Archivio tag | mare

Visione d’autunno


 

 

Mi sciogliero’ nel vento

Come ala di gabbiano

E di sogni riempiro’

Cornucopie di nuvole

Che  si intingono soffici

In questo mare,

Di giada e lapislazzuli

E luccica d’argento

trafitta da un raggio di sole

L’onda pigra,

Dove lontana va

La vela

Navigando il silenzio

Nel vento che spira

Tra le tele antiche,

Maestre di solitarie rotte

Adagiate sul petto dell’orizzonte.

MC@

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Come dentro un film.


 

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14359256_10208503303394282_5236430831676067897_nFelice giorno!

Fresco il mattino s’attarda sui primi raggi di sole, mentre sale la calura ancora estiva a carezzare le cime degli alberi.
Ancora pare estate, ma galoppa il tempo e scrutiamo le nuvole vaporose e bianche che in tarda mattinata si innalzano dalla montagna come bianchi sipari che annunciano scenari di pioggia.
Io me ne sto ancora qui a nuotare in questo mio amato mare che si increspa e mi accarezza, con onde improvvise e schiaffi d’acqua sulla testa. I villeggianti si attardano nelle case e la spiaggia è ancora piena, ma ad uno ad uno partono, sebbene a malincuore, li attendono gli impegni in città, siamo già alla fine di agosto. A poco a poco se ne andranno con le macchine zeppe di masserizie, vestiti, qualcuno ha anche la gabbietta degli uccellini, il cestino del gatto, o il cagnolino che si solleva sulle zampette quasi a salutare dal finestrino. E’ un movimento di vita, quasi un flusso migratorio che desertifica la scogliera e il lungomare, a poco a poco spariranno il solarium, le passerelle, le tovaglie stese al sole, il chiasso dei ragazzini. Tutto si spegnerà come dentro un film e la natura riprenderà il suo consueto aspetto. Io continuerò a nuotare nella piccola baia ormai silenziosa, scivolando sull’acqua pigramente e scruterò il cielo al mattino dal mio cortile, mentre la bignonia lascia cadere ad uno o ad uno gli ultimi fiori e le api bottinatrici ritornano alle loro arnie dopo mesi di golose visite ai calici arancione alla ricerca del nettare.@ MC

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Pensieri in bianco e nero


 

 

 

L'immagine può contenere: una o più persone

S’insinua il soffio
Nel mattino di febbraio
E schiamazza
Rumoroso il merlo
Nel cortile,
Dove sbocciano
Le violette
Nascoste
Al primo sole.
Punge ancora
La malinconia
E da lontano
Guardo il mare,
Una tavola d’argento
Nella luce che l’accarezza
e placa
All’occhio
che altro non vede
E pensa in bianco e nero.

@ Maria Cavallaro

 

Pensieri di una giornata uggiosa.


 

 

Le giornate uggiose mi mettono malinconia, mi intristisce questa penombra che appare di prima mattina e il giorno sembra quasi essersi svegliato senza il miracolo dell’alba. I colori del mare coperti dal grigio argenteo, non hanno sfumature, sembrano quasi riflettere il lutto di questo cielo di fine autunno e generano pensieri dolceamari che si mescolano agli odori di caldarroste e vino nuovo. La noia di queste mattinate di novembre è spezzata a momenti dal canto di uccellini frettolosi che beccano il muschio nuovo e cercano affannosi fra le foglie morte, ai piedi del rampicante nel cortile silenzioso. Apro le imposte e respiro aria di pioggia, forse più tardi pioverà, me lo dicono i nuvoloni che coprono l’Etna già innevata e quella strana luce bianca che incombe dall’est. Me l’hanno insegnato i marinai, che leggono il cielo e se ne stanno chiacchierando sul molo, con l’aria preoccupata di chi fiuta il maltempo e si affretta a tirare a secco la sua barca.

 

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La casa di Olga


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Olga era ritornata come ogni anno, ai primi di settembre , quando la folla di bagnanti si era già allontanata dalla spiaggia di sabbia, un arco mutevole che quest’anno era diventato quasi un muro tra l’onda e il bagnasciuga. Se lo portava dentro questo mare, lei nata tra i monti, aveva scoperto su un sito di affitti questa villa sul mare e se ne era innamorata. Veniva a settembre per i costi più contenuti e perchè non amava la confusione e prenotava da un anno all’altro, per paura di non trovarla disponibile. Era troppo grande per una sola persona quella casa raffinata ed ampia, ma lei che viveva in una casa modesta e piccola in quei giorni lasciava vagare il suo spirito per le stanze e per il giardino dove le piaceva cercare gli ultimi fichi zuccherini che si nascondevano tra le foglie ruvide e lattiginose. A sera accendeva delle candele profumate nel bagno, uno stereo un pò retrò ma efficiente con della musica rilassante e si immergeva nella vasca in un bagno tiepido che la gratificava delle docce veloci che faceva a casa sua dove non aveva una vasca. In quella casa giocava a fare la principessa, si avvolgeva nella sua vestaglia di seta e leggeva un pò prima di addormentarsi. Questo settembre era arrivata nel pomeriggio, aveva entrato i bagagli e subito si era avviata verso la spiaggia per respirare un pò di salsedine. Era quasi il tramonto e il sole insanguinava la superficie del mare come un vecchio pagliaccio moribondo e i gabbiani salivano in alto, per scivolare lungo parabole d’aria e volare sul pelo dell’acqua perdendosi nella luce rossastra della sera. Olga salì sugli spuntoni di roccia che anche quest’anno emergevano dalla sabbia, ritrovò il suo punto di osservazione preferito e si sedette senza pensieri, in fondo lei non lasciava nulla per cui preoccuparsi oltre il lavoro di ragioniera in un’azienda casearia e viveva questi giorni di ferie con grande rilassatezza. Il mare diventava sempre più rosso e il grigio della sera copriva già il cielo alle sue spalle come una coltre bruna. L’acqua era calma e in quell’ultimo barlume di luce Olga pensò che sarebbe stato bello fare un bagno, ma era scesa senza indossare il costume e anche se avesse fatto una corsa per andare a metterlo non sarebbe riuscita a fare il bagno con la luce, doveva coglier l’attimo. Si guardò intorno, solo una barca di pescatori all’orizzonte, sulla spiaggia le ultime orme evidenti erano le sue, si tolse il vestito, poi si guardò ancora intorno e si tolse anche l’intimo, scese piano dal suo punto di osservazione e si calò nel mare assaporando la piacevole sensazione dell’acqua che invadeva le sue nudità, copriva i suoi fianchi eleganti e infine i suoi capelli, che lasciò galleggiare fluenti per un pò e poi si immerse nell’abbraccio totale del mare. Che sensazione! Si sentiva padrona di questo angolo di mondo, l’acqua le dava una gradevole sensazione di calore attorno al collo e si trastullava piacevolmente sul pelo dell’onda. Intanto l’oscurità si era infittita e Olga pensò che sarebbe stato prudente uscire dall’acqua prima del buio completo, così si avvicinò alla roccia per andare a recuperare i suoi vestiti, quando ebbe la sensazione che qualcuno la guardasse ed ebbe la percezione di un lampo di luce nella villa accanto alla sua, poi infilò il leggero vestito sulla pelle bagnata, raccattò gli indumenti e le scarpe e si avviò verso casa affondando i piedi nella sabbia. Entrò dal cancelletto e accese la luce in giardino, si sciacquò i piedi con il tubo dell’acqua ed entrò in casa dove si preparò il bagno in fretta , aveva fame, consumò i resti del pranzo a sacco che si era portato da casa e andò a letto, sprofondando in quel materasso morbido e avvolgendosi nelle candide lenzuola che profumavano di lavanda. La svegliò il sole già alto , in frigo trovava sempre qualcosa di buono, lasciatole come benvenuto dal giardiniere che veniva a portarle la chiave e si prendeva i soldi dell’affitto, così fece colazione con jogurt e caffè, sgranocchiò una mela e poi si vestì per il mare, guardandosi allo specchio soddisfatta per il costume acquistato con gli sconti prima di partire, le donava proprio, uscendo diede uno sguardo alla bici da signora che spolverata e lucida faceva bella mostra di sè nel patio e si ripropose di fare un giro in paese di sera per andare a mangiare una pizza. La prima giornata di mare trascorse felicemente, si spalmava ogni tanto di crema protettiva e poi si stendeva sul telo a prendere il sole, poi ancora un bagno e un altro ancora, lontani sulla spiaggia pochi ombrelloni e poco distante da lei una sdraio e un ombrellone arcobaleno che sventolava all’aria ancora calda. Ripensò al lampo di luce che aveva visto la sera prima uscendo dall’acqua nuda e istintivamente si voltò a guardare verso le finestre della villa: erano aperte con le tende azzurre e gialle abbassate e dei tappeti erano appesi al balcone. Allora quest’anno la casa era abitata! Attese con ansia che qualcuno venisse a fare il bagno, ma invano, nel pomeriggio l’ombrellone era sparito e nessuno si intravedeva dalle finestre della casa. A sera indossò degli abiti sportivi e prese la bici per recarsi in pizzeria. La strada era transitata, specialmente durante il fine settimana ed era sabato, così camminava radente al muro pedalando dolcemente. Giunta al locale in prima serata non c’era ancora tanta gente, ma il gestore che la conosceva ormai dagli anni precedenti le diede il benvenuto con dei piccoli antipasti e presto le servì una pizza fumante e croccante che lei cominciò a mangiare con precauzione per non scottarsi il palato. Mentre sorseggiava la sua birra alla spina servitale in un alto bicchiere gelato, ebbe di nuovo l’impressione di essere osservata, davanti a lei un uomo stava seduto solo a un tavolo, sgranocchiando pistacchi e noccioline e sorseggiando una birra uguale alla sua. Appena alzò lo sguardo dal piatto, l’uomo sollevò garbatamente il calice verso di lei, che, un pò confusa a sua volta levò in alto il suo imitandone il gesto e abbassando il capo in segno di saluto. Ma chi era quell’uomo? Non lo aveva mai incontrato gli altri anni, ma lui l’aveva salutata come se la conoscesse. Ritornò a casa pedalando velocemente, voleva rientrare presto, si sentiva inquieta, quella presenza le dava pensiero. Guardò le finestre della villa accanto cercando conforto in una sebbene sconosciuta presenza e vide che una sola era accesa, si rifugiò nel suo bagno senza fare il solito rituale di candele e bagno caldo e andò a letto timorosa, lasciando le luci accese al piano di sotto. Dormì con un occhio solo, rigirandosi nel letto e si alzò presto con l’intenzione di fare un bagno mattutino e con grande sorpresa rivide l’ombrellone e la sdraio e un uomo che a grandi bracciate nuotava verso il largo. Si posizionò un pò discosta e cominciò a scendere in acqua lentamente, l’uomo ritornava indietro e lei curiosa più che mai, voleva vederlo uscire dall’acqua. Era lui, l’uomo della pizzeria, un fisico asciutto, un costume firmato, la pelle abbronzata e i capelli bagnati gli scendevano sul collo formando dei riccioli sparsi. Non perse tempo a presentarsi, era Gabriele, il vicino di casa, aveva trascorso lì tutta l’estate e approfittava di questi ultimi giorni di quiete per fare qualche altro bagno in questo mare che sembrava di cristallo. Lei intimidita dalla sua presenza pronunciò poche parole e poi si tuffò nuotando sott’acqua per nascondere il rossore che le era salito al pensiero che quell’uomo avesse potuto vederla nuda la sera prima. Dal momento che erano gli unici bagnanti su quel tratto di mare continuarono a chiacchierare del più o del meno per tutta la mattinata, poi si salutarono rientrando ognuno a casa sua. Olga non sapeva nulla di quell’uomo solitario eppure la incuriosiva o forse l’attraeva con i suoi modi garbati e l’aria elegante. Fece la doccia nella piccola pagoda che si trovava vicino al cancello sulla spiaggia e poi con la bici si recò in paese per fare un pò di spesa. Comprò della carne, del pane, dell’uva e dell’insalata e si fece preparare un panino perchè non aveva voglia di cucinare. I giorni scorrevano sereni e il suo amico della spiaggia non mancava al suo appuntamento mattutino, lei lo raggiungeva e facevano lunghe nuotate chiacchierando, senza mai sfiorarsi, poi un mattino che il mare era agitato, Olga non scese in spiaggia, ma indugiò nel letto fino a tardi e fu allora che suonò il campanello della sua porta. Scese dal letto infilando la sua vestaglia e con grande sorpresa vide il giardiniere che le recava un bigliettino, era un invito a pranzo nella villa accanto, presa alla sprovvista accettò d’impulso, capì subito che l’uomo della spiaggia era il suo padrone di casa. Mille pensieri , mille domande le si affollavano in testa e vampate di calore le bruciavano le gote già arrossate dal sole. Si fece una rapida doccia, si vestì col suo abito migliore, quello che portava sempre, ma non indossava mai, si pettinò con cura, sgranocchiò nervosamente una mela e si presentò alla porta. Gabriele la accolse sorridente e cordiale, lei entrò in quella villa e con stupore si accorse che era uguale a quella in cui abitava lei, erano state costruite dalla sua famiglia tanti anni prima, due ville gemelle, una per i suoi genitori e una per lui e la sua futura sposa. Seppe durante il pranzo che un triste giorno un brutto incidente in barca gli aveva portato via il suo amore e lui per tanti anni non era più ritornato alla villa sulla spiaggia, a quel mare che gli aveva rubato il suo futuro. Parlarono a lungo e infine le loro solitudini li strinsero in un abbraccio improvviso, spontaneo, non calcolato. La vacanza volgeva al termine, gli ultimi bagni furono meravigliosi e coinvolgenti , il loro rapporto si fece più intimo e lei pianse al momento di partire. Gabriele la accompagnò all’aeroporto col suo pickup, ma le promise che sarebbe andato a trovarla tra i suoi monti il prossimo inverno. Fu lì che Olga si accorse di aspettare un bimbo, ma non gli disse nulla, lui le telefonava spesso e quando ormai aveva perso la speranza di vederlo, Gabriele arrivò per portarla via dalla neve nella loro villa sul mare, dove nacquero i loro bimbi, due gemelli dagli occhi di cielo e dai capelli di sole. Olga si ambientò benissimo nella villa sul mare e sul finire dell’estate ogni tanto scendeva in spiaggia all’imbrunire, avvolta nel suo accappatoio e come in un rituale si immergeva nuda in quel suo mare, Gabriele la guardava dalla finestra, poi scendeva anche lui e l’aspettava con l’accappatoio in mano, la avvolgeva nel suo abbraccio e insieme ritornavano in casa dove crescevano i loro piccoli e il loro amore.

Maria Cavallaro

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Mar

 

Io che sono nata sul mare


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Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

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Io mi diletto: La mia poesia Pelle bagnata


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Ho calato le mie reti

insieme a te

mio pescatore,

in questo mare di zaffiro.

Mentre respiro il vento

stringo voli di sabbia

che l’aria porta via

e si nasconde il cuore

tra alghe spiaggiate

e suoni di conchiglie.

Sveglia tra questo

stormir di pensieri,

vesto d’ombre la luna

e il tremolio dell’onda

mi solletica l’anima,

come un lento scivolar di mani

sulla pelle bagnata.

dopo il temporale.

MC@

Rose