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Fiumi di giada. La mia poesia 201 sul sito Scrivere


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Mi rifugio
in questa stanca eco di baci
che sfugge
al lucido gelo di rosse ciliege
e risuona nel silenzio,
denso di sospiri.
Mi invento
fiumi di giada
e acque scroscianti
dove lavare il grigio dei miei pensieri
imperlati di sudore.
Gronda la fronte
e il corpo affranto
anela
profumi di lavanda e di limone,
balsamo dell’anima
in cerca di spazi,
dove nascondersi al tempo,
prima che vuota sia la scena
e spente le luci ormai.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Eco di conchiglia

 

Aerei di carta
ignari sul filo del tempo,
demoliamo
la gioventù speranzosa
e d’un tratto
nemmeno ti accorgi
del cader delle foglie.
Il passo si trascina 
come eco di conchiglia
nel sorriso dei ricordi
e sbiadiscono
vestigia di bellezza,
affossate
nei solchi della fronte.
Dolce malinconia
ti porti appresso,
mulini a vento
e muri di sabbia,
granelli di pensieri masticati,
riflessi
in un fondo di bottiglia,
che indossa
i raggi luminosi del tramonto.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: La mia poesia


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Inquietudine

Passi rubati
alla scala del tempo,
percorsi in salita
affollati
dalla solitudine dei ricordi.
Mi sfiori la fronte,
per spianare
l’ orizzonte
dei miei pensieri sfocati.
Attendo le tue dita
e un angolo si accende,
dove mi rifugio,
e mi distendo
nel balsamo
di consueti gesti.
In te si placa
la mia inquietudine,
nel turbine di emozioni
che sfiorano i sensi,
in una danza di brividi
sulla pelle distesa.

Maria Cavallaro

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