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Cos’è oggi il primo maggio.


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Buon giorno a tutti, a chi festeggia , ma soprattutto a chi non ha nulla da festeggiare.

Festeggiare il lavoro quando la popolazione giovanile oggi si arrabatta tra depressione e lavoretti in nero che non le danno nessuna sicurezza, mi sembra anacronistico. Questa festa con un giorno di astensione dal lavoro, negli anni passati era il simbolo di una conquista democratica finalmente raggiunta nel nome di una costituzione che affermava nel lavoro uno dei cardini della nostra repubblica. Oggi i giovani che non hanno un lavoro da cui astenersi, invece di festeggiare, con un lavoretto occasionale in nero, portano a casa quei cento euro che servono per riempire il frigo e mentre la politica legifera, la popolazione invecchia, le culle restano vuote e le bollette da pagare si accumulano. La ripresa economica di una nazione ricomincia dal lavoro, che da disponibilità di denaro e innesca il circolo virtuoso che porta al risanamento. Sono le famiglie con i loro consumi, il volano dell’economia, non servono elemosine di stato a chi ha braccia robuste per lavorare, ma continuità lavorativa che garantisca dignità e sicurezza.

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I giovani sognano ancora?


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Oggi soffermandomi a leggere lo stato di un mio giovane amico di FB, che peraltro conosco appena anche nella vita, mi sono sorpresa nello scoprire che ancora c’è qualche giovane che sogna. Amante e studioso di musica, questo ragazzo scrive di avere sempre coltivato il sogno di tenere un piccolo aereo in giardino e di poter volare per distaccarsi dai problemi della vita quotidiana, sospeso lassù nel cielo, lontano dai pensieri. Differenti i contenuti dei commenti degli amici che, banalmente giocosi, non hanno capito il senso delle sue parole o hanno cercato di mascherare il loro disagio, che invece il mio giovane amico ha sinceramente manifestato. Questo ragazzo ha degli interessi e dei sogni, ma ha anche delle preoccupazioni e non si vergogna di manifestale, cosa rara ai nostri giorni, tutti i ragazzi dovrebbero prendere coscienza delle criticità del momento e impegnarsi in qualcosa di costruttivo che li faccia emergere dalle pozzanghere della realtà in cui vivono, uscire dalla bassezza di sentimenti che genera il bullismo, dalla mania di essere uguale agli altri per essere qualcuno, trovando magari appoggio nelle famiglie che sono la prima scuola di vita e che oggi sono sempre più sono assenti, impelagate tra mutui e divorzi, tra la voglia di apparire a tutti i costi e la mancanza di denaro che frena e spesso inguaia gli sprovveduti. I sogni appartengono ai giovani che hanno ancora tanto tempo per realizzarli e genera una grande tristezza vederli ciondolare senza scopo, bruciando il loro tempo migliore.

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Pensieri a confronto 1817-2012


«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna.
È in Sicilia che si trova la chiave di tutto.
La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possede…rà per tutta la vita».
(J.W.Goethe da “Viaggio in Italia” 1817)

Stamattina mi ha colpito questo pensiero di Goethe, un viaggiatore di altri tempi, ma dalle vedute moderne e dai giudizi disinteressati. Questo suo giudizio collima perfettamente col mio modo di vedere la Sicilia, la mia bella isola spesso bistrattata, infangata da vicende che tutto sommato sono un mal comune, che emerge dappertutto anche se con nomi diversi. Per troppo tempo la Sicilia è stata dimenticata dal governo centrale come una appendice di cui vergognarsi e fa male al cuore vedere i nostri giovani laureati esuli per il mondo, a mendicare altrove il riconoscimento delle loro capacità. I Siciliani hanno sempre la valigia pronta , sono abituati a risolvere da soli i loro problemi, ma c’è una specie di costretta rassegnazione sui volti di questi giovani che hanno sudato sui libri per trovarsi infine in un paese dove la crisi si sente di più che altrove, una terra che non offre nulla oltre le sue bellezze, nemmeno un sussidio di disoccupazione. Partono per non tornare più, ma hanno nel cuore il rimpianto di non aver potuto spendere il loro cervello, per migliorare le condizioni di questa terra bellissima, cui la mano del Creatore non ha risparmiato i suoi doni.Tanti popoli nell’antichità sono sbarcati in Sicilia in questi giorni abbiamo avuto l’ultimo sbarco, quello di Grillo, un uomo che è vissuto di parole ed è sbarcato a nuoto, vantandosi di essere stato l’unico nella storia . Mi fa ridere questa sua pretesa, ha nuotato si, ma perbacco,doveva farlo da solo, non circondato da una flotta di soccorritori che lo sostenevano, creando un impatto mediatico non indifferente e affatto disinteressato! La Sicilia e i Siciliani hanno bisogno di fatti non di parole e sono abbastanza intelligenti da capire quando la politica crea clamore per avere consensi. In questo periodo  ci sono clamori a sufficienza nel mondo politico per scoraggiare ogni presa di posizione nel popolo, che si vede sfruttato e derubato dai suoi stessi rappresentanti! La colpa è di Caligola  che ha dato il cattivo esempio nominando senatore il suo cavallo. Ma il povero Incitatus, mangiava solo biada e fieno, il bestiario della politica invece mangia ostriche e caviale a nostre spese. Come siamo stati stolti e sprovveduti  a lasciarci rappresentare da questa massa di tornacontisti che si sono ingrassati a spese dello stato, infischiandosene della crisi!