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Siamo dei passanti!


 

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Siamo padroni solo del tempo vissuto, per il resto, come passeri affamati, becchiamo briciole di felicità, ma non siamo padroni del nostro futuro. I sogni ci aiutano a vivere perchè sono intrisi di speranza e addolciscono le nostre attese, ma intanto viviamo nell’incertezza di una realtà che ci avvolge come un bozzolo malefico, che comprime le nostre piccole gioie offuscandole con la paura di perderle. La politica, le tasse, gli attentati, le malattie, il lavoro sono i peggiori incubi che si addensano all’orizzonte di una vita semplice, ben lontana dalle pensioni d’oro e dai vitalizi, che vede negati anche i più naturali diritti, come il diritto alla dignità della vita, che nel lavoro trova il suo appagamento. Siamo dei passanti che si siedono all’ombra ad aspettare e strizzano gli occhi cercando nella foschia uno spiraglio di luce.

 

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Sclerosi multipla: parliamone un pò


 
 
 
 
La storia di Silvia  
 
La sclerosi multipla o a placche è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale, che provoca la demielinizzazione dei neuroni e porta all’immobilità. Ne sono affette tre milioni di persone nel mondo e 50.000 solo in Italia. Per questa malattia non ci sono cure specifiche, ma con i cortisoni e gli interferoni si può leggermente migliorare la qualità della vita delle persone che ne sono affette. Io non voglio parlare della malattia, le informazioni si possono trovare ovunque, voglio invece parlare di Silvia( nome di fantasia), che soffre di sclerosi multipla da trentacinque anni e che io seguo come osservatrice silenziosa fin dagli inizi. Raccontare questa storia è il pretesto per parlare di queste persone che soffrono in silenzio, con pochi riconoscimenti da parte della sanità pubblica , che per avere un materassino antidecubito o una sedia a rotelle devono affrontare trafile e controlli vergognosi per un popolo civile. Silvia cominciò ad avere i primi sintomi quando ancora i medici locali non conoscevano quasi questa malattia , la diagnosi vera e propria fu  effettuata da un neurologo del nord, dove si era recata per un consulto. Allora non c’era internet ed io mi affidai al mio vocabolario per capire di cosa si trattasse. Mi resi conto dalle scarne informazioni che potei reperire, che  si trattava di qualcosa di grave. Ho visto Silvia con l’andar degli anni, perdere a poco a poco le sue facoltà motorie, camminare e salire le scale con una forza di volontà straordinaria, poi le stampelle si sono rese necessarie, dopo una caduta. La sua andatura si é fatta sempre più lenta, alfine dopo circa venticinque anni, l’immobilità e la sedia a rotelle. Ha assunto in questi anni cortisone e interferone, le sue difese si sono indebolite e spesso basta un colpo d’aria per costringerla a letto con la febbre, soffre di problemi alle vie urinarie ed ha avuto anche la polmonite. La sua vita si svolge in casa: legge , guarda la televisione, aspetta il suo fisioterapista. Cosa avrebbe potuto fare Silvia, se non avesse avuto una famiglia che la segue, un marito degno di ammirazione per lo spirito di sacrificio e l’abnegazione con cui l’accudisce? La risposta la lascio a voi che leggete questa storia.
Adesso Silvia ha quasi settant’anni e parla con un filo di voce, ma se le chiedete come sta, vi risponde che si, lei sta bene! Questa non è una storia patetica nè degna di commiserazione, ma è una storia di vita vera, vissuta con grande dignità dai suoi protagonisti.