Archivio tag | gocce

Sentori


 

 bark

 

 

 untitled

 

 

 

Prime gocce nella polvere, grandi come rose d’autunno, sollevano strani odori che evaporano in un attimo, lasciando nella mente qualcosa di acre.
Come il tempo svanisce nell’aria il temporale, a cavallo di nuvoloni fuggiaschi e i lampi si allontanano come briglie d’oro di alati destrieri. E’ un momento magico, atteso con malinconia, segna il momento del cambiamento, delle nuvole pomeridiane, delle piogge rapide e intense che rinfrescano un pò l’aria, dei bagni sotto la pioggia di noi ragazzi incoscienti, che godevamo quel momento sfidando i fulmini, per correre poi a casa grondanti, col sapore del mare in bocca. E dopo… la quiete, i fiori del rampicante muti sul pavimento del cortile e le ultime api dalle ali inumidite ancora in cerca di miele. @MC

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Estate di Sicilia


 

E’ un pendolo questo tempo cui stiamo abbracciati nella calura che ci artiglia il corpo stanco, mentre i giorni costruiscono la vita e la terra arsa sembra bere la linfa delle piante che si attorcigliano rinsecchite. Gocce dal cielo non hanno fatto in tempo a bagnare la terra che già sono evaporate lasciando intorno uno strano odore di bruciato. Questa è l’estate di Sicilia, un caldo breve ma intenso, un mare che rigenera, una cena a base di granita e brioche col tuppo, una pizza all’origano, il rosso di un’anguria sulla tavola imbandita, un odore di pane appena sfornato e di caffè al mattino sotto il pergolato.

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Io mi diletto: La mia poesia


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Moto perpetuo

 

Dall’alto

ho volato

dove volano i gabbiani,

nei loro gridi ho nascosto

gli urli della mia anima ferita.

Controluce ho abbracciato

animi persi

negli oscuri ricettacoli

di una vita

che traspare a stento

dall’opacità

di giorni incolori.

Ho inseguito nuovi aquiloni

per rubare gocce di colore

da spruzzare

sui pensieri,

pigri alianti

riflessi dalle onde,

nel moto perpetuo

d’un elemento che rasserena.  

 

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Alla finestra

 

Guardo

ticchettii di gocce

diradarsi dopo la pioggia

e coperto il cielo

non lascia ancora spazi alla luce.

Primule bagnate

macchiano di colori

il muretto,

dove lesto un passero

si disseta

e segue l’occhio

perdersi  frettoloso volo

nel grigio oltre la siepe.

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Appannato il vetro

cola lacrime di vapore

e svelta la mano cancella

parole d’amore,

scritte nella nebbia

d’un piccolo cuore.

 

Maria Cavallaro

 

  

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