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io mi diletto: La mia poesia Avanzi


 

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Ho percorso

le dune della mente,

ho triturato avanzi di tempo

e ho bevuto temporali d’autunno.

Quante sere

in cui ho guardato

la solitudine della luna

adornarsi

delle chiome degli alberi,

ignorando il dolore

come appartenuto a un’altra vita.

Eppure lì ho giaciuto

complice delle mie attese

e mi sono levata,

non era ancora il tempo

di rimanere,

allora,

ho attraversato i suoi occhi

come se fossero

le porte del mare.

Maria Cavallaro@

 

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Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro

Io mi diletto: La mia poesia


 

 

Silhouette d’amore

 

Brezza di sale

su petali di rosa,

le mie labbra

che attendono

polpastrelli di velluto

e calore di baci.

Nella notte,

dove mi allontano,

silhouette d’amore

che ha spento il tempo,

vivo finchè sarà

il mio giorno infinito.

Amo

il nostro ritrovarci

in questi chiaroscuri

d’attese,

animi protesi

che si cercano,

come mani di alberi

sfuggiti alla tempesta

in un cielo di nuvole.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia Vento di Natale


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Sorge il sole pallido

sugli alberi,

ancora rossi d’autunno

nelle ultime foglie

e più in alto

bianca la neve

infreddolisce il Natale.

Mi par di sentire

echi di cornamuse

in questi soffi di vento

che si rotolano sulla montagna

e gelidi scivolano a valle.

Mi par di sentire

le preghiere

della povera gente

in questi soffi di vento

e il pianto dei bimbi

dagli occhi grandi

e dalle gote rosse,

che attendono un Natale

senza doni,

guardando le vetrine

illuminate invano.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


 

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Natale per la via

Sento l’aria del Natale
scivolarmi calda sul collo
mentre assorta
cammino nella sera,
tra vetrine e luccichio d’abeti.
E una nenia sorge
dalla penombra,
dove accoccolato
suona il suo organetto
un artista di strada.
Malinconia
d’un Natale diverso
mi coglie
in quelle note
e un brivido freddo
emana
da quel presepe
di colori,
dipinto sul selciato
e riscaldato
dal fiato d’un cane.

Maria Cavallaro

fuego19[3]

 

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