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Il miracolo della neve


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Lento scende il miracolo della neve e il vento lo scompiglia, i fiocchi impauriti dal sibilo sinistro, mulinando si posano sui tetti e piano piano di sé tutto imbiancano. Che meraviglia! Per noi in Sicilia, nel mio paesino in riva al mare, è un fenomeno inconsueto che si specchia nei nostri ricordi bambini. Penso a mio padre che in una fredda mattina di gennaio raccolse una palla di neve con le sue mani nude, abituate al freddo dell’inverno e me la portò nel letto in una bacinella. Quanta gioia! Avevo meno di sei anni e non avevo mai visto la neve. Penso a lui quando cade la neve, alla sua gioventù fatta di amore e cose semplici come una palla di neve raccolta per me e poi svanita in una pozza d’acqua, come le nostre vite che si dissolvono nell’acqua dei ricordi. Felice chi come me ha cose belle da ricordare, fiocca ancora la neve lenta, piccoli fiocchi confusi nel vento, già un raggio di sole accarezza i tetti e scioglie il bianco strato che gocciola dalle grondaie fino a sparire.

 

Banane di Sicilia


 

 

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La Sicilia è una terra generosa che dà frutti magnifici in tutte le stagioni. Si coltivano anche i banani, più per uso ornamentale che per i frutti. Infatti i banani fioriscono tutto l’anno, ma solo a fine estate danno dei caschi magnifici, maturi sull’albero dai frutti cremosi e dolcissimi, dalla forma e dal sapore diversi da quelle in commercio. Nei miei ricordi di bambina c’era un bellissimo bananeto dal quale il mio papà ogni tanto mi portava queste banane piccole e tozze, ma dal cuore dolcissimo , così un giorno chiesi a mio marito di mettere una pianta nel nostro giardino. La pianta è cresciuta, si è moltiplicata e ogni anno a fine estate raccogliamo dei caschi bellissimi e maturi, perché hanno goduto tutto il solleone e se calcoliamo che l’Africa è a noi molto vicina, il clima estivo è favorevole alla maturazione delle banane, che nelle altre stagioni restano piccole e dure e anche quando maturano sono immangiabili.

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Prima pioggia!


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Passano i giorni e dopo il ferragosto l’estate comincia a perdere il suo smalto, piove d’improvviso sulla terra, che beve riarsa come un cuore assetato d’amore, piove sulla scogliera bruna, che d’improvviso ha smesso la veste a colori e come d’autunno biancheggia il mare e languono tristemente le passerelle di legno dai tettucci di canna sgocciolanti e muti. Due gabbiani sfidano l’onda con virate rapide e precise e poi nel cielo si destreggiano in eqilibrio, come minuscoli deltaplani in volo, fino a diventare due virgole nel grigio che non accenna a schiarire. Repentino questo cambiamento della natura si legge sui volti dei bagnanti che guardano le onde timorosi dai balconi e sui volti dei ragazzini i quali aspettano che spiova per andarsene in giro con gli stivali e le biciclette centrando le pozzanghere, incuranti dell’acqua perchè in fondo, è ancora estate!

L’albero che non c’è più.


 

 

 Robinia pseudoacacia L_ - Fabaceae - Robinia, Gaggia (12)

Ci sono cose che non si dimenticano, come quell’albero , una robinia dai molteplici fiori bianchi e profumati, che annoso cresceva di fronte casa mia, sacrificato in nome del progresso e della speculazione edilizia. Era una festa e ancora ne ricordo il profumo al mattino e all’imbrunire. Cresceva al limitare di un muro di cinta di una casa padronale, vicino all’invito del cancello d’ingresso e si protendeva sulla strada alla ricerca del sole. La casa era disabitata da tanti anni e gli anziani del quartiere si sedevano a chiacchierare nel piccolo spazio antistante al cancello, sedendosi sul cippo in pietra lavica che sporgeva dal terreno, accavallando le gambe per tenersi in equilibrio, qualcuno si portava la sedia da casa e passavano lì le mattinate, godendo del fresco, del canto degli uccellini e del profumo dei fiori. Anche i ragazzini si fermavano magari appoggiando le bici al muro e inventando giochi con le figurine. Era un punto di ritrovo per tutti, l’unica cosa che mi dava un po’ fastidio erano i fiori appassiti, che, cadendo numerosi e leggeri, si depositavano sul selciato e rotolavano per giorni ad ogni alito di vento, entrandomi perfino in casa. Adesso il piccolo incavo di fronte al cancello non c’è più e nemmeno l’albero, non c’è più il cippo in pietra lavica e nemmeno i vecchietti e i fanciulli. Tutto è cambiato, i vecchietti stanno in casa di riposo, i fanciulli si imbambolano davanti ai videogiochi, al posto dei fiori appassiti davanti al cancello e per la via , rotolano i volantini pubblicitari che il progresso distribuisce numerosi su tutto il territorio. Tanti anni sono trascorsi, i vecchietti di allora non ci sono più, lo zio Turi col suo ventaglio, lo zio Saro che cavalcava la sedia col suo pancione prominente, il Sagrestano, lo zio Alfio u’ carcararo, sordo con l’apparecchio acustico che gli fischiava nell’orecchio, Saru u’ caddozzu, un uomo rude e insofferente e altri che non sto ad elencare, ma che sono passati con la loro storia sotto l’albero che non c’è più.

 

Rifiorisce ad ogni stagione
l’albero antico,
di uccelli rifugio
e d’ombre generoso.
Rifiorisce ancora
nei miei pensieri,
con il mormorio dei vecchi
e il vocio dei fanciulli
ai giochi intenti
sotto le foglie prone.
MC@

Robinia pseudoacacia

Neve di Sicilia


 

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In questa fredda mattina di gennaio, curiosando fra le immagini di internet, ho trovato un pò di stranezze di Sicilia, quanto mai attuali in questi giorni di freddo in cui la neve è tornata ad imbiancare i paesi etnei creando una atmosfera per noi alquanto insolita, è infatti uno strano contrasto vedere la neve sui banani, sugli olivi, sugli aranci e sui ficodindia, piante notoriamente amanti del sole.( le foto sono prese dal web e rappresentano le nevicate degli anni recenti.

Neve di Sicilia

Stranezze di neve,

perle sulle spine

dei ficodindia irti

e di zucchero spargi gli aranci

grevi di frutti succosi

e gli ulivi intagliati,

mani gelate

come preghiere

rivolte al cielo.

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