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Pensieri d’una mattina d’estate.


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Seduta all’ombra nel mio cortile osservo comignoli consumati, anneriti da fumi passati e mi viene in mente l’odore del pane fresco nelle mattine d’inverno, quando le massaie si alzavano presto per infornare le candide forme, che sfrigolavano sui piccoli carboni rimasti sul pavimento del forno, mandando quel classico odore di focaccia che fa il pane appena infornato. Il comignolo più vicino si staglia sullo sfondo di una grande pianta di jucca, che esibisce bianchi lampadari di madreperla circondate da spade di foglie acuminate, come verdi gorgiere a far da corona. Sul culmine del tetto della casa antistante, un colombo stira le ali e col becco si pulisce le variegate piume del collo, poi agitandosi tutto, dopo aver lasciato cadere i suoi escrementi, spicca il volo e si posa sull’antenna più vicina facendola dondolare. E’ domenica mattina e dalle cucine sale un odore di soffritto e di ragù, la bignonia è tutto un ronzare di api e i fiori esausti cadono sul pavimento, incrementando un tappeto arancione, che almeno due volte al giorno provvedo a rimuovere. Accarezzo il basilico, fronzuto e verde godendo del suo profumo intenso che racchiude tutti gli odori dell’estate e mi viene in mente la mia vecchia nonna che alta e magra, coi capelli ricciolini raccolti sulla nuca in una crocchia intrecciata, ne portava sempre un rametto in tasca odorando come la mia fioriera. Si intreccia la vita dei cortili di paese, il presente e il passato continuano a creare suggestioni ed io le raccolgo perché non vadano perdute.

 

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Sentori


 

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Prime gocce nella polvere, grandi come rose d’autunno, sollevano strani odori che evaporano in un attimo, lasciando nella mente qualcosa di acre.
Come il tempo svanisce nell’aria il temporale, a cavallo di nuvoloni fuggiaschi e i lampi si allontanano come briglie d’oro di alati destrieri. E’ un momento magico, atteso con malinconia, segna il momento del cambiamento, delle nuvole pomeridiane, delle piogge rapide e intense che rinfrescano un pò l’aria, dei bagni sotto la pioggia di noi ragazzi incoscienti, che godevamo quel momento sfidando i fulmini, per correre poi a casa grondanti, col sapore del mare in bocca. E dopo… la quiete, i fiori del rampicante muti sul pavimento del cortile e le ultime api dalle ali inumidite ancora in cerca di miele. @MC

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Il risveglio delle api


 

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Mentre la luce del sole mi restituisce il comignolo inghiottito ieri sera dal buio, ascolto il ronzio delle api, che incuranti di me, si affannano a raccogliere il miele nei boccioli della bignonia appena aperti. È un rituale che si ripete ogni mattina, con religiosa puntualità per tutta l’estate, le bottinatrici a frotte vengono all’appuntamento e si contendono i fiori più freschi, succhiandone con operosa ingordigia la dolce essenza. Poi ripartono incerte, barcollando verso l’ alveare, per ritornare decine di volte fino allo sfinimento . Infine lentamente il ronzio diminuisce e allora avanzano le formiche, per consumare ciò che resta del lauto pasto. Amo questa pianta che da anni allieta il mio cortile, per quello che rappresenta, è il tripudio della natura che si risveglia ogni mattina e puntuale si ripete nel suo ordinato cosmo, dove la singola parte collabora alla sopravvivenza del tutto.

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Io mi diletto :La mia poesia


 

 

 

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Sapori estivi

 

Calano i velluti della sera

e frettolosi frullar d’ali

guardo nel cielo

che di grigio si colora.

Seguo lassù

strane forme di nuvole,

allontanarsi come pensieri

nel profumo di gelsomini,

che prepotente

sale alle narici

da una vicina siepe

e ascolto un ronzar d’api

che golose s’affrettano

nei calici generosi.

Assaporo nella penombra,

la dolcezza d’ un meriggio d’estate,

mentre ascolto la vita

passarmi accanto

e gridi di fanciulli ignari

diffondono nell’aria

l’allegria di un’ età

che più non torna.

Maria Cavallaro

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