Archivio | settembre 2015

Io mi diletto: la mia poesia Tempo d’attesa


 

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Malinconia del tempo d’autunno

ci avvolge,

come caligine fumosa

cala sui colori

e ritorna il tempo d’attesa

nel risuonare cavo

dell’aria bagnata

che di funghi odora.

Scricchiolano

le soglie del tempo,

tappeti di foglie i giorni

si lasciano andare ad uno ad uno ingialliti e spenti

e il cuore,

nudo ramo contorto,

mostra la sue ferite

al passero frettoloso

che su di esso si posa.

Maria Cavallaro

@

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Io mi diletto: La mia poesia Allegorie di sale


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Vivo i miei giorni sospesi

alla coda del tempo,

inesorabile chimera

di vite caduche,

di corpi in trasformazione

e chirurgia plastica.

Vivo i miei giorni

come un’onda

che insegue il vento

e poi s’arresta

per voltarsi indietro

e sommersa da un’altra onda

si scioglie in allegorie di sale.

Vivo dove tu sei il mio vento,

l’onda che mi insegue

e nelle mani raccoglie

i miei sogni,

le mie fragilità,

il peso delle mie paure.

Maria Cavallaro

@

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Osservazioni d’autunno


 

 

Giunto è l’autunno pittore di foglie e di malinconie, si staccano le foglie ad una ad una, dipinte di giallo e di croco e rossi i pampini si ammucchiano ai piedi della vite generosa. Odore di mosto si leva dai tini e profumano le carrubbe mature, i funghi e le mele dalle rosse guance. Mi piacciono i tramonti autunnali che si tingono di rosa e il mare che rientra nella sua austera solitudine dopo i clamori estivi. Il mio paesino si spopola pian piano, le case di villeggiatura si chiudono, tutto ritorna al suo posto e le barche dei pescatori si dondolano nel porticciolo dopo la pesca a traino. Ieri il mare ribolliva di pesci che inseguivano altri pesci più piccoli, sembrava uno sponsalizio tanti erano e al largo si notava una striscia bianca per tutto il litorale, dove invano le barche cercavano di pescare, ma i pesci euforici saltavano senza abboccare all’amo. Io non amo tanto l’autunno, ma anche questo periodo ha la sua bellezza, basta saperla guardare nel rituale che ogni anno si ripete nel grembo della natura che si appresta al riposo, per poi rifiorire nel tripudio della primavera.

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Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro

Arcobaleni di settembre


 

 

 

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Scende la sera, assorta mi rigiro in questo vuoto di pensieri, masticando parole a metà tra il sogno e la malinconia d’un tronco vuoto, inalando odori d’autunno e assaporando collane di arcobaleni dopo la prima pioggia. Mistica quest’atmosfera che si insedia d’un tratto tra me e me, mi spinge a volare nei colori che ho dentro per compensare quest’assenza di luce che fagocita i giorni nei cambi di stagione e pian piano ripone le nostre abitudini nell’armadio del tempo, come i vestiti smessi, lasciati in attesa del loro destino. Odora di mosto settembre e di foglie gialle, odora di confetti e di spose e il campanile è adorno di rondini che prendono il volo. La natura mostra tutta la sua stanchezza, non vede l’ora di andarsene a riposo e la gola riarsa della terra beve le prime piogge dopo tanta calura. Io sono ancora al mare, mi piace attardarmi, nella tranquillità che segue il caldo periodo estivo, quando la scogliera smette i colori e ritorna nera, d’un nero inquietante che contrasta con l’azzurro del cielo e l’argento del mare che tremulo l’accarezza.

Settembre in Sicilia


Settembre in Sicilia è un’appendice d’estate, calda e asciutta che odora di mare e di mosto allo stesso tempo. I colori del mare cominciano a rivestire una leggera patina di grigio e la spiaggia si spopola piano piano, ma per chi come me e mio marito ama questo tempo, col mare calmo e la spiaggia tranquilla, è una delizia nuotare al largo nell’argento che friccica riflettendo la luce del sole non più allo zenit. Volano alti su di noi stormi di aironi che si perdono nel sole ed è un privilegio poter vedere dal mare l’Etna che fuma tranquilla coi suoi due pennacchi grigi. Un gabbiano solitario se ne sta immobile su uno scoglio e ci guarda arcigno con quel suo occhio rotondo, quasi a volerci cacciare via dal suo spazio. Ogni tanto si tuffa, nuota un po’ , poi scrollandosi le piume risale sulla sua isoletta come un guardiano attento e severo, beccando di tanto in tanto qualche erbetta o qualche pulce di mare, oppure spicca un volo radente e si sposta su un altro scoglio. Non gli mancano piedistalli sulla scogliera, che orla il mare come un nero merletto immobile e pittoresco nella sua secolare imponenza e i pescatori dallo scoglio, immobili e pazienti sembrano piccoli pastori d’un immaginario presepe marino. A volte, quando il mare è molto calmo come spesso accade in questo periodo, ci spingiamo più a largo fino a scorgere il tetto della nostra casa, che appare piccola , uno spicchio di rosso tra tanti altri tetti che noi riconosciamo subito grazie al terrazzino che guarda a sud come un occhio magico. A settembre cambiano i colori e i profumi si fanno più intensi e scende sottile un velo di malinconia, ma è piacevole per noi che restiamo qui, vivere intensamente questo spegnersi lento quasi indolore della stagione estiva, che lascia il posto a un periodo dolcemente amaro: è il nostro autunno, simile a una seconda primavera e mentre la calura si spegne a poco a poco, poi, tutto d’un tratto, qualche pioggia e arriva l’inverno!