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la mia poesia :Viandanti


maggio

 

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Attraversiamo il tempo
Come viandanti stanchi,
Ci specchiamo nelle pozzanghere
Tra le fronde d’un albero
Antico come i nostri passi
E non vediamo farfalle
Mentre rotolano
Petali di giorni
Ai margini del viale.
Ci chiediamo
Dove siamo andati
E se siamo mai partiti,
Mentre scandagliamo la marea
E risuona l’eco stanca
del nostro andare
Tra pieghe di vita
E albe prodigiose di speranza.

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Pareva di sì…..


 

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Buongiorno carissimi!
Pareva di si, ma non ce l’abbiamo ancora fatta e mentre ascolto le ultime notizie, traccio la sinusale della mia memoria e rivivo i tempi che sfuggono tra governi e governicchi, tra fanciullezza e anzianità. Mi accorgo che la mi vita ricalca il vissuto dei miei cari, con qualche opportunità in più, con tanti crucci in più, ho preso i loro malanni e ci ho messo del mio e guardo sfuggire i giorni come petali appassiti nella malinconia. Io non ho vissuto la guerra, ma nulla ha più senso, quando vivi i giorni senza progettare, accoccolato nella pigrizia, aspettando il cambiamento che non arriverà mai. Mi annoia questo quotidiano tuonare del mezzo televisivo che ci angustia con apocalittiche previsioni per il futuro. Vorrei starmene a guardare il mare con le sue vele tremule, o seduta sotto un albero a contare fili d’erba e succhiando il nettare dei fiori come un’ape laboriosa, vorrei capovolgere la cupola di questa esistenza problematica, per riempirla di rose e dormire a lungo sui petali senza pensieri. Mi annoiano questi manipolatori di popoli, questi succhiatori delle risorse altrui che si adoperano per rimpinguare le proprie disseminando di cadaveri la nostra bella Italia, si perché la gente non ce la fa più a vivere: in questo clima di incertezza, aumentano le depressioni, ma anche i piccoli reati quotidiani e le strategie al limite della legalità, volte al fine di sopravvivere e alla fine il carico diventa insopportabile, qualcuno non ce la fa e si lascia cadere dall’alto, in un ultimo desiderio di leggerezza.

 

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L’uomo nel barattolo


 

 

 

Young man trapped in a glass jar on a city street

 

Il legislatore dovrebbe essere il garante della res pubblica, ma la ricerca del bene pubblico è stata surclassata dalla spasmodica ricerca del bene personale e ciò ha permesso il dilagare della corruzione e quindi la morte del bene comune e l’ammalarsi dell’ambiente. Noi siamo ridotti a vivere immobili e stretti come dentro barattoli di vetro infrangibile, chiusi insieme alle nostre cose e a ciò che resta dei nostri patrimoni. Guardiamo fuori dalla parabola di vetro che ci imprigiona, ma non possiamo più interagire alla ricerca del nostro tornaconto, i nostri soldi, non fruttano più e diminuiscono di giorno in giorno, le nostre case si svalutano e nessuno le vuol comprare, le borse e le banche sono in crisi. Se per investire i soldi volessimo comprare altre case, lo stato ci divorerebbe con le tasse che non possiamo più pagare e restano anche esse infruttuose perchè le persone non possono pagare gli affitti, il lavoro per i giovani non c’è, le pensioni sono nel mirino del governo che si rifà sempre sulle fasce più deboli che non hanno voce in capitolo, la volontà della maggioranza, intesa come la somma delle volontà individuali non esiste più. Ci sentiamo scoraggiati e la popolazione invecchia perché dobbiamo anche ridurre al minimo i figli , praticamente ci hanno rubato anche i frutti dell’amore. Viviamo in un clima di paura perchè i latrocini comuni sono all’ordine del giorno e la legge dello stato è assente, la gente vuole armarsi, ma dentro il barattolo di vetro i proiettili ci rimbalzano addosso e chi spara per difendersi si mette nei guai. Non siamo messi bene, rischiamo anche l’estinzione e stiamo uccidendo il pianeta. Ci resta solo la speranza che la storia è fatta di corsi e ricorsi, ma è solo una speranza!

 

 

 

Filosofando: Il panta rei


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Il “Panta rei” è da sempre una filosofia di vita che non mente, forse la società moderna presa dalle sue attività frenetiche non se ne accorge, ma siamo particelle intercambiabili di un mondo in divenire, parti di un progetto cosmico che l’uomo non può cambiare. Nonostante gli sforzi della scienza siamo ben lontani dall’aver risolto i problemi della terra, anzi ne abbiamo creati di nuovi e molto gravi. Sarebbe opportuno che ci voltassimo un attimo indietro per riflettere!

Estate di Sicilia


 

E’ un pendolo questo tempo cui stiamo abbracciati nella calura che ci artiglia il corpo stanco, mentre i giorni costruiscono la vita e la terra arsa sembra bere la linfa delle piante che si attorcigliano rinsecchite. Gocce dal cielo non hanno fatto in tempo a bagnare la terra che già sono evaporate lasciando intorno uno strano odore di bruciato. Questa è l’estate di Sicilia, un caldo breve ma intenso, un mare che rigenera, una cena a base di granita e brioche col tuppo, una pizza all’origano, il rosso di un’anguria sulla tavola imbandita, un odore di pane appena sfornato e di caffè al mattino sotto il pergolato.

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Pensiero d’attesa.


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Il tempo dell’attesa si muove più lentamente dei sogni, che vanno avanti e indietro portando il cuore sul binario dei pensieri. Se cessasse tutto questo rumore, potrei sentirne il battito scandire i giorni in questo conto a ritroso che è il gioco della vita.

Il profumo di noi


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Lascio il tempo scivolarmi sulla pelle, come non lasciasse traccia e ascolto il mio cuore bambino esultare nel profondo, felice di esistere nella sua libertà interiore, dove non contano gli anni, ma i semi che lasciamo, la bellezza che siamo riusciti a trasmettere, il nostro canto d’amore universale che emana dal profumo di noi.

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Sognando il passato


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Il passato non si cancella mai, ma diventa come un sogno, un’isola del cuore e della mente, dove ci rifugiamo ogni tanto per ritrovarci e dove i ricordi belli e brutti convivono come purificati e nobilitati, simili a delle porcellane racchiuse in teche di cristallo davanti alle quali ci fermiamo senza poterle toccare, ma il nostro sguardo ne gioisce e la mente entra in sintesi con l’artista che le ha create. In fondo noi siamo gli artisti del nostro passato e rifugiandoci nei ricordi entriamo in sintesi con una parte di noi, una teca preziosa inaccessibile agli altri, dove la gioia e il dolore arrivano levigati, quasi sbiaditi provocando uno stato di dolce abbandono e la gioia di esistere per poterli raccontare.

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Briciole


 

 

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Quel che resta non è mai troppo nè troppo poco, se lo gustiamo a briciole, assaporandolo lentamente per inebriare il gusto e coltivare l’illusione che non può finire. Nasciamo uomini e diventiamo formiche. In fondo cos’è la vita se non una continua illusione, uno sbriciolarsi di tutto nel bene e nel male? Crollano i ponti più arditi, i grattacieli d’acciaio, crollano le convinzioni e il potere, passano anche i grandi uomini e di tutto restano solo briciole di ricordi.

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Mi aggiro negli spazi della mente.


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Cos’è un pensiero, se non una piuma alata, quando lieve fluttua nell’aria che la sostiene come un soffio gentile in un mattino di primavera! Accarezzo i miei pensieri con sguardi di luce, li accompagno e galleggio con loro negli spazi della mente, li accelero, li spingo, poi li adagio piano per gustarne l’intensità e infine li sollevo e li affido al vento che li dissolve e li porta via sgretolandoli in nebulose di sospiri malinconici. Amo questo accoccolarsi della mente nel suo spazio vitale, in questa privata dolcezza, in questo incondivisibile pudore, dove l’ego cura le sue ferite e attinge linfa vitale per un nuovo giorno da vivere nell’unicità dell’essere pensante.

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