Archivio | settembre 2014

Il kefir, una bontà antica.


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Io l’ho sempre chiamato jogurt, fin dal 1977 quando l’ho scoperto a casa di un’amica romana durante il viaggio di nozze. Lo portai fino in Sicilia in un barattolino dove in mezzo al latte galleggiavano i fermenti e lo curai per quasi due anni di seguito. Poi a periodi alterni l’ho curato tante volte ultimamente a scopo terapeutico, dopo una colonoscopia che mi aveva alterato la flora batterica dello stomaco. Ho scoperto solo adesso che si chiama kefir e oltre ad essere buono da consumare fresco con la frutta, il miele, il caffè, o semplicemente con un pò di zucchero, contiene una combinazione di numerosi microrganismi probiotici vivi e benefici, unica nel suo genere. Inoltre contiene tanti elementi nutritivi fondamentali per il nostro organismo: proteine,minerali e vitamine.DSCN2988DSCN2989

Il consumo quotidiano di kefir può aiutare a regolarizzare le funzioni intestinali, stimola le proteine digestive, l’appetito e la peristalsi; promuove la salivazione e la secrezione degli enzimi da parte di stomaco e pancreas stimolando la digestione degli altri cibi, studi scientifici suggeriscono che possa aiutare a diminuire la quantità di colesterolo nel sangue. Il kefir contiene una grande quantità di batteri lattici che hanno un’azione inibitoria nei confronti dei microbi putrefattivi e patogeni contrastando l’insediamento di germi pericolosi e stimolando la produzione di anticorpi dell’intestino e migliorando le difese immunitarie.
Il kefir tradizionale ha origini molto antiche, è originario del caucaso dove -presumibilmente- fu creato centinaia di anni fa; la stessa parola kefir proviene dal turco keif che è traducibile come benessere per la sensazione che dà questa bevanda che può essere preparata in casa. Basta versare in un recipiente (pulito) latte (qualunque tipo, fresco o a lunga conservazione, intero o scremato), aggiungere i fermenti di kefir e lasciare il tutto a temperatura ambiente per 24 o 48 ore a fermentare Successivamente il latte fermentato viene filtrato per separare la parte liquida dai granuli di kefir. Per avere un kefir più denso prima di filtrarlo basta far drenare il siero, un liquido giallino che si forma nel barattolo. Poi ai granuli di kefir si aggiunge altro latte e il procedimento può essere ripetuto all’infinito (i granuli di Kefir sono per sempre!). I granuli di Kefir hanno bisogno di poche cure, ogni tanto , ma non è proprio necessario, vanno semplicemente risciacquati con acqua possibilmente senza cloro e sopratutto fredda! Inoltre non vanno strizzati né manipolati, ma si possono surgelare anche per diversi anni, per averli sempre freschi e pimpanti pronti a produrre generosamente la piacevole e salutare bevanda. Il loro numero aumenta con il tempo, occorre quindi toglierne ogni tanto alcuni per evitare di avere un kefir troppo acido.

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Io mi diletto in cucina: La caponata siciliana


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Per fare la caponata siciliana per 4 persone, friggi separatamente due melenzane medie, due cipolle grandi, quattro peperoni rossi e verdi, tre patate, tre pomodori e un cuore di sedano insieme, salando leggermente ogni ingrediente e rabboccando l’olio se occorre. Rimetti tutto in padella finchè le verdure non buttino l’olio in eccesso che farai scolare e aggiungi uvetta, pinoli, capperi sott’aceto e olive bianche. Fai cuocere appena per amalgamare i sapori e cospargi con mezza tazzina di aceto in cui hai fatto sciogliere due cucchiaini di zucchero per fare l’agrodolce. Fai evaporare l’aceto sempre mescolando aggiusta di sale e la caponata è pronta da mangiare fredda o calda, con la carne come contorno o anche come antipasto. In frigo si conserva bene anche per un paio di giorni, se la surgeli o la metti in barattolo e la sterilizzi, avrai una scorta per l’inverno. Questa è una ricetta risparmiosa, che potrai fare anche con ortaggi non più freschissimi o con le cose che il tuo fruttivendolo mette in offerta a fine giornata. Il risultato non cambia, anzi se i peperoni e le melenzane sono un po’ moscetti viene anche meglio. Siccome la lavorazione è un po’ lunga, per accelerare i tempi io friggo con due padelle in contemporanea.

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La mia poesia: Indifferenza


 

Indifferenza

Non funziona questo nostro tempo, non ha senso essere sgozzati a 31 anni in nome di una follia dilagante, né rimanere feriti nell’adempimento del proprio dovere da un pazzo che brandisce due macete per le vie della città. A volte mi sembra che abbiamo fatto poca strada dai tempi di Caino, che sono inutili le leggi e le convenzioni, mi sembra più adatta a questa follia la legge del taglione, dove ognuno paga per i suoi errori per dar giustizia ai giusti.
Vi auguro una buona serata con questa riflessione malinconica e forse un po’ delirante, alla quale spero vogliate prestare un attimo di attenzione, per non restare indifferenti.

Indifferenza

Non ha voce questo tempo
che grida strazi di gente sgozzata,
di macete branditi per le vie.
Non c’è tempo per l’amore,
non c’è tempo per avere tempo.
Tutto scorre,
frettolose immagini
di recente passato,
furie di religiose manie,
accendono i led
senza lasciare traccia
e immobili continuiamo
a masticare
come cammelli nel deserto,
deserto di animi grigi,
coperti di sabbie pesanti.
E il giorno ritorna
negli echi che grondano
sangue innocente,
non c’è tempo
per ascoltare
e la campana suona
distorti rintocchi
senza armonia.

@Maria Cavallaro

BENTORNATO SETTEMBRE!


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Bentornato settembre! Agosto ci ha lasciato con un breve acquazzone che ha rinfrescato l’aria, ma ancora siamo in piena stagione. La spiaggia si spopola piano piano, la gente è ritornata a lavoro e le case di vacanza si chiudono ad una ad una. Solitaria solo io resto, come quel gabbiano che a tratti spicca il volo e poi ritorna sempre sullo stesso scoglio a sorvegliare il mare. E’ un compagno d’anima, amico di poeti e navigatori, stende le sue ali e poi si posa lentamente, come volesse dirmi:” Noi restiamo qui, è il nostro colore l’azzurro!”. Ed io lo sento nel cuore questo dilagare di colore, ne faccio scorta per i giorni bui dell’inverno, quando anche il mio amico attende i giorni di sole per sgranchire le sue ali solitarie e tornare ogni tanto sullo scoglio in mezzo al mare a vegliare le onde con quel suo occhio rotondo e fisso da sembrare quasi finto, disegnato a matita fra le sue bianche piume.