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Tempo d’estate


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Sento sulla pelle

Il calore del tempo d’estate

e srotolo gomitoli  di pensieri

sulla battigia dell’anima

dove giacciono,

essiccati resti di vissuto,

come legni lustrati dall’onda

che si ripete infaticabile

tra ciottoli e conchiglie,

lisciando i granelli di sabbia.@Mc

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Il sogno della befana


Stanotte la befana

solleva la sottana,

inforca la sua scopa

e va per tutta Europa.

Dolcetti ai bimbi buoni

ai cattivi carboni.

Le calze preparate,

pulite e non bucate,

appese sul camino

saran piene al mattino

di dolci e caramelle

cadute dalle stelle.

Felici e sorridenti

i bimbi son contenti,

e già la vecchierella

della sua scopa in sella,

ritorna nel suo regno

svanendo dentro un sogno.

Maria Cavallaro@

 

 

La ninna nanna della capanna


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Vien Natale con le renne

la porchetta e le cotenne,

nel presepe piccolino,

nasce e piange un bel bambino.

E’ Gesù sceso dal cielo,

trema avvolto nel suo velo,

lo riscalda la sua mamma,

non c’è latte non c’è fiamma,

solo un bue e un asinello

e di paglia un bel fascello.

San Giuseppe imbacuccato,

fa da babbo al neonato,

mentre scendono i pastori

giù dai monti con i cori

e le nenie melodiose

delle loro cornamuse.

Portan doni al bambinello,

cacio latte e qualche agnello,

portan doni i re d’oriente

con la stella risplendente,

proprio sopra la capanna

ninna nanna ninna nanna!

Maria Cavallaro @

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L’aria di Natale


L’aria di Natale è arrivata, l’ho sentita ieri sera, ma non è l’atmosfera, i regali gli addobbi, è per me qualcosa di diverso, è una sensazione che provo verso la metà di dicembre, quando uscendo di casa sento quel non so chè di tagliente che mi accarezza il viso, il primo freddo che induce ad aggiungere una coperta in più, il plaid sulle gambe la sera sul divano. Io lo chiamo il freddo di Gesù Bambino perchè in Sicilia, specialmente sulla costa, il primo sentore d’inverno giunge a Natale e a parte qualche pioggia momentanea in autunno, appena il tempo si ristabilisce, ritorna quel tepore autunnale che si protrae fino a dicembre inoltrato, quando la prima neve imbianca il cocuzzolo dell’Etna. Da noi la neve cade solo sulla Montagna e sul presepe che profuma di borotalco.

Felice giornata a tutti e buon fine settimana!

Un anno dopo.


Un anno è passato, un anno di vita diversa durante il quale ho dovuto somatizzare incubi, paure, preoccupazioni per una malattia che ho dovuto combattere con un intervento chirurgico, che mi è stato praticato un anno fa, proprio come oggi. Non è stata una passeggiata, ma un viaggio , 22 giorni di sofferenza tra un reparto e l’altro, tra un ospedale e l’altro, il tutto perché sono affetta da trombofilia e ogni intervento mi mette in pericolo di vita. Le mie gambe infatti hanno risentito dell’intervento e mi hanno dato non pochi fastidi, ma i medici previdenti mi hanno inserito un filtro nella vena cava, che mi ha salvato la vita, ma che mi ha creato un sacco di guai nel post operatorio. Durante questi giorni di ospedale ho incontrato di tutto, efficienza, umanità, disinteresse e malasanità, ho incontrato tante belle persone, pazienti e medici, infermieri e personale paramedico, dal punto di vista umano è stato un arricchimento, ma dal punto di vista personale ho subito uno stress indicibile, specialmente a causa di persone che non facevano bene il loro lavoro sulla pelle degli ammalati. Ma non voglio più annoiarvi con il mio racconto che sarebbe lungo e triste, preferisco dire che adesso sto bene e grazie alla prevenzione sono qui a raccontare la mia storia.

Quattro scatti al tramonto


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Da fermi abbiamo camminato nel tramonto dietro a drappi di nuvole, dove il grigio lottava col rosso e avvolgeva il campanile, meta di un gabbiano solitario che sfruttava le correnti d’aria per lasciarsi andare giù giù, fino al pelo dell’acqua, infiammata anch’essa e tremolante d’un rosso cupo. Dove prima avevamo intravisto uno spruzzo di arcobaleno, ora lottavano rutilanti spade di fuoco che ancora filtravano da dietro la montagna, attraversando le nuvole. L’Etna maestosa cominciava a oscurarsi, fino rimanere una sagoma tagliata nel chiarore d’un sole ormai spento, un tratto a matita disegnato nel cielo da uno scolaretto inesperto. Si intravedeva appena la sagoma di una barchetta di pescatori, come un bianco fantasma che si dondolava pigramente,legata a una corda. Quando decidemmo di rientrare, avvertivamo nell’animo quella gioiosa serenità che si prova quando si è assistito a teatro a un bello spettacolo. Quale spettacolo infatti è più vero di quello che ci offre la natura! A saperlo guardare coi giusti occhi, riusciamo a cogliere attimi irripetibili e cangianti, come se un regista ardito si divertisse a mutare la scena davanti a noi, unici ammiratori di protagonisti immobili come la montagna, il cielo, il mare e il campanile.