L’albero che non c’è più.


 

 

 Robinia pseudoacacia L_ - Fabaceae - Robinia, Gaggia (12)

Ci sono cose che non si dimenticano, come quell’albero , una robinia dai molteplici fiori bianchi e profumati, che annoso cresceva di fronte casa mia, sacrificato in nome del progresso e della speculazione edilizia. Era una festa e ancora ne ricordo il profumo al mattino e all’imbrunire. Cresceva al limitare di un muro di cinta di una casa padronale, vicino all’invito del cancello d’ingresso e si protendeva sulla strada alla ricerca del sole. La casa era disabitata da tanti anni e gli anziani del quartiere si sedevano a chiacchierare nel piccolo spazio antistante al cancello, sedendosi sul cippo in pietra lavica che sporgeva dal terreno, accavallando le gambe per tenersi in equilibrio, qualcuno si portava la sedia da casa e passavano lì le mattinate, godendo del fresco, del canto degli uccellini e del profumo dei fiori. Anche i ragazzini si fermavano magari appoggiando le bici al muro e inventando giochi con le figurine. Era un punto di ritrovo per tutti, l’unica cosa che mi dava un po’ fastidio erano i fiori appassiti, che, cadendo numerosi e leggeri, si depositavano sul selciato e rotolavano per giorni ad ogni alito di vento, entrandomi perfino in casa. Adesso il piccolo incavo di fronte al cancello non c’è più e nemmeno l’albero, non c’è più il cippo in pietra lavica e nemmeno i vecchietti e i fanciulli. Tutto è cambiato, i vecchietti stanno in casa di riposo, i fanciulli si imbambolano davanti ai videogiochi, al posto dei fiori appassiti davanti al cancello e per la via , rotolano i volantini pubblicitari che il progresso distribuisce numerosi su tutto il territorio. Tanti anni sono trascorsi, i vecchietti di allora non ci sono più, lo zio Turi col suo ventaglio, lo zio Saro che cavalcava la sedia col suo pancione prominente, il Sagrestano, lo zio Alfio u’ carcararo, sordo con l’apparecchio acustico che gli fischiava nell’orecchio, Saru u’ caddozzu, un uomo rude e insofferente e altri che non sto ad elencare, ma che sono passati con la loro storia sotto l’albero che non c’è più.

 

Rifiorisce ad ogni stagione
l’albero antico,
di uccelli rifugio
e d’ombre generoso.
Rifiorisce ancora
nei miei pensieri,
con il mormorio dei vecchi
e il vocio dei fanciulli
ai giochi intenti
sotto le foglie prone.
MC@

Robinia pseudoacacia

2 thoughts on “L’albero che non c’è più.

  1. Ma lui continua a fiorire nel tuo pensiero e nel tuo cuore con i ricordi e le storie a lui legati. Il tempo passa tutto cambia…ma non mi piace tanto…tutto questo andare avanti a cosa ci sta portando? Preferisco e ricordo anch’io con nostalgia i tempi di allora. Un abbraccio, Tina❤

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  2. Sono i ricordi, sia belli che dolorosi che mentengono intatti emozioni del nostro passato
    Come la vita di quell’ albero, annullato al dio progresso
    I tuoi versi sono belli, sinceri,profumati di nostalgia

    Buon week end a te
    Mistral

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