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Contrazioni


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Non ho avuto voglia di scrivere in questi giorni, è come avere un magone dentro che si somma al nostro quotidiano, fatto anch’esso di pensieri e preoccupazioni. Meglio tacere quando i clamori superano la soglia dell’anima e la sorte si accanisce per portare a termine un progetto nefasto che non lascia prevedere i suoi sviluppi. Penso che la natura non sappia quel che fa, o sono gli eventi che si ingarbugliano e gli uomini si trovano in trappola perchè forse dovevano essere altrove, perché il luccichio di fragili alternative alla quotidianità ottunde i sensi e abbassa la guardia. In un attimo la bellezza e l’insolito diventano mostri, trappole mortali e sul candore di quella neve ora spicca il rosso della nostra fragilità e il grigio di questo affannarsi di uomini e mezzi, in un alternarsi di dolore e speranza dove la montagna tace, quasi ignara di tanta pena.

Contrazioni

Scricchiolare
Di ragnatele antiche
Nell’anima che si contrae,
È la pena
D’un bianco piangere
A cui poche risposte s’attendono
In questo scavare frenetico
Di mani gelide.
E intanto il grigio
Dei passi stanchi
Aspetta invano
Appeso a un filo
L’eco d’un gemito.@MC

Io mi diletto: La mia poesia Lo specchio dei baci


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Metto fra me e il tempo

virgole di fumo

e sbuffi di malinconia,

poi guardo intorno

e niente è chiaro come la vita,

che è amore.

Tu ci sei,

è amore il tuo sguardo,

adesso è solo amore,

anche il dolore è amore,

che sgorga impotente

a colmare i tuoi occhi smarriti.

Rumoreggia l’ansia del cuore

che si pettina allo specchio dei baci,

mentre si accendono

le prime luci della sera

e per me

è ora di andare.

MC@

io mi diletto: La mia poesia Avanzi


 

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Ho percorso

le dune della mente,

ho triturato avanzi di tempo

e ho bevuto temporali d’autunno.

Quante sere

in cui ho guardato

la solitudine della luna

adornarsi

delle chiome degli alberi,

ignorando il dolore

come appartenuto a un’altra vita.

Eppure lì ho giaciuto

complice delle mie attese

e mi sono levata,

non era ancora il tempo

di rimanere,

allora,

ho attraversato i suoi occhi

come se fossero

le porte del mare.

Maria Cavallaro@

 

Sognando il passato


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Il passato non si cancella mai, ma diventa come un sogno, un’isola del cuore e della mente, dove ci rifugiamo ogni tanto per ritrovarci e dove i ricordi belli e brutti convivono come purificati e nobilitati, simili a delle porcellane racchiuse in teche di cristallo davanti alle quali ci fermiamo senza poterle toccare, ma il nostro sguardo ne gioisce e la mente entra in sintesi con l’artista che le ha create. In fondo noi siamo gli artisti del nostro passato e rifugiandoci nei ricordi entriamo in sintesi con una parte di noi, una teca preziosa inaccessibile agli altri, dove la gioia e il dolore arrivano levigati, quasi sbiaditi provocando uno stato di dolce abbandono e la gioia di esistere per poterli raccontare.

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Io mi diletto: la mia poesia Scandagli nel buio


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Sola,

mi pareva strano

trovarmi lì impotente

dove il buio

sposa il dolore

di quei suoni amplficati

nella notte interminabile.

Occhi,

fissi nella penombra,

a macinare

pensieri d’attesa,

precipitavano,

scandagli d’anima,

nell’eco di sogni maldestri.

E poi mi svegliai

nel silenzio di voci sommesse,

avvolta

dalla luce calda della stanza,

dove trepidava l’amore,

ma era vita alfine,

pulsava

nella mia mano stretta alla sua,

tremavo!

@ Maria Cavallaro

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Auguri donne! la mia poesia : Mamma tra le ciglia


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Auguri a tutte le donne, missionarie di pace e di vita, che portano avanti il loro messaggio in prima linea. Un ricordo per quante hanno dovuto soccombere alla brutalità del loro quotidiano vivere.

Mamma tra le ciglia.

Quello sguardo
attorcigliato al sorriso
si nasconde
tra la siepe di ciglia
ed io donna, m’ innalzo torre d’avorio
nel mio colorato universo,
mistero nascosto
tra sogno e realtà.
Vivo
le mie fragilità, mentre d’un seme
cresce la vita, che forte rende
il mio grembo
e nel dolore
dispensa la gioia
d’un nuovo vagito.
@MC

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Io mi diletto: La mia poesia


 

Solitudini

 

Acrobata del sentimento

mi arrampico ai giorni,

funi sospese

nella corsa del mio divenire.

 Gabbiano sulla rupe

trascino le mie ali stanche

e osservo dall’alto

marosi di pensieri

che fuggono,

nell’incalzare impetuoso dell’onda.

E d’un grido

faccio eco

alle mie solitudini,

abbracciando

il pianto del creato

nello specchio

della mistica armonia,

che diluisce il dolore

e lo disperde,

come soffio di vento

sulle foglie morte.

Maria Cavallaro