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Falce di luna: E’ già febbraio!


 

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Buongiorno a tutti col nuovo mese, la merla se ne è andata, è stata una merla tiepida quest’anno, niente freddo, niente gelo, ha portato via i rigori di gennaio e ascolto già nel mattino limpido il canto dei galli, che da tempo si era perso, cui risponde sommesso l’abbaiare dei cani. Tutto mi sa di quiete e di risveglio e al mattino dà nuova forza quella luce che filtra dalle persiane socchiuse.

Falce di luna

Scorsi ieri sera
il nuovo febbraio
in quella falce di luna
che dava le spalle a una stella
una sola ,
la più bella,
febbraio
che di violette profuma
il cuore e di mandorli
e di maschere birichine
colora la neve di gennaio,
che già si scioglie
e ride cristallina
svegliando il bosco
intorpidito.@MC

 

Contrazioni


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Non ho avuto voglia di scrivere in questi giorni, è come avere un magone dentro che si somma al nostro quotidiano, fatto anch’esso di pensieri e preoccupazioni. Meglio tacere quando i clamori superano la soglia dell’anima e la sorte si accanisce per portare a termine un progetto nefasto che non lascia prevedere i suoi sviluppi. Penso che la natura non sappia quel che fa, o sono gli eventi che si ingarbugliano e gli uomini si trovano in trappola perchè forse dovevano essere altrove, perché il luccichio di fragili alternative alla quotidianità ottunde i sensi e abbassa la guardia. In un attimo la bellezza e l’insolito diventano mostri, trappole mortali e sul candore di quella neve ora spicca il rosso della nostra fragilità e il grigio di questo affannarsi di uomini e mezzi, in un alternarsi di dolore e speranza dove la montagna tace, quasi ignara di tanta pena.

Contrazioni

Scricchiolare
Di ragnatele antiche
Nell’anima che si contrae,
È la pena
D’un bianco piangere
A cui poche risposte s’attendono
In questo scavare frenetico
Di mani gelide.
E intanto il grigio
Dei passi stanchi
Aspetta invano
Appeso a un filo
L’eco d’un gemito.@MC

Il miracolo della neve


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Lento scende il miracolo della neve e il vento lo scompiglia, i fiocchi impauriti dal sibilo sinistro, mulinando si posano sui tetti e piano piano di sé tutto imbiancano. Che meraviglia! Per noi in Sicilia, nel mio paesino in riva al mare, è un fenomeno inconsueto che si specchia nei nostri ricordi bambini. Penso a mio padre che in una fredda mattina di gennaio raccolse una palla di neve con le sue mani nude, abituate al freddo dell’inverno e me la portò nel letto in una bacinella. Quanta gioia! Avevo meno di sei anni e non avevo mai visto la neve. Penso a lui quando cade la neve, alla sua gioventù fatta di amore e cose semplici come una palla di neve raccolta per me e poi svanita in una pozza d’acqua, come le nostre vite che si dissolvono nell’acqua dei ricordi. Felice chi come me ha cose belle da ricordare, fiocca ancora la neve lenta, piccoli fiocchi confusi nel vento, già un raggio di sole accarezza i tetti e scioglie il bianco strato che gocciola dalle grondaie fino a sparire.

 

Neve di Sicilia


 

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In questa fredda mattina di gennaio, curiosando fra le immagini di internet, ho trovato un pò di stranezze di Sicilia, quanto mai attuali in questi giorni di freddo in cui la neve è tornata ad imbiancare i paesi etnei creando una atmosfera per noi alquanto insolita, è infatti uno strano contrasto vedere la neve sui banani, sugli olivi, sugli aranci e sui ficodindia, piante notoriamente amanti del sole.( le foto sono prese dal web e rappresentano le nevicate degli anni recenti.

Neve di Sicilia

Stranezze di neve,

perle sulle spine

dei ficodindia irti

e di zucchero spargi gli aranci

grevi di frutti succosi

e gli ulivi intagliati,

mani gelate

come preghiere

rivolte al cielo.

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Io mi diletto: La mia poesia “Le tue mani”


 

 

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Crepitano
come ricordi gettati sul fuoco,
questi ciocchi di legno
rubati alla neve
e rischiarano il nostro silenzio,
affollato di fantasie
costruite al di là del muro.
Nel cosmo d’un sentimento
che serra la gola,
sento
le tue mani
come acqua sui fianchi,
e conto
i rintocchi gravi
d’un pendolo,
quando del giorno
si fa luce il tuo sorriso.
Mi alzo vestita d’aurora,
e cade quel velo di nubi
intinte d’un fragile azzurro,
che si adagia sui desideri
coprendo
le mollezze della notte.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: la mia poesia “Farfalle sulla neve”.


C’è un sole freddo stamattina, l’aria è attraversata da strani silenzi interrotti da un pigolare infreddolito di uccellini che chiamano la primavera. Ma ancora il mandorlo ha paura ad aprire le tenere corolle, solo le gialle campanule offrono un timido anticipo, punteggiando decise i crinali assolati e il ciglio delle strade di campagna e immaginiamo “Farfalle sulla neve” in attesa del risveglio!
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Infreddoliti
alimentiamo i desideri
in un abbraccio,
che sfugge
al nostro morire
di ogni giorno,
stupiti nello sbattere di ciglia.
Coccoliamo l’anima
come farfalle sulla neve,
smarrite
in cerca di fiori
e agitiamo le ali ubriache
del bianco intorno,
immaginando i colori
persi là,
dove la memoria
si veste di candore
e rossa,
solo la bocca
macchia di baci
la bianca coltre dei sensi.

Maria Cavallaro

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Il mio presepe di ceste


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Mi piace fare il presepe, ogni anno diverso, utilizzando elementi alternativi per realizzare lo scenario, quest’anno l’ho fatto con delle ceste di canna che ho trovato fra le cose dei miei genitori, a me sembra originale e a voi? Gesù è venuto fra umili cose, le ceste sono fatte di canna e sono utili in casa, sono umili e si addicono al presepe. Vi auguro delle feste serene!

La neve sul presepe

*****

Cade la neve

Gesù è sulla paglia,

e la sua mamma

infreddolita veglia.

Suona la cornamusa,

raglia l’asinello,

che col suo fiato

scalda il Bambinello.

Muggisce il bue

nel buio della grotta,

calan dai monti

i pastorelli a frotta.

Giuseppe vigila

e riceve i doni

portati per Gesù

dai bimbi buoni.

Cantano gli angeli

venuti dal cielo,

la mamma scalda

il Bimbo nel suo velo.

Già da lontano

la cometa splende

mentre la neve

fitta fitta scende.

Maria Cavallaro

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