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Pensieri dietro i vetri appannati.


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Come è strano sentirsi a volte, in questi giorni d’inverno, come una foglia caduta che compie tortuosi percorsi nei rivoli d’acqua che scendono al mare dopo la pioggia! Traportata dal suo mulinare inconscio, aggira gli ostacoli e riprende la corsa nelle lacrime del tempo, è ignara della meta o forse sa, ma travolta dall’acqua, inebriata dall’inarrestabile energia si abbandona priva di forze al suo minuscolo peso. Non ha voglia di opporsi, scivola guardando il cielo aspettando la meta e ripensando all’albero di cui fu ornamento e vanto, verde e fiera nei giorni d’estate.

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Memorie natalizie


 

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Si accende l’albero di luci colorate e diffonde nell’aria un odore che non c’è più, è nella memoria quell’odore di pino e di terra bagnata, ricordo le nostre spedizioni in montagna a raccogliere il pungitopo e poi dopo la passeggiata nel bosco tornavamo alla macchina con le mani piene di rametti pieni di bacche , facendo a gara su chi aveva trovato il rametto più ricco di palline rosse. Scendendo acquistavamo l’albero vero, con la sua zolla intrappolata nella rete, lo sceglievamo con cura testando la tenuta degli aghi e sperando in cuor nostro che potesse sopravvivere per un altro anno. Ci fermavamo poi in un piccolo panificio per acquistare i biscotti, che dalle vetrinette facevano bella mostra accendendo il desiderio, erano biscotti al cioccolato, succulenti e grassi ricchi di mandorle e nocciole che mangiavamo per strada, ma portandone un po per tutti a casa.
Quando eravamo giovani il Natale aveva un altro sapore, ora non andiamo più per pungitopo, ne ho un vaso che si è formato negli anni dalle bacche che io mettevo nella terra e in questi ultimi anni produce delle bacche sui piccoli rami che io taglio e porto in casa. Nemmeno l’albero ha odore perché è finto, ne abbiamo acquistato uno bellissimo con degli aghi che sembrano veri e ogni anno cerchiamo di addobbarlo in modo diverso per dargli un nuovo aspetto e lo profumiamo con l’odore della memoria. Potremmo andare su per comprare i biscotti al cioccolato, ma non posso mangiarli più quindi è meglio non andare. Era più allegro il Natale perché più allegri erano i nostri cuori, avevamo accanto i genitori, eravamo giovani e in salute, ma ora guardiamo la nostra stella cometa, il nostro piccolino che sboccia ogni giorno e ridiamo mentre pensiamo a un regalo per strappargli un sorriso.

 

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La mia poesia: Tulipani


 

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Mi immergo
in questo mio non pensare,
raccolgo dimensioni nuove
e attendo.
Non c’è vita
nell’alito di vento
che si insinua
tra le foglie
dell’albero antico,
tutto cade
tra i miei passi
e il viale sembra infinito
nei miei non distinguo
e mi chino
sui tulipani che reclinano il capo
senza odore.

@MC

 

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L’albero che non c’è più.


 

 

 Robinia pseudoacacia L_ - Fabaceae - Robinia, Gaggia (12)

Ci sono cose che non si dimenticano, come quell’albero , una robinia dai molteplici fiori bianchi e profumati, che annoso cresceva di fronte casa mia, sacrificato in nome del progresso e della speculazione edilizia. Era una festa e ancora ne ricordo il profumo al mattino e all’imbrunire. Cresceva al limitare di un muro di cinta di una casa padronale, vicino all’invito del cancello d’ingresso e si protendeva sulla strada alla ricerca del sole. La casa era disabitata da tanti anni e gli anziani del quartiere si sedevano a chiacchierare nel piccolo spazio antistante al cancello, sedendosi sul cippo in pietra lavica che sporgeva dal terreno, accavallando le gambe per tenersi in equilibrio, qualcuno si portava la sedia da casa e passavano lì le mattinate, godendo del fresco, del canto degli uccellini e del profumo dei fiori. Anche i ragazzini si fermavano magari appoggiando le bici al muro e inventando giochi con le figurine. Era un punto di ritrovo per tutti, l’unica cosa che mi dava un po’ fastidio erano i fiori appassiti, che, cadendo numerosi e leggeri, si depositavano sul selciato e rotolavano per giorni ad ogni alito di vento, entrandomi perfino in casa. Adesso il piccolo incavo di fronte al cancello non c’è più e nemmeno l’albero, non c’è più il cippo in pietra lavica e nemmeno i vecchietti e i fanciulli. Tutto è cambiato, i vecchietti stanno in casa di riposo, i fanciulli si imbambolano davanti ai videogiochi, al posto dei fiori appassiti davanti al cancello e per la via , rotolano i volantini pubblicitari che il progresso distribuisce numerosi su tutto il territorio. Tanti anni sono trascorsi, i vecchietti di allora non ci sono più, lo zio Turi col suo ventaglio, lo zio Saro che cavalcava la sedia col suo pancione prominente, il Sagrestano, lo zio Alfio u’ carcararo, sordo con l’apparecchio acustico che gli fischiava nell’orecchio, Saru u’ caddozzu, un uomo rude e insofferente e altri che non sto ad elencare, ma che sono passati con la loro storia sotto l’albero che non c’è più.

 

Rifiorisce ad ogni stagione
l’albero antico,
di uccelli rifugio
e d’ombre generoso.
Rifiorisce ancora
nei miei pensieri,
con il mormorio dei vecchi
e il vocio dei fanciulli
ai giochi intenti
sotto le foglie prone.
MC@

Robinia pseudoacacia

Stati d’animo: il mio angolo segreto


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“Come un albero d’autunno, così torno dentro di me, in quell’angolo segreto dove ripongo le attese, a sfogliare i giorni trascorsi e l’incerto del futuro, come le pagine d’un libro che non ho ancora  finito di leggere, quando forte è la tentazione di scoprire come finisce la storia.” Gli stati d’animo sono momenti che spesso rimangono chiusi nel nostro intimo e si diluiscono nelle problematiche della vita senza prendere forma, a volte invece mi capita di riuscire a metterli per iscritto e rileggendoli scopro momenti di poesia, straordinari, immagini pittoriche che potrebbero diventare il soggetto di un quadro. La psiche umana vive spesso di questi momenti legati ai sentimenti e agli eventi della vita che si sovrappongono inesorabilmente ed è pregio del poeta catturarli per riuscire poi a trasformarli in sogni e poterne condividere le sensazioni. Oggi mi sentivo così, come un albero d’autunno!

Io mi diletto: la mia poesia


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Come le foglie

*****

Carico di stelle
si allontana il cielo
su di noi
e a passi di velluto
piove il silenzio
sulle nostre anime,
ultime foglie
d’un albero antico,
appese nel vento d’amore.
Ebri
restiamo
avvinti a un desiderio,
ci copre la notte,
finchè l’alba
spegnerà i suoi colori
nell’onda,
che lambisce pigra
un vecchio tronco
insabbiato,
muto guardiano
d’amanti
e di tempeste.

Maria Cavallaro

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