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Andando per castagne!


 
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In questo periodo sento la voglia di montagna, di quell’umido odoroso di foglie morte, di quel cielo che rimbomba cavo, come fosse una cupola aliena posta sulle nostre teste. Che buono quel panino con la cotoletta fredda che ogni tanto tiri fuori per dargli un morso! Mi sembra di essere a scuola, quando il panino con la mortadella non arrivava mai alla ricreazione. Che gioia trovare le prime castagne, lucide e grosse come giganteschi chicchi d’ambra, nascoste tra le foglie e poi sentire, al primo alito di vento, quel rumore metallico delle castagne che cadono battendo sui tronchi. E’lì che ti dirigi nella speranza di trovarle e gioire poi di quei piccoli tesori dal cuore generoso e bianco, dalla buccia ancora tenera e pelosa. Quando le trovi ti viene voglia di coccolarle e già pensi al loro crepitare sul fuoco, mentre attendi con l’acquolina in bocca, che si cuociano, per addentarle ancora bollenti, dopo esserti scottate le dita. Sono sensazioni nuove, anzi vecchie, nascoste nell’animo dalla voglia d’estate e di mare, che riaffiorano alle prime piogge, ai primi sentori d’autunno e per chi come me, vive tutto l’anno al mare, la prima passeggiata in montagna costituisce un vero richiamo della natura, il ritrovarsi in una dimensione diversa, con le orecchie che schioccano e le nuvole più vicine sulla testa, mi pare di avvertire anche qui quel senso di appartenenza al creato, che mi circonda con lo svettare dei tronchi e quella dolce solitudine che si nutre di silenzio, squarciata ogni tanto dal gracchiare roco delle gazze e dei corvi tra le querce. Dopo la camminata ci sediamo su un muretto a confrontare il bottino di castagne e a consumare quel che resta del panino e quel dolcetto preparato apposta per la colazione a sacco e poi di nuovo verso casa, con la pelle sudata e una grande serenità nel cuore.

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Novembre


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Novembre triste e stanco
ci invita al camposanto,
i morti ad onorare,
i santi a festeggiare.
S’indora la campagna,
matura la castagna
e il sodo melograno
di rossi chicchi è pieno.
I funghi si nascondono
sotto le foglie morte,
che al passaggio risuonano
dell’inverno alle porte.

Maria Cavallaro@

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Pensieri autunnali


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S’infiltra il sole in queste sfumature d’autunno e la terra è sazia, ha ingurgitato lenzuoli d’acqua nella notte buia.
Le foglie vecchie, frustate dalla furia, giacciono nell’umido del cortile
dove si aggirano silenziosi millepiedi e lumache dalla scia argentata.
In questo lento trasformarsi ci adagiamo, ci trasformiamo anche noi, si trasformano i nostri pensieri, germogliano di nuovo nella frescura dell’aria, fumano come muretti al sole nel mattino. Io mi dondolo in questa atmosfera nuova rincorrendo i miei silenzi, le mie emozioni, costruendo muri di parole fragili, che vengono giù appena mi distraggo un pò e la memoria vacilla, persa in questi giri mentali che evaporano in questo tenue raggio di sole.

 

Divagazioni parapolitiche


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Aggrappati a questo spazio indifeso navighiamo la vita e questo mare di tristezza che ci assale dagli schermi, dove pure il Papa si arrabbatta coi suoi prelati disubbidienti e la politica vomita parole inutili. Marionette dai gesti sterotipati si parlano addosso per non far sentire quel che si dicono. Ma cavolo è di noi che parlano, del nostro futuro, della vita dei nostri figli e dei nostri nipoti, eppure sembra che si facciano una guerra personale, dove anche il moderatore annaspa e ogni tanto fa togliere l’audio, quando non riesce a controllare le sue galline. Ma la storia è ovunque la stessa, è il potere l’arma vincente, cosa importa se i vecchi muoiono, vittime di violenza e rapine, vittime della sanità maldestra e dei tagli alle prestazioni mediche? Costano troppo allo stato, è più facile farli fuori senza aiuti, prima se ne vanno e meglio è, ma non si accorgono che anche la nostra politica è piena di vecchi aggrappati ai loro vitalizi con le unghie e coi denti, che si tengono a galla saldi alle loro poltrone in questo mare di ruberie e malversazioni, che a volte vanno in galera, ma subito escono perchè la loro condizione di vecchi è incompatibile col carcere e vanno ai domiciliari nelle loro ville tra i fumi preziosi delle loro cucine, nei letti dalle lenzuola di lino, nell’abbraccio affettuoso delle loro complici famiglie. Ma dove stiamo andando mi chiedo, come hanno fatto a portarci in questa situazione ridicola? Sembriamo foglie morte in uno stagno, galleggiamo senza futuro in balia degli eventi e dei demolitori che ci divorano a poco a poco, mentre dalle piazze irritate gridiamo il nostro disagio e la nostra rabbia per le bollette pazze che non potremo mai pagare e per le case che non ci sono, mentre la politica dice che l’Italia è in ripresa e i posti di lavoro aumentano di giorno in giorno, mentre i consumi(?) salgono e sale anche la fiducia degli investitori.

animali da fattoria-porcello in vacanza

Profumi di novembre


11novembre2013

e023d591Scivola ottobre stanco
sul suo tappeto di foglie
ingiallite e trite
e novembre gli porge la mano
dalla solitaria panchina
sotto i castagni spogli.
Sale l’ odore
del giovane vino
e opulenza di funghi
s’aggiunge
all’umido effluvio
della terra bagnata,
nel grigio,
dopo la pioggia.

Maria Cavallaro

@

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Io mi diletto: la mia poesia Tempo d’attesa


 

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Malinconia del tempo d’autunno

ci avvolge,

come caligine fumosa

cala sui colori

e ritorna il tempo d’attesa

nel risuonare cavo

dell’aria bagnata

che di funghi odora.

Scricchiolano

le soglie del tempo,

tappeti di foglie i giorni

si lasciano andare ad uno ad uno ingialliti e spenti

e il cuore,

nudo ramo contorto,

mostra la sue ferite

al passero frettoloso

che su di esso si posa.

Maria Cavallaro

@

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