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Il merlo di città


 

 

 

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Con il costante aumento del numero delle gazze in campagna, i merli, per sfuggire alla loro ingordigia che li induce a divorare le uova e i piccoli di tante specie di uccelli provocandone la diminuzione, si sono trasferiti negli agglomerati urbani allietando con i loro canti i cortili e le villette di città. Ecco perché sul rampicante che cresce copioso nel mio cortile, ho notato il via vai  di mamma merla che trasportava fra il becco grandi boccate di erbe secche e in men che non si dica ha preso forma il nido, costituito da un’ enorme quantità di materiale appoggiato su un incrocio della pianta. Speriamo che la signora merlo non si senta disturbata dalla nostra presenza nel cortile e covi in tranquillità le sue uova, il posto è tranquillo, lontano dai gatti e dalle gazze, nascosto dal fogliame, così fra meno di quindici giorni le uova si schiuderanno e sentiremo il pigolio dei piccoli merli. La natura è madre di sé stessa e riesce ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali, tanto da indurre questi uccelli da sempre abitatori dei boschi e delle campagne, a spingersi fra gli uomini, nella speranza di trovare un posto tranquillo per perpetuare la loro specie, sfuggendo allo scempio provocato da una razza protetta e in grande espansione e allietando le nostre mattinate e i pomeriggi col loro canto melodioso.

 

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Pensieri in bianco e nero


 

 

 

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S’insinua il soffio
Nel mattino di febbraio
E schiamazza
Rumoroso il merlo
Nel cortile,
Dove sbocciano
Le violette
Nascoste
Al primo sole.
Punge ancora
La malinconia
E da lontano
Guardo il mare,
Una tavola d’argento
Nella luce che l’accarezza
e placa
All’occhio
che altro non vede
E pensa in bianco e nero.

@ Maria Cavallaro

 

Il vento di marzo


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L’inverno lancia un ultimo colpo di coda alla primavera che incede, le giornate si sono allungate, ma ancora andiamo in giro coi vestiti pesanti perché fa freddo. Il sole si veste di nuvole, a tratti si mostra e affida al vento il suo calore. Sono già appassite le viole e il mio cortile timido, presenta qua e là nuove macchie di colore. Un merlo innamorato gorgheggia al mattino e al tramonto fino a sera, ma è strano questo freddo a primavera inoltrata e questo vento che spinge i passanti e quasi si vede strisciare dietro gli angoli, attraversare le fessure, strofinarsi sull’erba tenera e sull’edera che ricopre i muri.  Sono gli ultimi dispetti di marzo, aprile già è alle porte, i peschi sono in fiore e affidano alle mille dita del vento i rosei petali!

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