Archivio | maggio 2016

L’albero che non c’è più.


 

 

 Robinia pseudoacacia L_ - Fabaceae - Robinia, Gaggia (12)

Ci sono cose che non si dimenticano, come quell’albero , una robinia dai molteplici fiori bianchi e profumati, che annoso cresceva di fronte casa mia, sacrificato in nome del progresso e della speculazione edilizia. Era una festa e ancora ne ricordo il profumo al mattino e all’imbrunire. Cresceva al limitare di un muro di cinta di una casa padronale, vicino all’invito del cancello d’ingresso e si protendeva sulla strada alla ricerca del sole. La casa era disabitata da tanti anni e gli anziani del quartiere si sedevano a chiacchierare nel piccolo spazio antistante al cancello, sedendosi sul cippo in pietra lavica che sporgeva dal terreno, accavallando le gambe per tenersi in equilibrio, qualcuno si portava la sedia da casa e passavano lì le mattinate, godendo del fresco, del canto degli uccellini e del profumo dei fiori. Anche i ragazzini si fermavano magari appoggiando le bici al muro e inventando giochi con le figurine. Era un punto di ritrovo per tutti, l’unica cosa che mi dava un po’ fastidio erano i fiori appassiti, che, cadendo numerosi e leggeri, si depositavano sul selciato e rotolavano per giorni ad ogni alito di vento, entrandomi perfino in casa. Adesso il piccolo incavo di fronte al cancello non c’è più e nemmeno l’albero, non c’è più il cippo in pietra lavica e nemmeno i vecchietti e i fanciulli. Tutto è cambiato, i vecchietti stanno in casa di riposo, i fanciulli si imbambolano davanti ai videogiochi, al posto dei fiori appassiti davanti al cancello e per la via , rotolano i volantini pubblicitari che il progresso distribuisce numerosi su tutto il territorio. Tanti anni sono trascorsi, i vecchietti di allora non ci sono più, lo zio Turi col suo ventaglio, lo zio Saro che cavalcava la sedia col suo pancione prominente, il Sagrestano, lo zio Alfio u’ carcararo, sordo con l’apparecchio acustico che gli fischiava nell’orecchio, Saru u’ caddozzu, un uomo rude e insofferente e altri che non sto ad elencare, ma che sono passati con la loro storia sotto l’albero che non c’è più.

 

Rifiorisce ad ogni stagione
l’albero antico,
di uccelli rifugio
e d’ombre generoso.
Rifiorisce ancora
nei miei pensieri,
con il mormorio dei vecchi
e il vocio dei fanciulli
ai giochi intenti
sotto le foglie prone.
MC@

Robinia pseudoacacia

Io mi diletto: La mia poesia Lo specchio dei baci


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Metto fra me e il tempo

virgole di fumo

e sbuffi di malinconia,

poi guardo intorno

e niente è chiaro come la vita,

che è amore.

Tu ci sei,

è amore il tuo sguardo,

adesso è solo amore,

anche il dolore è amore,

che sgorga impotente

a colmare i tuoi occhi smarriti.

Rumoreggia l’ansia del cuore

che si pettina allo specchio dei baci,

mentre si accendono

le prime luci della sera

e per me

è ora di andare.

MC@

Io mi diletto: La mia poesia Amore di nonna


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Nel tuo pensiero

scuoto le mie foglie

come albero d’autunno

che aspetta

primavere incerte.

Adesso altro non voglio

se non la luce della tua innocenza,

di quel tuo sorriso

che strappa le lacrime

e quel capino tremulo

che cerca rifugio

al suo sonno,

dove nascondersi,

come ala di rondine

al primo freddo.

Ti amo

d’un amore caldo

che scorre nelle vene,

trasfusione di vita

che nasce

dal tuo sguardo appagato,

quando abbassi le palpebre

e dormi sereno

nel mio canto.

MC@

 

 

Due poesie per emozionarci un po’!


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Maestrale

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Petali bagnati

sui laghi della coscienza

attutiscono i rumori del cuore

mentre come soffio di vento,

turbina l’amore

e il tempo grida

le sue rughe

sui volti lavati dalle tempeste.

Giaccio all’ombra delle mie attese

e scorgo i miei pensieri

in fila,

silenziosi e muti,

diventar sorrisi e coccole

per ingannare le angosce

d’un vuoto

che non si colma

e conficca le sue mani adunche

nelle anse della mente,

che tace

come acqua cheta

che attende il maestrale.

@MC

 

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Odori dell’anima

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Turbina l’anima

in questo pensiero sciolto

e mi lascio andare

come su un prato di margherite,

dove ti incontro ogni giorno

come tanto tempo fa.

Non ho tempo per fuggire,

sono le tue mani che voglio

e corro come allora

nel pensiero di te,

mentre l’anima

turbina

e s’adagia

tra odori di zagara

e limoni.

@MC

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La mia poesia “Amore diverso” Ha vinto il primo premio


 

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Visceri distorte

da un urlo che non trova la via

e doloroso si torce

nell’animo,

e mette nel cuore

le aggrovigliate radici

di una pena tagliente.

Io diversa,

madre di bimbi mai nati

e tante volte sognati,

cullo nel pensiero

le mie visceri vuote

e la morta speranza

e fra le braccia il tepore

d’un cuscino che non piange

e la mia pena .

Poi il mio vuoto di donna

echeggia d’ altri pianti

e vivo

questa urgenza d’amore negato,

dove la mia solitudine porta il sorriso,

dove il colore della fame

si mescola al bruno della pelle d’Africa,

e nella missione d’amore,

di figli mi circondo

e il cerchio si chiude

colmando

la mia diversità

d’amore diverso.

MC@

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Auguri mamme!


 

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Buona domenica a tutti e buona festa della mamma!

Auguri a tutte le giovani mamme che vivono la loro maternità come un punto di partenza, alle mamme meno giovani che continuano la loro missione d’amore nel dono di sè ai figli e ai nipotini. Auguri anche alle mamme che sono volate in cielo, perchè la Mamma è un dolce pensiero che ci segue per tutta la vita e anche quando non c’è più, resta per noi un punto di riferimento e in questo vive per sempre.

La ninna nanna del trenino


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In una casa con il giardino

gioca un bimbetto col suo trenino

ciufciuuuuf!!!!

Abbaia il cane giù nel giardino,

fa miau miau un bel gattino

e ciuf ciuff passa il trenino.

ciufciuuuuf!!!!

Il bimbo ha sonno nel suo lettino

di legno bianco lindo e carino

e fuma il treno dal suo camino.

ciufciuuuuf!!!!

Canta la mamma la ninna nanna

e nel camino arde la fiamma,

il bimbo piange nel suo lettino

e ciufciuf fischia il trenino.

Tutuuuuu!!!!

Canta la mamma, passa il trenino

abbaia il cane, miau fa il gattino,

il bimbo dorme nel suo lettino

dorme e sorride, fischia il trenino.

Tutuuuuuu!!!!

MC@

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