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Il lievito madre e il piacere di fare il pane!


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Oggi ho fatto il pane con il lievito madre e sono così contenta della riuscita che voglio postarlo qui per conservarne il ricordo.  Ieri pomeriggio alle quindici ho rinfrescato duecento gr di lievito con duecento gr di farina di semola e 80 gr di acqua tiepida  e l’ho messo a lievitare nel forno spento con la luce accesa. A mezzanotte con il mio robot anni 80, ho impastato per 30 secondi 800 gr di farina di semola setacciata, con il lievito sciolto in 450 gr di acqua tiepida e 16 gr di sale aggiunto alla fine sciolto in un pochino di acqua. Ho fatto le forme e ho lasciato a lievitare nel forno spento con la luce accesa tutta la notte. Mentre io dormivo i fermenti lavoravano nel mio impasto. Stavo in pensiero perché non avevo sorvegliato la lievitazione e mi sono alzata presto, le forme erano bellissime, raddoppiate di volume pronte per la cottura. Ho acceso il forno al massimo e ho infornato sulla leccarda riscaldata al piano basso del forno, abbassando la temperatura ogni dieci minuti fino a 200 gradi. Ho cotto per tre quarti d’ora e ho lasciato ancora un po nel forno spento. E questo è il risultato!

 per il lievito madre segui il video https://www.youtube.com/watch?v=M1rMU7gQU18.

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Case di Sicilia: Un delizioso loft tutto da vivere!


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  Finemente arredata, la casa, in stile siciliano, recentemente ristrutturata(2013), rende ogni soggiorno una gradevole pausa di relax, in un ambiente con ampi spazi dotati di ogni confort. Accoglie i suoi ospiti con un piccolo balcone con vista su un limoneto e si apre su un’ampia stanza soggiorno con divano letto e parete attrezzata. Da qui si accede a un delizioso soppalco, dove si annida graziosamente una stanza matrimoniale con parquet e tetto coibentato con travi a vista. Segue un’ampia cucina completa di elettrodomestici e corredo e dei comodi servizi per la toilette e il menage domestico. Per finire uno spazioso cortile dal quale si gode la vista dell’Etna, permette di poter consumare i pasti all’aperto e dà accesso a una piccola terrazza solarium. La casa è situata in ottima posizione strategica e permette escursioni nel raggio di cento km in tutte le migliori località della la Sicilia orientale: Taormina, Il parco dell’Etna, Acireale, Catania, Acitrezza, Piazza Armerina, Siracusa. Situata a cento metri dal mare, offre lo spettacolo di una spiaggia di rocce nere di origine vulcanica, che si immerge in un mare cristallino, dove potersi tuffare e prendere una abbronzatura meravigliosa. Sagre e percorsi enogastronomici e artistici si svolgono nelle località vicine, ricche di barocco e paesaggi mozzafiato, di pasticcerie e luoghi di ristoro, dove gustare le specialità rinomate del luogo come pesce fresco e vini locali, paste di mandorle e di pistacchio, arancini, granite, gelati e cannoli.

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Insufficienza venosa, il nemico delle gambe


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L’ insufficienza venosa cronica è una malattia subdola, che ti divora piano piano le gambe, creando non pochi problemi, soprattutto durante la stagione estiva. Io ci convivo da oltre dieci anni , da quando ho avuto il primo episodio di tromboflebite, in seguito al quale la mia gamba sinistra è entrata in sofferenza. La malattia infatti, mi ha provocato un danno permanente all’apparato valvolare, con conseguente reflusso di sangue venoso, ma nel periodo estivo anche l’altra gamba per così dire sana, risente del caldo e mi dà i suoi problemi. Il sintomo  più comune è il gonfiore , che si accentua ai primi caldi, soprattutto nelle ore serali, con conseguente pesantezza e sensazione di prurito, determinato da una infiammazione della superfice cutanea che si presenta poco omogenea, arrossata e molto delicata. Basta infatti un piccolo urto e  l’escoriazione può trasformarsi in un’ulcera quanto mai  fastidiosa e difficile da risanare. Per curare la mia malattia assumo dei Cumarinici che mi tengono il sangue fluido, evitandomi i tanto dolorosi episodi di tromboflebite, ai primi caldi prendo delle Diosmine, sotto forma di integratori alimentari, sfruttando gli effetti benefici del mirtillo nero sul microcircolo. Per la secchezza della pelle, che tende a squamarsi in quanto poco nutrita, adopero degli oli e delle creme per il corpo, che danno un certo sollievo. Sarebbe utile indossare delle calze elastiche, ma d’estate risultano per me un pò complicate, dal momento che vado al mare e riposo il pomeriggio, quindi dovrei metterle e levarle tante volte al giorno e non è semplice. Dal mare traggo un grande beneficio, infatti il nuoto e l’acqua fresca attutiscono gli effetti del caldo, dandomi non poco sollievo, così vado al mare tutte le mattine e nei giorni più caldi anche al pomeriggio. Possono essere utili anche delle camminate di almeno mezz’ora a passo sostenuto e  senza tacchi, oppure la cyclette e tenere un cuscino sotto il materasso, in modo che durante il riposo le gambe restino più alzate rispetto alla testa. Insomma, per contrastare l’insufficienza venosa ci vuole movimento, costanza nelle cure e uno stile di vita sano, non si guarisce, ma si soffre un pò meno e si rallentano gli effetti devastanti che il progredire della malattia provoca.

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Sos calcare, come pulire i cristalli del box doccia…


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Avete a casa vostra un box doccia semicircolare, con tanti spruzzi e cascatelle d’acqua rilassanti e due antine scorrevoli di cristallo? Io ce l’ho da un pò di tempo, ma ora comincia a mostrare i suoi anni e le belle antine di cristallo si sono sporcate di calcare  e nonostante abbia speso una fortuna in detersivi  e abbia provato tutti i rimedi della nonna, quali aceto, limone o bicarbonato, non sono riuscita a fermare la corsa inarrestabile dell’odiosa patina, che a poco a poco ha coperto tutta la superficie delle ante. All’inizio le asciugavo, ma alla fine dovevo fare un’altra doccia specialmente d’estate, così ho deciso di lasciar perdere, le pulivo dall’interno ogni volta che facevo la doccia, ma senza dedicarci più di tanto, così il mio box è diventato vergognosamente brutto e un giorno ho deciso di usare un metodo drastico, prima di sostituirlo con uno nuovo che avrebbe fatto irrimediabilmente la stessa fine in breve tempo data l’eccessiva  durezza dell’acqua, convinta che qualora si fosse rovinato un pò sarebbe stato sempre meglio di vederlo macchiato e opaco. Così mi sono recata in garage, dove mio marito tiene i suoi attrezzi e fra le varie carte abrasive ho scelto quella a grana sottile che usano i carrozzieri per levigare le riparazioni prima di verniciare, poi ho preso uno spray anticalcare che avevo in casa e ho spruzzato il vetro, dopo un pò, con olio di gomito mi son messa a strofinare con la carta abrasiva la superficie che rilasciava una saponata biancastra. “Vuoi vedere che viene via?” mi son detta. Ebbene si, ho lavato e asciugato l’anta, poi sono uscita dalla doccia e ho chiuso i due vetri, una bellezza!!!!il vetro pulito accanto a quello sporco brillava come nuovo. Certo, a voler essere pignoli, in controluce ancora qualcosa si vede, ma il risultato è accettabile e penso che migliorerà se nelle pulizie giornaliere, invece della solita spugna, adopererò ancora la carta abrasiva, che è resistente all’acqua e non costa neanche tanto. Non provate sulle ante di plex glass, le rovinereste, ma il cristallo che è duro non ha riportato neanche un graffio. Lo stesso sistema si può adoperare  per togliere quegli odiosi bordi scuri che si formano all’interno dei sanitari, vi assicuro che per un pò non li vedrete.

AHHHHHHHH!!!! Muratori in casa!


Vi è mai venuta la geniale idea di abbattere una parete per allargare un pò la cucina? Una piccola insignificante parete, dal momento che bisognava rifare la cucina per sopraggiunti limiti di età, abbatterla sembrava un gioco, invece non potete immaginare la mia povera casa linda e ben tenuta con le sue piante fiorite, i vasi di basilico e prezzemolo e il cortile sempre ordinato… oh mio Dio, cosa è passato….un uragano, il ghibli, la bora tutti insieme!!!! Dovete sapere che per abbattere la piccola insignificante parete abbiamo dovuto spostare certi mobili pesanti, dietro i quali abbiamo scoperto una infiltrazione di umidità, ragion per cui intervenendo per coibentare si è rovinato il pavimento dell’altra stanza e del corridoio. Ma il corridoio era rivestito con un lambrì di legno che si è dovuto togliere, ahhhhhhh!!!!! anche dietro il legno l’umidità aveva corroso le pareti. Abbiamo dovuto scorticare tutto l’intonaco marcio. Andando avanti, nel frattempo che stiamo ripristinando la cucina e le pareti, non sarebbe il caso di ammodernare anche l’impianto elettrico, l’impianto idraulico e le due porte piccole e scomode e fare qua e là qualche presa d’aria? Risultato? Il piano terra è tutto sottosopra, il garage è diventato un deposito di laterizi, nel soggiorno c’è un deposito di mobili sotto uno strato di polvere rossa, sembriamo nel deserto, ho paura di vedermi spuntare da un momento all’altro un cammello in salotto. Per non parlare del materiale uscito dalla demolizione, una quantità impensabile che stiamo smaltendo a poco a poco. Mi chiedo quando finirà e come potrò riprendere la mia vita normale, perchè adesso vivo nel rustico in mansarda, che è l’unico posto lontano dallo sfacelo, anche se devo dire che a me piace stare quassù, dove ho un grande ambiente accogliente e luminoso, con una magnifica vista dell’Etna e del mare. Quassù però d’estate fa caldo, invece nel mio cortile ombreggiato a piano terra passo dei pomeriggi incantevoli, ma di questo passo ho paura che prenderò la tintarella in terrazza. Se vi dovesse venire l’idea di abbattere una piccola insignificante parete… due metri per tre… pensateci due volte!

 

Scienza in cammino


 

 

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La televisione mette in onda ogni giorno Tg sempre pieni di sciagure, uccisioni, drammi della follia, ma ogni tanto trasmette anche qualche notizia buona, infatti  è proprio di questi giorni la notizia che un giovane atleta statunitense tetraplegico da quattro anni a causa di un incidente, è tornato a muovere qualche passo grazie all’impianto di elettrodi sulla parte bassa della spina dorsale. Questa notizia mi ha particolarmente scossa, mi ha risvegliato  tanti ricordi legati a una storia che tanto ha colpito  la mia famiglia e si è protratta dolorosamente per ben tredici anni……. era il lontano 1980, il 2 di agosto, quando verso le 14 mi giunse l’agghiacciante notizia di un incidente accorso a Rosario, il più piccolo dei miei cugini. Aveva solo diciassette anni: un tuffo in mare ed era rimasto in acqua paralizzato dopo aver sbattuto la testa. Corsa in ospedale, diagnosi drammatica: aveva le cervicali rotte con lesione del midollo spinale. Trasportato con un aereo militare a Padova, fu dimesso dal centro dopo un mese senza alcuna speranza di sopravvivere.  Ma era un ragazzo forte, alto e muscoloso, riuscì a superare la crisi e sopravvisse su una sedia a rotelle per ben tredici anni con l’esile uso delle mani, amorevolmente assistito dai genitori. Il fratello  allora ventitreeenne, si recò anche in America per consultare un luminare della materia, il quale lo accolse con grande benevolenza, tanto da ospitarlo anche nella sua dimora, ma purtroppo non c’era nulla da fare, la diagnosi era esatta. Gli studi sugli animali erano già a buon punto, ma per gli uomini bisognava aspettare ancora una decina di anni , disse il medico…….Questa notizia mi ha fatto riemergere tanti ricordi…. di anni ne sono passati trenta…. e proprio di questi sensori impiantati oggi al giovane atleta parlava allora il medico americano, la scienza ha percorso un lungo cammino, ma a lentissimi passi, lenti come i deboli passi che oggi è riuscito a muovere questo giovane, però si è concretizzato un risultato che sembrava impossibile, si è aperta una nuova via per i tanti che sempre più spesso restano vittime di incidenti che li condannano all’immobilità. Rosario non potrà più beneficiarne, ma la scienza ha dato il via a un cammino di speranza, che speriamo al più presto possa migliorare i suoi risultati.

 

Come riconoscere un ictus cerebrale…


Un’ amica che ha subito un ictus ed è riuscita a superarlo, mi ha invitato ad un gruppo su Facebook, che tratta argomenti connessi a questo tipo di malattia il più delle volte mortale , ma spesso molto invalidante. Ho aderito al gruppo senza mai averlo visitato, confesso, non sapevo come fare per trovarlo, oggi che ho capito come fare, mi sono trovata a leggere diverse esperienze. Questa che vi sottoscrivo è molto interessante e istruttiva per la salute di tutti noi. Se la diffondiamo possiamo salvare la vita  a qualcuno, così ho pensato di metterla in un post, se volete potete prenderla e diffonderla come meglio credete, se aggrediamo il nemico, avremo più possibilità di sconfiggerlo!!!!

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Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l’ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un ictus, Federica sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall’attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l’ictus!!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia.
Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10 persone,
si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.

Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il Globo, usiamo i collegamenti per essere d’aiuto a noi ed agli altri.