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Memorie natalizie


 

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Si accende l’albero di luci colorate e diffonde nell’aria un odore che non c’è più, è nella memoria quell’odore di pino e di terra bagnata, ricordo le nostre spedizioni in montagna a raccogliere il pungitopo e poi dopo la passeggiata nel bosco tornavamo alla macchina con le mani piene di rametti pieni di bacche , facendo a gara su chi aveva trovato il rametto più ricco di palline rosse. Scendendo acquistavamo l’albero vero, con la sua zolla intrappolata nella rete, lo sceglievamo con cura testando la tenuta degli aghi e sperando in cuor nostro che potesse sopravvivere per un altro anno. Ci fermavamo poi in un piccolo panificio per acquistare i biscotti, che dalle vetrinette facevano bella mostra accendendo il desiderio, erano biscotti al cioccolato, succulenti e grassi ricchi di mandorle e nocciole che mangiavamo per strada, ma portandone un po per tutti a casa.
Quando eravamo giovani il Natale aveva un altro sapore, ora non andiamo più per pungitopo, ne ho un vaso che si è formato negli anni dalle bacche che io mettevo nella terra e in questi ultimi anni produce delle bacche sui piccoli rami che io taglio e porto in casa. Nemmeno l’albero ha odore perché è finto, ne abbiamo acquistato uno bellissimo con degli aghi che sembrano veri e ogni anno cerchiamo di addobbarlo in modo diverso per dargli un nuovo aspetto e lo profumiamo con l’odore della memoria. Potremmo andare su per comprare i biscotti al cioccolato, ma non posso mangiarli più quindi è meglio non andare. Era più allegro il Natale perché più allegri erano i nostri cuori, avevamo accanto i genitori, eravamo giovani e in salute, ma ora guardiamo la nostra stella cometa, il nostro piccolino che sboccia ogni giorno e ridiamo mentre pensiamo a un regalo per strappargli un sorriso.

 

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Facciamo il presepe


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Rastrella dicembre
le foglie morte
e sotto la neve le nasconde.
Orsù
prepariamo i presepi
e alberi di luce adorniamo,
presto sarà Natale
e il Bambino Santo
accogliamo con il canto
che i pastori
ci hanno insegnato,
diamo alle trombe il fiato
di angeli piumati
e di pecorelle il belato
accompagni la cometa
che lieve scende nella notte
sulla grotta incantata.

MC@

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Pensieri in volo


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Aspettando il tempo si scioglie, dove andranno i nostri pensieri? li sento borbottare nella mente, mentre sul cuscino cerco il sonno consolatore, sono pensieri vestiti a festa, ammucchiati in un angolo, schiacciati dai giorni pigri, dalle siepi di nuvole che si levano a nord. Passata è ormai l’estate sciupata dai malessseri , dalle malinconie, dai giorni non vissuti, vorremmo trattenerla ancora un po’, ma ormai i frutti sono maturi, le pesche dalle rosee guance sono finite, ora l’uva è pronta ed è tempo di vendemmiare. Presto l’odore del mosto nuovo giungerà accattivante alle narici, sarà fermento nelle cantine e le prime piogge hanno reso grevi i frutti di ficodindia e si tingono di rosso i melograni, nutrendosi degli ultimi raggi di sole per darci chicchi maturi e succosi. Aspettiamo già il Natale, ma come siamo stolti a non capire che aspettando aspettando, ci avviamo come pecore al pascolo e poi a sera torniamo al chiuso, sazi , ma senza libertà di volare, come quei gabbiani che sfrecciano radenti al pelo dell’acqua, per allontanarsi subito e poi ritornare scrivendo linee invisibili su piani immaginari che appartengono solo a loro. Io preferisco l’estate perché dentro di me sono gabbiano e continuerò a volare per scrivere le mie storie su pagine di cielo, come linee infinite che mi appartengono, mentre le pecore col muso per terra brucano l’erba senza levare gli occhi in alto, ma che ne sanno loro del cielo?

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Profumi di Natale


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Atmosfera di profumi
si respira nell’aria fredda
del risveglio,
profumi di Natale.
Di cornamuse i suoni
anticipano la festa,
di rosso i balconi
luccicano e di colori,
mentre la campana chiama
e spezza
il gelo del mattino.

Maria Cavallaro@

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Il mio racconto di Natale: Le due solitudini


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Marina aveva finito di preparare la cena di Natale, aveva apparecchiato la tavola a festa per due , come quando c’era la sua povera mamma, le sembrava così di non essere tanto sola, aveva messo la tovaglia rossa e il candelabro d’argento con le candele rosse, i piatti di porcellana e i bicchieri di cristallo. Non aspettava nessuno lei, suo fratello era andato in America, lasciandola con la madre anziana, Marina aveva sperato per qualche tempo di trovare un compagno, era carina, istruita di buon gusto, ma gli uomini sembravano non accorgersi di lei, a volte si sentiva invisibile. Così festeggiava il Natale da sola e poi andava alla messa di mezzanotte, per stare in mezzo alla gente, per fare gli auguri a qualcuno, per sentirsi viva fuori da quel suo appartamento curato e lindo, ma pieno della sua solitudine. Prima che si facesse troppo tardi, chiuse il sacchetto della spazzatura, si mise in testa uno scialle e si apprestò a uscire sul pianerottolo per scendere fino cassonetto sotto casa sua. Il caso volle che proprio in quel momento, il suo dirimpettaio, un vedovo ancora piacente, che viveva in solitudine insieme al suo gatto bianco e sordo, si apprestasse a uscire, lei imbarazzata lo salutò sussurrando a fil di voce “Buon Natale!” Giorgio, così si chiamava, rispose al saluto e ricambiò gli auguri, quest’attimo di distrazione diede occasione  a Idrys, il gatto bianco di Giorgio, di uscire fuori e sfrecciando davanti a Marina, di entrarle in casa, forse attratto dal buon profumo della cena. Giorgio contrariato guardò Marina con aria di scuse e le chiese il permesso di entrare per recuperare il gatto, che non poteva sentire i suoi richiami perché sordo. Giorgio da quando era morta la moglie, cui era legatissimo, viveva in grande riservo, usciva solo per comprare il giornale e andare al supermercato e dal momento che non sapeva cucinare bene, ogni tanto si concedeva qualcosa alla rosticceria di fronte. Ed era lì che stava andando, quella sera non aveva voglia di mangiare la solita mozzarella, mezzo pollo con le patatine sarebbe andato  bene per lui e anche per Idrys, che non lo lasciava un minuto con lo sguardo, aspettando i bocconcini che generosamente gli lasciava cadere. Marina non poteva rifiutarsi di farlo entrare, anche perché pensava di aver lasciato sul tavolo una teglia fumante e  non le andava proprio che la sua cena di Natale finisse in bocca al gatto. Così vincendo il suo evidente imbarazzo, posò il sacchetto sul pianerottolo e  fece strada a Giorgio verso la cucina. Giorgio si fece tutto occhi e quando scorse la coda di Idrys sotto il tavolo si abbassò chiamandolo. Il gatto ubbidiente gli saltò in braccio miagolando e Giorgio ebbe un sospiro di sollievo vedendo che non aveva combinato guai. Poi si scusò ancora con Marina per il disturbo e lasciando cadere l’occhio sulla tavola apparecchiata per due, disse rivolto a Idrys: “Andiamo su birbaccione , la signorina attende un ospite, togliamo il disturbo!” Marina arrossì fino alla cima dei capelli, poi cercò di giustificarsi, raccontando di come fosse triste il Natale senza la sua mamma e di come le fosse di conforto apparecchiare la tavola anche per lei,  nei giorni di festa. Giorgio le chiese scusa e a sua volta le confidò la sua solitudine, dopo la perdita della moglie. Difatti il poveretto era proprio solo, non avevano avuto figli lui e la sua Luisa e quindi avevano vissuto l’uno per l’altro, insieme a quel gatto che era invecchiato con loro. Marina si asciugò una lacrima col dorso della mano e guardando Giorgio negli occhi, vide che anche lui aveva lo sguardo lucido e ad un tratto, accanto a quel signore distinto e tanto triste, si sentì meno sola. Prese il coraggio a due mani e con un fil di voce lo invitò a restare, la cena era abbondante e la tavola era già pronta. In fondo lei e Giorgio si conoscevano da sempre, che c’era di male a passare una serata di festa insieme, davanti a una buona tavola! Avrebbero sicuramente scacciato le loro solitudini. Giorgio si schermì un pò, ma in fondo aveva voglia di restare, quel buon profumo di cucina gli ricordava le belle cene che gli preparava la sua Luisa e che da tempo non sentiva, anche Idrys voleva restare e miagolò sornione. Così accettarono l’invito, Giorgio con la scusa di andare a chiudere la porta, prese dalla sua credenza una bella bottiglia di vino buono, che si concedeva nelle occasioni speciali e la portò a Marina, pregandola di aprirla per farla ossigenare. Si sedettero a tavola e mangiarono lentamente assaporando le pietanze prelibate e chiacchierando del più e del meno, anche Idris ebbe la sua porzione in un vecchio piattino che Marina gli aveva messo vicino alla sedia di Giorgio. Il tempo era trascorso piacevolmente, quando la campana della chiesa battè i rintocchi della messa di mezzanotte. Si alzarono dalla tavola e Marina disse che le piaceva andare a messa la notte di Natale, Giorgio, che non era praticante, ma che quella sera si sentiva particolarmente coinvolto, si offrì di accompagnarla. Marina accettò e dopo aver indossato il suo cappotto buono, si recarono in chiesa, dove assistettero alle funzioni seduti sullo stesso banco. Dopo aver scambiato gli auguri con qualche conoscente sul sagrato alla fine della messa, silenziosi ritornarono a casa, dove si salutarono sul pianerottolo, scambiandosi gli auguri di nuovo, ma stavolta con un abbraccio. Marina emozionata rientrò in casa chiudendosi la porta dietro le spalle, le sembrava strano il calore di un uomo accanto a lei, non aveva mai provato quella sensazione, ma era sicuramente piacevole. Da quel giorno Idrys divenne di casa, scappava sempre più spesso, rifugiandosi da Marina che dopo Natale, dal momento che il ghiaccio era rotto, sempre più spesso apparecchiava la tavola per due e gli faceva trovare dei bei bocconcini nel suo vecchio piattino. Erano trascorsi i mesi invernali e quei pranzi o quelle cenette in compagnia, quel sorseggiare un bicchierino di liquore fatto in casa di cui Marina era maestra, erano diventate una piacevole consuetudine. Giorgio elegante e profumato, non arrivava mai a mani vuote, prima di recarsi dalla sua amica scendeva sempre in piazzetta, dove acquistava un vassoietto di paste o un cono di caldarroste dall’ometto all’angolo, che consumavano insieme chiacchierando di un’infinità di cose che li accomunava. Una domenica pomeriggio, all’inizio della primavera, Giorgio bussò alla porta di Marina con in mano un mazzo di fiori, li aveva scelti lui, sapeva infatti quelli che le piacevano e la invitò ad uscire per andare al cinema e poi cena al ristorante, con la scusa di voler ricambiare i suoi numerosi inviti. Marina trovò la cosa inconsueta, ma  accettò senza pensarci, erano secoli che non usciva con qualcuno. Si vestì con cura, si profumò, un trucco leggero accese i suoi lineamenti ancora giovanili  e uscirono insieme. Il ristorante era sobrio, ma elegante, la cucina era ottima, mangiarono di gusto, poi nel bel mezzo della cena, Giorgio prendendole una mano, le si avvicinò all’orecchio e le chiese “ Marina, vuoi sposarmi?”. Marina arrossì come una scolaretta e annuì con la testa, lui le baciò la mano teneramente e le accarezzò la guancia infuocata, cercando di asciugare quelle lacrime che incontenibili, continuavano a scorrerle dagli  occhi.

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Io mi diletto: La mia poesia Vento di Natale


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Sorge il sole pallido

sugli alberi,

ancora rossi d’autunno

nelle ultime foglie

e più in alto

bianca la neve

infreddolisce il Natale.

Mi par di sentire

echi di cornamuse

in questi soffi di vento

che si rotolano sulla montagna

e gelidi scivolano a valle.

Mi par di sentire

le preghiere

della povera gente

in questi soffi di vento

e il pianto dei bimbi

dagli occhi grandi

e dalle gote rosse,

che attendono un Natale

senza doni,

guardando le vetrine

illuminate invano.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto in cucina: Il dolce delle feste


 

 

 

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Come da tradizione ogni anno durante le feste, il più delle volte a Natale, preparo questo dolce molto apprezzato dai miei ospiti. E’ un dolce che rappresenta il ceppo di Natale, infatti si tratta di una falda di pan di spagna arrotolato e farcito con crema di burro e canditi, cioccolata e pistacchi e poi sistemato sul vassoio a forma di ramo d’albero. La corteccia è realizzata con crema di burro colorata al cacao amaro e con riccioli di cioccolato fondente, il pan di spagna è bagnato con una miscela di maraschino e acqua.Vederlo tagliato è una gioia per gli occhi, con i suoi colori la fetta risulta molto bella, gustarlo a temperatura ambiente quando il burro si ammorbidisce è una goduria per il palato. L’unico problema è che è un dolce molto calorico, ma io lo preparo quando siamo in tanti, così  finisce in fretta e non fa male. Questo dolce va preparato un giorno prima, in modo che i sapori  amalgamandosi diano  al momento del taglio una piacevole ondata di profumo.

 

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