Archivio tag | lavoro

L’uomo nel barattolo


 

 

 

Young man trapped in a glass jar on a city street

 

Il legislatore dovrebbe essere il garante della res pubblica, ma la ricerca del bene pubblico è stata surclassata dalla spasmodica ricerca del bene personale e ciò ha permesso il dilagare della corruzione e quindi la morte del bene comune e l’ammalarsi dell’ambiente. Noi siamo ridotti a vivere immobili e stretti come dentro barattoli di vetro infrangibile, chiusi insieme alle nostre cose e a ciò che resta dei nostri patrimoni. Guardiamo fuori dalla parabola di vetro che ci imprigiona, ma non possiamo più interagire alla ricerca del nostro tornaconto, i nostri soldi, non fruttano più e diminuiscono di giorno in giorno, le nostre case si svalutano e nessuno le vuol comprare, le borse e le banche sono in crisi. Se per investire i soldi volessimo comprare altre case, lo stato ci divorerebbe con le tasse che non possiamo più pagare e restano anche esse infruttuose perchè le persone non possono pagare gli affitti, il lavoro per i giovani non c’è, le pensioni sono nel mirino del governo che si rifà sempre sulle fasce più deboli che non hanno voce in capitolo, la volontà della maggioranza, intesa come la somma delle volontà individuali non esiste più. Ci sentiamo scoraggiati e la popolazione invecchia perché dobbiamo anche ridurre al minimo i figli , praticamente ci hanno rubato anche i frutti dell’amore. Viviamo in un clima di paura perchè i latrocini comuni sono all’ordine del giorno e la legge dello stato è assente, la gente vuole armarsi, ma dentro il barattolo di vetro i proiettili ci rimbalzano addosso e chi spara per difendersi si mette nei guai. Non siamo messi bene, rischiamo anche l’estinzione e stiamo uccidendo il pianeta. Ci resta solo la speranza che la storia è fatta di corsi e ricorsi, ma è solo una speranza!

 

 

 

Il piacere di fare la cose: la tenda


 

L’arte di arrangiarsi produce buoni frutti. Io non so cucire, ma provandoci con cose semplici, ottengo discreti risultati. Ho infatti il coraggio di buttarmi in piccole imprese domestiche e magari con qualche difficoltà, riesco a realizzare qualcosa di utile. Guardando mia madre che era brava nel cucito, mentre le infilavo gli aghi e toglievo le imbastiture, ho appreso da lei alcune nozioni che ora metto in pratica. D’altronde il mio tempo non è in vendita e quando riesco a fare qualcosa di utile è tutto di guadagnato e la mia soddisfazione mi ripaga abbondantemente. Quando mi cimento in una impresa del genere, la prima volta scelgo materiale non molto costoso e un lavoro di facile realizzazione, perchè il pericolo sta nelle forbici, ho sempre paura di sbagliare e rovinare il tessuto.Ma alla fine ci sono riuscita, la mia tenda cucita da me e montata con la collaborazione della famiglia, anche se non è di grandi pretese, fa la sua bella figura.      

Rose & lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori- di Lidia Zitara


a volte annusiamo un fiore senza sentire l’odore di sudore che lascia su di esso il lavoro di chi lo ha curato. Grazie per aver dato questa testimonianza!

CARTESENSIBILI

Giovanni Boldini- Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, 1901

Rose e Gerbere

È un argomento a cui il giardiniere presta poca attenzione: il fiore da taglio. Quello commerciale, beninteso, non le composizioni di fiori freschi raccolti dai nostri giardini, disposte con cura in vasi eleganti, posizionate in punti strategici per essere viste dagli amici appena si siedono sul divano, o in piccoli vasetti di cristallo, davanti alla foto dei nonni, sul cassettone nella stanza da letto.

View original post 2.681 altre parole

Aspettando… aspettando…


2851418186

Aspettano un principino…

la-vie

Aspettano un Papa…

aspettando-il-mario-monti-L-P1h5Vq

Aspetta….

   602-408-20130301_073644_A43366CD

Aspetta e prega.

berlusconi-furioso

Attesa nervosa.

alfano_capochino

Il dubbio dell’attesa.

 

 

 

 

 

 

 

20130228_napolitano_7b

Ma che fanno, non si sbrigano? II mio tempo sta per scadere!

br3

Campa cavallo!

Bebbe Grillo con la maschera  fa footing in spiaggia

Io aspetto in silenzio!

aspettando_godot1 

Aspettando la pensione…

caligola-un-caldo-infernale-aspettando-lucife-L-elWuYt

Aspettando_ammanniti_it

Aspettando un lavoro!

Io mi diletto: Il centro da tavola a filet


uncinetto

DSCN1885

Due magnifici cesti contrapposti in questo splendido ovale per la tavola, un lavoro impegnativo, sia per la grandezza del centro, sia per la complessità del disegno, sia per la forma crescente che crea non poche difficoltà. Ma sono orgogliosa di averlo fatto, proprio per la sua originalità, io infatti sono attratta dai lavori particolari e conservavo questo schema con l’idea che un giorno lo avrei realizzato per la mia casa. Ho impiegato quindici giorni di lavoro, cui mi dedicavo per un paio di ore al mattino e la sera fino a tardi.Quando incomincio un lavoro nuovo, la curiosità di vedere come viene mi spinge a impegnarmi molto per farlo avanzare, ma l’uncinetto è un lavoro a crescita lenta e ci vuole molto impegno. Ora mi riposo un pò.

Le babbucce per la notte


DSCN1880

D’inverno mi piace sferruzzare con la lana e realizzare queste babbucce che piacciono tanto a tutta la famiglia. Le ho appena finite e le voglio proporre per i più freddolosi. Sono realizzate in acrilico, perchè sottoposte a continui lavaggi, se fossero in pura lana si restringerebbero subito.

Ho montato su un ferro numero tre 111 maglie e ho lavorato a punto legaccio per dodici ferri, poi ho incominciato la fascia lavorata che potete fare a vostro piacimento per altri dieci ferri, contate sul ferro le maglie e dividetele segnando con un filo i tre punti centrali e iniziate a lavorare a punto raso sul dritto del  lavoro. Prima dei punti segnati gettate una maglia sul ferro e ripetete per quattro volte poi completate il ferro. Lavorate il ferro al rovescio fermandovi un punto avanti alla prima maglia gettata, lasciando cadere mano a mano le 4 maglie, raccogliete cinque punti che risulteranno allungati, sul ferro sinistro e lavorateli tutti insieme . Avrete sul dritto del lavoro una deliziosa conchiglietta e avrete ridotto il vostro lavoro di quattro punti. Lavorate il successivo ferro ripetendo la stessa operazione tenendo sempre come punto di riferimento il punto centrale del lavoro, fino ad avere sul dritto quattordici conchigliette tutte in fila sul centro del vostro lavoro e sul ferro 55 maglie, a questo punto lavorate due ferri a maglia rasa e sul ferro successivo lavorate cinque fori per lato. Lavorate il resto un dritto e un rovescio per la lunghezza desiderata e chiudete lavorando sempre a punti alterni per ottenere un bordo più morbido, cucite in due il lavoro e la babbuccia è pronta, lavorate un laccio a uncinetto o torcendo i fili di lana che ripiegherete in due ottenendo un cordonetto, che infilerete nei fori per tenere la babbuccia ferma nel piede mentre dormite. Se userete lana di due colori, alternandoli nella maglia rasa, otterrete un grazioso effetto a strisce. Buon lavoro!

Era il 25 aprile di tanti anni fa…


 

Oggi 25 aprile… questa data mi riporta indietro negli anni, dove riaffiora un bellissimo ricordo della mia giovinezza. Era la metà degli anni sessanta, altri tempi, quando il lavoro era la cosa più importante della vita e il mio papà lavorava anche nei giorni di  festa. Di questi tempi era il periodo di raccolta delle patate e il mio papà le coltivava con grande amore , anche perchè allora valevano sul campo, non solo all’ortofrutta come ora e i produttori ne ricavavano un buon guadagno. Proprio come oggi, avrò avuto sedici anni e frequentavo già il liceo, essendo vacanza, decisi di accompagnare la mia mamma che andava in campagna per aiutare papà nella raccolta. Ce ne andammo con l’autobus, un viaggio breve attraverso i giardini di limoni e di arance tutti in fiore e il loro profumo inebriante entrava dai finestrini aperti. Ancora non avevamo la macchina e il mio papà andava a lavorare nel campo con la bicicletta, così quando fummo a destinazione erano già le dieci…lui lavorava già dalle prime luci … che meraviglia ai nostri occhi… le patate luccicavano sotto il sole in due bianche corsie contornate dal verde delle foglie sdradicate, papà le aveva sterrate con la zappa e le aveva stese al sole ad asciugare: patate di ogni misura, ma tutte belle e polpose.I l sole era già alto, cominciammo a raccoglierle, con mamma facevamo a gara per trovare il tubero più grosso… non ci crederete, ma alla fine la patata più grande pesava ben novecento grammi, era un mostro di grandezza, l’indomani ne facemmo una frittata grandiosa. Il sole era cocente , si sudava, ma il lavoro incalzava, papà continuava a sterrare patate come un trattore, i tuberi si ammucchiavano come sassi dietro di lui , io e mamma ci affrettavamo a riempire i cestini, che svuotavamo nei sacchi di iuta facendo a gara a chi ne raccoglieva di più. Io ho sempre amato il contatto con la natura e con la terra e quando mi trovo immersa non penso più a nulla, mi piace vivere intensamente quella giornata diversa, così non badavo allo sporco nè alla polvere , mi asciugavo il sudore con le braccia impolverate e facevo il mio lavoro a fianco di mia madre, che era più esperta, ma io ero più giovane e forzuta. Così ci ritrovammo a sera con una lunga fila di sacchi pieni ed io che reggevo il sacco mentre mamma versava, mi impolverai dalla testa ai piedi. L’acqua che avevamo non era sufficiente per lavarmi tutta, mamma non si era sporcata come me… intanto dovevamo riprendere l’autobus per tornare a casa, io non ero più presentabile, mi vergognavo, era lo stesso autobus che tutte le mattine linda e agghindata prendevo per andare a scuola… per fortuna mi vide la moglie del fattore, che gentilmente mi offrì l’uso del suo bagno, dove potei lavarmi e indossati i vestiti puliti, riprendemmo l’ultimo autobus per tornare a casa. La sera mi misi a letto stanchissima, se chiudevo gli occhi vedevo patate che  ballavano davanti a me, poi mi addormentai e dormii come un sasso. Nella notte l’acido lattico fece il suo effetto, io che non avevo mai fatto quel lavoro, la mattina dopo mi svegliai con le gambe tutte doloranti, camminavo rigida come un automa, non mi potevo piegare e fu così per una settimana…Oggi ripenso con grande tenerezza ai miei cari, che hanno vissuto una vita di lavoro, senza risparmiarsi, per permettermi di diventare migliore di loro… quei soldi faticosamente guadagnati servivano per pagare i miei studi e se sono qui che racconto a voi la nostra storia, questo lo devo a loro.