Archivio | novembre 2015

Io mi diletto: La mia poesia Spazi indifesi


 

 

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Viaggio

negli anfratti dell’anima

e sconfina in te il mio pensiero,

alimento dei miei spazi indifesi.

Vive qui quest’ amore,

che dritto cammina

senza mai voltarsi indietro,

specchiandosi vanitoso

nell’inquietudine stanca

dell’essere,

filtra come un raggio di luce,

fulcro di cuori

che muove le sue leve

dove migrano i giorni pigri

e graffiano il tremulo orizzonte

che lontano s’assottiglia

e risuona di muti silenzi

spiaggiati,

vuote conchiglie al sole

d’ un arenile biondo.

Maria Cavallaro

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Nonna in attesa: La sciarpa e le scarpette


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Nell’attesa di diventare nonna mi sono dilettata a lavorare questa sciarpa a punto puff per il mio nipotino, è un lavoro divertente e cresce in fretta e sebbene sembri complicato, una volta imparato si esegue con facilità. Ho trovato il punto in rete e me ne sono subito innamorata. Ho adoperato 800 gr di lana merinos mista al 50% per evitare l’infeltrimento, dal momento che sono capi che si lavano spesso. Una volta ultimata ho stirato la sciarpa col ferro a vapore alla temperatura  lana, mettendo sull’asse un asciugamano di spugna per non appiattire il lavoro e ho stirato prima dal rovescio e poi dal dritto, frapponendo un panno e senza appoggiare troppo il ferro. Così il lavoro si è livellato senza perdere la sua caratteristica e ha acquisito morbidezza. Le scarpine le ho realizzate sempre seguendo un tutorial, ma adattando i punti alla mia lana, che ho scelto abbastanza sottile perché le scarpine vanno messe sotto le tutine e devono essere calde, ma non ingombranti.

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Io mi diletto in cucina: i tortelloni di ricotta e spinaci



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Oggi ho preparato i tortelloni ricotta e spinaci, il tempo più fresco mi invoglia a stare in cucina per preparare delle buone pietanze per la gioia dei miei cari.

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Pasta:
300 g di farina
3 uova fresche 
1 pizzico di sale
Ripieno:
3 mazzetti di spinaci freschi
250 g di ricotta ben sgocciolata
1 tuorlo di uovo
60 g di Parmigiano Reggiano sale, pepe

Per condire: 40 g di burro

1. Preparate la sfoglia con la farina, le uova e un pizzico di sale. Impastatela bene e fatela riposare per 30 minuti protetta con pellicola.

2. Lessate gli spinaci in pochissima acqua, scolateli, strizzateli e tritateli finemente.

3. In una terrina amalgamate alla ricotta il tuorlo e gli spinaci

4. Insaporite con il Parmigiano Reggiano grattugiato, un pizzico di sale e pepe.

5. Tirate la sfoglia e tagliate dei quadrati di 6/7 cm di lato.

6. Su ogni quadrato ponete un poco di ripieno.

7. Chiudeteli a triangolo, rigirate e piegate i tortelloni.

8. Cuocete i tortelloni in abbondante acqua salata, scolateli e passateli in padella con burro fuso e salvia.

9. Serviteli cosparsi di abbondante formaggio grattugiato.

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Divagazioni parapolitiche


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Aggrappati a questo spazio indifeso navighiamo la vita e questo mare di tristezza che ci assale dagli schermi, dove pure il Papa si arrabbatta coi suoi prelati disubbidienti e la politica vomita parole inutili. Marionette dai gesti sterotipati si parlano addosso per non far sentire quel che si dicono. Ma cavolo è di noi che parlano, del nostro futuro, della vita dei nostri figli e dei nostri nipoti, eppure sembra che si facciano una guerra personale, dove anche il moderatore annaspa e ogni tanto fa togliere l’audio, quando non riesce a controllare le sue galline. Ma la storia è ovunque la stessa, è il potere l’arma vincente, cosa importa se i vecchi muoiono, vittime di violenza e rapine, vittime della sanità maldestra e dei tagli alle prestazioni mediche? Costano troppo allo stato, è più facile farli fuori senza aiuti, prima se ne vanno e meglio è, ma non si accorgono che anche la nostra politica è piena di vecchi aggrappati ai loro vitalizi con le unghie e coi denti, che si tengono a galla saldi alle loro poltrone in questo mare di ruberie e malversazioni, che a volte vanno in galera, ma subito escono perchè la loro condizione di vecchi è incompatibile col carcere e vanno ai domiciliari nelle loro ville tra i fumi preziosi delle loro cucine, nei letti dalle lenzuola di lino, nell’abbraccio affettuoso delle loro complici famiglie. Ma dove stiamo andando mi chiedo, come hanno fatto a portarci in questa situazione ridicola? Sembriamo foglie morte in uno stagno, galleggiamo senza futuro in balia degli eventi e dei demolitori che ci divorano a poco a poco, mentre dalle piazze irritate gridiamo il nostro disagio e la nostra rabbia per le bollette pazze che non potremo mai pagare e per le case che non ci sono, mentre la politica dice che l’Italia è in ripresa e i posti di lavoro aumentano di giorno in giorno, mentre i consumi(?) salgono e sale anche la fiducia degli investitori.

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Il pettirosso


 

 

 

 

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Stamattina un pettirosso è venuto a saltellare tra i miei pensieri, mi guardava curioso con quel suo occhietto nero, mentre beccava sul balcone invisibili briciole e se ne andava avanti e indietro senza paura. Ritorna ogni anno ai primi freddi e sparisce d’improvviso a primavera, mi piace pensare che sia sempre lo stesso, anche se son sicura che non è vero e resta a farmi compagnia tutto l’inverno. Io gli butto le briciole della tavola e lui si abitua a questa fonte di cibo sicura e ritorna tante volte durante la giornata, si familiarizza con noi e non ha paura, un inverno sono riuscita a farmelo salire quasi sulle mani ed era bello vederlo beccare così da vicino, un esserino così piccolo e così perfetto nei suoi atteggiamenti, nei suoi colori, nelle sue abitudini che segue il suo progetto di vita racchiuso in quel capino così vivace e guardingo.

 

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Io mi diletto: la mia poesia Sintesi di luce


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Cerco appendici di luce

nei nostri arcobaleni di sabbia,

luce nel meriggio che

che incombe infuocato e stanco,

e nei tuoi occhi di giada

catturo pagliuzze d’oro,

sintesi estrema

di illuminati specchi.

Noi e la luce,

simbiosi catartica

di una vita che percorre

parallele di sentimento

e giorni pigri,

dove è l’attesa che urge

su binari di fantasia,

distesa e inerte

in un lambire d’onda,

accarezzata

dalla tua mano d’amore.

Maria Cavallaro

@

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Profumi di novembre


11novembre2013

e023d591Scivola ottobre stanco
sul suo tappeto di foglie
ingiallite e trite
e novembre gli porge la mano
dalla solitaria panchina
sotto i castagni spogli.
Sale l’ odore
del giovane vino
e opulenza di funghi
s’aggiunge
all’umido effluvio
della terra bagnata,
nel grigio,
dopo la pioggia.

Maria Cavallaro

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