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Pensieri d’una mattina d’estate.


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Seduta all’ombra nel mio cortile osservo comignoli consumati, anneriti da fumi passati e mi viene in mente l’odore del pane fresco nelle mattine d’inverno, quando le massaie si alzavano presto per infornare le candide forme, che sfrigolavano sui piccoli carboni rimasti sul pavimento del forno, mandando quel classico odore di focaccia che fa il pane appena infornato. Il comignolo più vicino si staglia sullo sfondo di una grande pianta di jucca, che esibisce bianchi lampadari di madreperla circondate da spade di foglie acuminate, come verdi gorgiere a far da corona. Sul culmine del tetto della casa antistante, un colombo stira le ali e col becco si pulisce le variegate piume del collo, poi agitandosi tutto, dopo aver lasciato cadere i suoi escrementi, spicca il volo e si posa sull’antenna più vicina facendola dondolare. E’ domenica mattina e dalle cucine sale un odore di soffritto e di ragù, la bignonia è tutto un ronzare di api e i fiori esausti cadono sul pavimento, incrementando un tappeto arancione, che almeno due volte al giorno provvedo a rimuovere. Accarezzo il basilico, fronzuto e verde godendo del suo profumo intenso che racchiude tutti gli odori dell’estate e mi viene in mente la mia vecchia nonna che alta e magra, coi capelli ricciolini raccolti sulla nuca in una crocchia intrecciata, ne portava sempre un rametto in tasca odorando come la mia fioriera. Si intreccia la vita dei cortili di paese, il presente e il passato continuano a creare suggestioni ed io le raccolgo perché non vadano perdute.

 

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Siamo venuti dall’acqua!!!


 

 

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Quando ricomincio ad andare al mare è come ritornare lì da dove siamo venuti, mi immergo nel liquido elemento e ritrovo la leggerezza dell’anima e del corpo, mi allontano per allargare il mio orizzonte al di là della fascia costiera di nera pietra lavica e mi impadronisco del paesaggio. Le persone sul lungomare si fanno sempre più piccine e la vita sembra quasi brulicare sui legni delle passerelle e sugli angoli reconditi, dove si rifugiano i bagnanti in cerca di tranquillità. Mi distendo nell’acqua e mi invade un senso di positività che allontana i pensieri e i malanni delle ossa, l’acqua all’inizio fredda, avvolge le membra e sembra riscaldarsi a contatto con la pelle mentre l’odore di salsedine sale su per le narici diventando parte di me.

 

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Pioggia d’estate


 

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Piove malinconia sul cuore giovane dell’estate che avanza, mi annoia questo continuo ticchettare sulle foglie nuove del mio cortile, non è tempo di poggia, ma di uccellini che hanno fatto il nido e già i piccoli sono nati e aprono le boccucce affamate alle piccole prede che i genitori portano loro con solerzia. Mi affascina la pazienza e l’amore di questi esserini che sanno accudire la loro prole e guardo il cielo grigio, pensando agli umani e ai loro comportamenti e piango dentro di me.

 

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Andando per castagne!


 
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In questo periodo sento la voglia di montagna, di quell’umido odoroso di foglie morte, di quel cielo che rimbomba cavo, come fosse una cupola aliena posta sulle nostre teste. Che buono quel panino con la cotoletta fredda che ogni tanto tiri fuori per dargli un morso! Mi sembra di essere a scuola, quando il panino con la mortadella non arrivava mai alla ricreazione. Che gioia trovare le prime castagne, lucide e grosse come giganteschi chicchi d’ambra, nascoste tra le foglie e poi sentire, al primo alito di vento, quel rumore metallico delle castagne che cadono battendo sui tronchi. E’lì che ti dirigi nella speranza di trovarle e gioire poi di quei piccoli tesori dal cuore generoso e bianco, dalla buccia ancora tenera e pelosa. Quando le trovi ti viene voglia di coccolarle e già pensi al loro crepitare sul fuoco, mentre attendi con l’acquolina in bocca, che si cuociano, per addentarle ancora bollenti, dopo esserti scottate le dita. Sono sensazioni nuove, anzi vecchie, nascoste nell’animo dalla voglia d’estate e di mare, che riaffiorano alle prime piogge, ai primi sentori d’autunno e per chi come me, vive tutto l’anno al mare, la prima passeggiata in montagna costituisce un vero richiamo della natura, il ritrovarsi in una dimensione diversa, con le orecchie che schioccano e le nuvole più vicine sulla testa, mi pare di avvertire anche qui quel senso di appartenenza al creato, che mi circonda con lo svettare dei tronchi e quella dolce solitudine che si nutre di silenzio, squarciata ogni tanto dal gracchiare roco delle gazze e dei corvi tra le querce. Dopo la camminata ci sediamo su un muretto a confrontare il bottino di castagne e a consumare quel che resta del panino e quel dolcetto preparato apposta per la colazione a sacco e poi di nuovo verso casa, con la pelle sudata e una grande serenità nel cuore.

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Contrazioni


Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Non ho avuto voglia di scrivere in questi giorni, è come avere un magone dentro che si somma al nostro quotidiano, fatto anch’esso di pensieri e preoccupazioni. Meglio tacere quando i clamori superano la soglia dell’anima e la sorte si accanisce per portare a termine un progetto nefasto che non lascia prevedere i suoi sviluppi. Penso che la natura non sappia quel che fa, o sono gli eventi che si ingarbugliano e gli uomini si trovano in trappola perchè forse dovevano essere altrove, perché il luccichio di fragili alternative alla quotidianità ottunde i sensi e abbassa la guardia. In un attimo la bellezza e l’insolito diventano mostri, trappole mortali e sul candore di quella neve ora spicca il rosso della nostra fragilità e il grigio di questo affannarsi di uomini e mezzi, in un alternarsi di dolore e speranza dove la montagna tace, quasi ignara di tanta pena.

Contrazioni

Scricchiolare
Di ragnatele antiche
Nell’anima che si contrae,
È la pena
D’un bianco piangere
A cui poche risposte s’attendono
In questo scavare frenetico
Di mani gelide.
E intanto il grigio
Dei passi stanchi
Aspetta invano
Appeso a un filo
L’eco d’un gemito.@MC

La casa di Olga


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Olga era ritornata come ogni anno, ai primi di settembre , quando la folla di bagnanti si era già allontanata dalla spiaggia di sabbia, un arco mutevole che quest’anno era diventato quasi un muro tra l’onda e il bagnasciuga. Se lo portava dentro questo mare, lei nata tra i monti, aveva scoperto su un sito di affitti questa villa sul mare e se ne era innamorata. Veniva a settembre per i costi più contenuti e perchè non amava la confusione e prenotava da un anno all’altro, per paura di non trovarla disponibile. Era troppo grande per una sola persona quella casa raffinata ed ampia, ma lei che viveva in una casa modesta e piccola in quei giorni lasciava vagare il suo spirito per le stanze e per il giardino dove le piaceva cercare gli ultimi fichi zuccherini che si nascondevano tra le foglie ruvide e lattiginose. A sera accendeva delle candele profumate nel bagno, uno stereo un pò retrò ma efficiente con della musica rilassante e si immergeva nella vasca in un bagno tiepido che la gratificava delle docce veloci che faceva a casa sua dove non aveva una vasca. In quella casa giocava a fare la principessa, si avvolgeva nella sua vestaglia di seta e leggeva un pò prima di addormentarsi. Questo settembre era arrivata nel pomeriggio, aveva entrato i bagagli e subito si era avviata verso la spiaggia per respirare un pò di salsedine. Era quasi il tramonto e il sole insanguinava la superficie del mare come un vecchio pagliaccio moribondo e i gabbiani salivano in alto, per scivolare lungo parabole d’aria e volare sul pelo dell’acqua perdendosi nella luce rossastra della sera. Olga salì sugli spuntoni di roccia che anche quest’anno emergevano dalla sabbia, ritrovò il suo punto di osservazione preferito e si sedette senza pensieri, in fondo lei non lasciava nulla per cui preoccuparsi oltre il lavoro di ragioniera in un’azienda casearia e viveva questi giorni di ferie con grande rilassatezza. Il mare diventava sempre più rosso e il grigio della sera copriva già il cielo alle sue spalle come una coltre bruna. L’acqua era calma e in quell’ultimo barlume di luce Olga pensò che sarebbe stato bello fare un bagno, ma era scesa senza indossare il costume e anche se avesse fatto una corsa per andare a metterlo non sarebbe riuscita a fare il bagno con la luce, doveva coglier l’attimo. Si guardò intorno, solo una barca di pescatori all’orizzonte, sulla spiaggia le ultime orme evidenti erano le sue, si tolse il vestito, poi si guardò ancora intorno e si tolse anche l’intimo, scese piano dal suo punto di osservazione e si calò nel mare assaporando la piacevole sensazione dell’acqua che invadeva le sue nudità, copriva i suoi fianchi eleganti e infine i suoi capelli, che lasciò galleggiare fluenti per un pò e poi si immerse nell’abbraccio totale del mare. Che sensazione! Si sentiva padrona di questo angolo di mondo, l’acqua le dava una gradevole sensazione di calore attorno al collo e si trastullava piacevolmente sul pelo dell’onda. Intanto l’oscurità si era infittita e Olga pensò che sarebbe stato prudente uscire dall’acqua prima del buio completo, così si avvicinò alla roccia per andare a recuperare i suoi vestiti, quando ebbe la sensazione che qualcuno la guardasse ed ebbe la percezione di un lampo di luce nella villa accanto alla sua, poi infilò il leggero vestito sulla pelle bagnata, raccattò gli indumenti e le scarpe e si avviò verso casa affondando i piedi nella sabbia. Entrò dal cancelletto e accese la luce in giardino, si sciacquò i piedi con il tubo dell’acqua ed entrò in casa dove si preparò il bagno in fretta , aveva fame, consumò i resti del pranzo a sacco che si era portato da casa e andò a letto, sprofondando in quel materasso morbido e avvolgendosi nelle candide lenzuola che profumavano di lavanda. La svegliò il sole già alto , in frigo trovava sempre qualcosa di buono, lasciatole come benvenuto dal giardiniere che veniva a portarle la chiave e si prendeva i soldi dell’affitto, così fece colazione con jogurt e caffè, sgranocchiò una mela e poi si vestì per il mare, guardandosi allo specchio soddisfatta per il costume acquistato con gli sconti prima di partire, le donava proprio, uscendo diede uno sguardo alla bici da signora che spolverata e lucida faceva bella mostra di sè nel patio e si ripropose di fare un giro in paese di sera per andare a mangiare una pizza. La prima giornata di mare trascorse felicemente, si spalmava ogni tanto di crema protettiva e poi si stendeva sul telo a prendere il sole, poi ancora un bagno e un altro ancora, lontani sulla spiaggia pochi ombrelloni e poco distante da lei una sdraio e un ombrellone arcobaleno che sventolava all’aria ancora calda. Ripensò al lampo di luce che aveva visto la sera prima uscendo dall’acqua nuda e istintivamente si voltò a guardare verso le finestre della villa: erano aperte con le tende azzurre e gialle abbassate e dei tappeti erano appesi al balcone. Allora quest’anno la casa era abitata! Attese con ansia che qualcuno venisse a fare il bagno, ma invano, nel pomeriggio l’ombrellone era sparito e nessuno si intravedeva dalle finestre della casa. A sera indossò degli abiti sportivi e prese la bici per recarsi in pizzeria. La strada era transitata, specialmente durante il fine settimana ed era sabato, così camminava radente al muro pedalando dolcemente. Giunta al locale in prima serata non c’era ancora tanta gente, ma il gestore che la conosceva ormai dagli anni precedenti le diede il benvenuto con dei piccoli antipasti e presto le servì una pizza fumante e croccante che lei cominciò a mangiare con precauzione per non scottarsi il palato. Mentre sorseggiava la sua birra alla spina servitale in un alto bicchiere gelato, ebbe di nuovo l’impressione di essere osservata, davanti a lei un uomo stava seduto solo a un tavolo, sgranocchiando pistacchi e noccioline e sorseggiando una birra uguale alla sua. Appena alzò lo sguardo dal piatto, l’uomo sollevò garbatamente il calice verso di lei, che, un pò confusa a sua volta levò in alto il suo imitandone il gesto e abbassando il capo in segno di saluto. Ma chi era quell’uomo? Non lo aveva mai incontrato gli altri anni, ma lui l’aveva salutata come se la conoscesse. Ritornò a casa pedalando velocemente, voleva rientrare presto, si sentiva inquieta, quella presenza le dava pensiero. Guardò le finestre della villa accanto cercando conforto in una sebbene sconosciuta presenza e vide che una sola era accesa, si rifugiò nel suo bagno senza fare il solito rituale di candele e bagno caldo e andò a letto timorosa, lasciando le luci accese al piano di sotto. Dormì con un occhio solo, rigirandosi nel letto e si alzò presto con l’intenzione di fare un bagno mattutino e con grande sorpresa rivide l’ombrellone e la sdraio e un uomo che a grandi bracciate nuotava verso il largo. Si posizionò un pò discosta e cominciò a scendere in acqua lentamente, l’uomo ritornava indietro e lei curiosa più che mai, voleva vederlo uscire dall’acqua. Era lui, l’uomo della pizzeria, un fisico asciutto, un costume firmato, la pelle abbronzata e i capelli bagnati gli scendevano sul collo formando dei riccioli sparsi. Non perse tempo a presentarsi, era Gabriele, il vicino di casa, aveva trascorso lì tutta l’estate e approfittava di questi ultimi giorni di quiete per fare qualche altro bagno in questo mare che sembrava di cristallo. Lei intimidita dalla sua presenza pronunciò poche parole e poi si tuffò nuotando sott’acqua per nascondere il rossore che le era salito al pensiero che quell’uomo avesse potuto vederla nuda la sera prima. Dal momento che erano gli unici bagnanti su quel tratto di mare continuarono a chiacchierare del più o del meno per tutta la mattinata, poi si salutarono rientrando ognuno a casa sua. Olga non sapeva nulla di quell’uomo solitario eppure la incuriosiva o forse l’attraeva con i suoi modi garbati e l’aria elegante. Fece la doccia nella piccola pagoda che si trovava vicino al cancello sulla spiaggia e poi con la bici si recò in paese per fare un pò di spesa. Comprò della carne, del pane, dell’uva e dell’insalata e si fece preparare un panino perchè non aveva voglia di cucinare. I giorni scorrevano sereni e il suo amico della spiaggia non mancava al suo appuntamento mattutino, lei lo raggiungeva e facevano lunghe nuotate chiacchierando, senza mai sfiorarsi, poi un mattino che il mare era agitato, Olga non scese in spiaggia, ma indugiò nel letto fino a tardi e fu allora che suonò il campanello della sua porta. Scese dal letto infilando la sua vestaglia e con grande sorpresa vide il giardiniere che le recava un bigliettino, era un invito a pranzo nella villa accanto, presa alla sprovvista accettò d’impulso, capì subito che l’uomo della spiaggia era il suo padrone di casa. Mille pensieri , mille domande le si affollavano in testa e vampate di calore le bruciavano le gote già arrossate dal sole. Si fece una rapida doccia, si vestì col suo abito migliore, quello che portava sempre, ma non indossava mai, si pettinò con cura, sgranocchiò nervosamente una mela e si presentò alla porta. Gabriele la accolse sorridente e cordiale, lei entrò in quella villa e con stupore si accorse che era uguale a quella in cui abitava lei, erano state costruite dalla sua famiglia tanti anni prima, due ville gemelle, una per i suoi genitori e una per lui e la sua futura sposa. Seppe durante il pranzo che un triste giorno un brutto incidente in barca gli aveva portato via il suo amore e lui per tanti anni non era più ritornato alla villa sulla spiaggia, a quel mare che gli aveva rubato il suo futuro. Parlarono a lungo e infine le loro solitudini li strinsero in un abbraccio improvviso, spontaneo, non calcolato. La vacanza volgeva al termine, gli ultimi bagni furono meravigliosi e coinvolgenti , il loro rapporto si fece più intimo e lei pianse al momento di partire. Gabriele la accompagnò all’aeroporto col suo pickup, ma le promise che sarebbe andato a trovarla tra i suoi monti il prossimo inverno. Fu lì che Olga si accorse di aspettare un bimbo, ma non gli disse nulla, lui le telefonava spesso e quando ormai aveva perso la speranza di vederlo, Gabriele arrivò per portarla via dalla neve nella loro villa sul mare, dove nacquero i loro bimbi, due gemelli dagli occhi di cielo e dai capelli di sole. Olga si ambientò benissimo nella villa sul mare e sul finire dell’estate ogni tanto scendeva in spiaggia all’imbrunire, avvolta nel suo accappatoio e come in un rituale si immergeva nuda in quel suo mare, Gabriele la guardava dalla finestra, poi scendeva anche lui e l’aspettava con l’accappatoio in mano, la avvolgeva nel suo abbraccio e insieme ritornavano in casa dove crescevano i loro piccoli e il loro amore.

Maria Cavallaro

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Pensieri autunnali


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S’infiltra il sole in queste sfumature d’autunno e la terra è sazia, ha ingurgitato lenzuoli d’acqua nella notte buia.
Le foglie vecchie, frustate dalla furia, giacciono nell’umido del cortile
dove si aggirano silenziosi millepiedi e lumache dalla scia argentata.
In questo lento trasformarsi ci adagiamo, ci trasformiamo anche noi, si trasformano i nostri pensieri, germogliano di nuovo nella frescura dell’aria, fumano come muretti al sole nel mattino. Io mi dondolo in questa atmosfera nuova rincorrendo i miei silenzi, le mie emozioni, costruendo muri di parole fragili, che vengono giù appena mi distraggo un pò e la memoria vacilla, persa in questi giri mentali che evaporano in questo tenue raggio di sole.