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Pensieri autunnali


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S’infiltra il sole in queste sfumature d’autunno e la terra è sazia, ha ingurgitato lenzuoli d’acqua nella notte buia.
Le foglie vecchie, frustate dalla furia, giacciono nell’umido del cortile
dove si aggirano silenziosi millepiedi e lumache dalla scia argentata.
In questo lento trasformarsi ci adagiamo, ci trasformiamo anche noi, si trasformano i nostri pensieri, germogliano di nuovo nella frescura dell’aria, fumano come muretti al sole nel mattino. Io mi dondolo in questa atmosfera nuova rincorrendo i miei silenzi, le mie emozioni, costruendo muri di parole fragili, che vengono giù appena mi distraggo un pò e la memoria vacilla, persa in questi giri mentali che evaporano in questo tenue raggio di sole.

 

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Io che sono nata sul mare


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Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

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Io mi diletto: La mia poesia Notti di ghiaccio


 

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Divoro
notti di ghiaccio
e perle di pensieri
infilo,
accarezzo
collane di sogni
di ombre abbracciate
dopo la malinconia,
attraverso archi
di euforia incontenibile,
spenti
nello sguardo avido della notte.
Fuggo,
vate dei miei carmi,
scritti con la bava del vento,
magie d’anima
sul pelo dell’acqua
nel tremolio dell’onda lasciva
che li trattiene appena
e poi li frantuma.

Maria Cavallaro

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Diapositiva di un mattino d’estate


 

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Salta il sole sulla coda dell’aurora mentre il giorno si asciuga il viso con gli ultimi strappi di nuvole e si specchia nel mare piatto. Volano alti due gabbiani per poi lasciarsi cadere fino a radere l’onda con le ali e afferrare in volo un pesciolino guizzante sul pelo dell’acqua. Come mi piace guardare quella barca a vela che sembra immobile, eppure va lentamente, gonfia di quel vento leggero che sempre spira al largo! Sembra dipinta su una tela di seta, dove i colori indugiano a prendere forma, per poi mutarsi nell’attimo fuggente, creando uno scenario in movimento dalle tinte tenui e cangianti che vive nel silenzio. Unico sottofondo a tale meraviglia lo sciabordio dell’onda, che a tratti si infrange stancamente sulla nera scogliera rumoreggiando.

 

Io mi diletto:La mia poesia Il sorriso del buio


 

 

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Senza respiro
nell’odore di noi
ci guarda da lassù
quella luna a metà,
l’ultimo sguardo
attraverso una nuvola
si perde
in questo strano silenzio
di carezze ambrate,
di gorgoglii d’acqua,
di riflessi d’argento
sul crespo dell’onda.
Sorride il buio
e del suo velo veste
le dune distese
sul solletico
della bionda sabbia
e il canto invidioso
delle sirene.

Maria Cavallaro

 

Io mi diletto: La mia poesia “Le tue mani”


 

 

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Crepitano
come ricordi gettati sul fuoco,
questi ciocchi di legno
rubati alla neve
e rischiarano il nostro silenzio,
affollato di fantasie
costruite al di là del muro.
Nel cosmo d’un sentimento
che serra la gola,
sento
le tue mani
come acqua sui fianchi,
e conto
i rintocchi gravi
d’un pendolo,
quando del giorno
si fa luce il tuo sorriso.
Mi alzo vestita d’aurora,
e cade quel velo di nubi
intinte d’un fragile azzurro,
che si adagia sui desideri
coprendo
le mollezze della notte.

Maria Cavallaro

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