a mia madre che li vide fiorire per tanti anni nel suo cortile, poi mia zia li salvò dai lavori di ristrutturazione della casa dei miei e ne donò una pianta a me che a mia volta vedo fiorire alla fine di giugno già per il secondo anno. Quest’anno sono cresciute delle nuove piantine e penso che per il prossimo anno dovrò trasferire la pianta in un vaso più grande, in modo da avere una fioritura più copiosa. I fiori attraversando le generazioni tornano sempre a fiorire e legati ai nostri affetti e ai nostri ricordi, costituiscono un filo ideale che attraversa dolcemente la nostra vita!

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Io mi diletto in cucina: le panatine di sarde


 

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Il signor Mario stamattina mi ha venduto il pesce, delle sarde freschissime, la sua signora dal balcone mi ha dato la ricetta, mi è piaciuta e l’ho realizzata subito, mettendoci un po di mio, naturalmente, è venuto fuori un piatto delizioso, leggero ed economico.
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L’ho chiamato: panatine di sarde
Ho pulito e lavato le sarde, le ho aperte a libro togliendo la lisca dalla coda verso la testa, cercando di toglier anche le piccole spine della pancia. Ho passato le sarde nell’uovo sbattuto e condito con sale e pepe e poi le ho panate con mollica e formaggio. Ho adagiato le sarde sulla leccarda con carta forno e le ho condite con parmigiano e pecorino, galbanino, uvetta e pinoli. Ho coperto le sarde così condite con delle altre sarde panate e ho infornato a 180° sotto il grill ventilato per venti minuti. Il formaggio sciogliendosi ha compattato il tutto in un saporito boccone croccante e dorato.
Dite che mi son dimenticato l’olio? Affatto, le sarde sono un pesce grasso e ricco di omega 3 e quindi non occorre aggiungere olio. A piacere si può aggiungere dell’aglio o del prezzemolo, ma io ho voluto tenermi leggera anche per non coprire il gusto dolce dell’uva passa accostata al pesce. Le panatine di sarde, economiche leggere e sfiziose, sono un secondo piatto da mangiare anche come antipasto, o come piatto unico accompagnato da una bella insalata.
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L’estate è già qui!


 

 

Foto: Giovani amori </p><br />
<p>Vivi l'estate<br /><br />
di colori<br /><br />
di amori.<br /><br />
Vivi l'estate di stelle,<br /><br />
ora,<br /><br />
sotto il velluto del cielo<br /><br />
e al rumor dell'onda,<br /><br />
che accarezza la sabbia<br /><br />
e il cuore.<br /><br />
Le tue mani<br /><br />
diventino<br /><br />
vele sul suo viso<br /><br />
e i tuoi baci<br /><br />
brezza gentile.<br /><br />
Ama ora,<br /><br />
nel sole,<br /><br />
ora che tenera<br /><br />
è la tua stagione<br /><br />
e lenta pare<br /><br />
la corsa del tempo,<br /><br />
nella fugace attesa<br /><br />
del nuovo sole.</p><br />
<p>Maria Cavallaro@

L’estate è già qui, ma non ce ne siamo quasi accorti, una primavera anomala che ha fatto i capricci per venire e adesso non se ne vuole andare. Sembrano strane le angurie e l’uva nella bottega della frutta e ancora non hanno sapore, forse perché vengono da altri paesi dove la frutta matura prima e non hanno dentro il sapore del sole di Sicilia. In compenso  quest’anno il mio paesino brulica di stranieri dalla pelle arrossata, il proliferare delle case vacanza li attira qui, dove il mare è a un passo dalla montagna e dalle bellezze naturali e architettoniche, come il barocco  delle nostre città della costa jonica, di cui possono godere mescolando piacevolmente relax e cultura. La Sicilia è lieta di queste presenze che in questo periodo sono una boccata di ossigeno per gli operatori del settore turistico, ed è un piacere vederli al bar a gustare granite e arancini con godurioso entusiasmo. Buona estate a tutti!

Io mi diletto: la mia poesia “Amanti “


 

 

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Amarti adesso,

dolce nella sera

che accarezza

le spalle del giorno

accoccolato e pigro

e scende la penombra

sul campanile

della chiesa antica.

Amanti adesso,

distesi

sull’amaca del tempo,

in bilico sulle ali dei sensi,

tiranti

di funamboli giocosi,

ondeggianti

coi piedi bianchi

nella corsa,

elegante spasmo

sui fili tesi dell’anima

nel rosso del tramonto.

Maria Cavallaro

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La ricciola al cartoccio: Io non vado al ristorante, ma arrangiandomi mi vizio alla grande!


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Stamattina con mia nuora ci siamo fatte una passeggiata al mercato ittico di Riposto, volevamo comprare delle cozze, delle vongole e un pesciolino da fare al cartoccio. Battista, il pescivendolo di fiducia diventato amico dopo tanti anni , ci ha proposto una ricciola strepitosa appena pescata: occhio a palla, pelle d’argento e oro, superficie scivolosa appena giunta dalla barca, unica preda di rilievo fra tanti pesciolini freschissimi, ma da zuppa. L’abbiamo comprata e l’ho cucinata così:
l’ho pulita e sfilettata, ho adagiato i filetti sulla carta forno e li ho conditi con olio, sale, pepe, pomodorini, due olive nere, cipolla di tropea tagliata fine, aglio, prezzemolo, timo, rosmarino, capperi, pinoli, fette di limone e una spruzzata di vino bianco, tutto in giusta quantità. Ho aggiunto sei cozze piccole per accrescere il sapore, ho chiuso il cartoccio e ho messo in forno per una quarantina di minuti a 180/200 gradi. Per la pepata ho soffritto l’aglio con dell’olio d’oliva, ho versato in pentola le cozze, niente sale , ho aggiunto, pepe, peperoncino, prezzemolo e fette di limone e solo alla fine un po di aceto che ho fatto evaporare.