Archivio tag | orizzonte

Io mi diletto: La mia poesia “L’anima del tramonto”


untitled.png
 
Cessato è il vento
e di profumi l’incanto,
guardo il blu che al grigio tende
e l’occhio
tutto non coglie
e immagino orizzonti nuovi
al di là di quello
che una piccola nave
solca silenziosa.
Seduta
attendo l’onda
che ancora vive
e scema piano
come un battito
sul cuore di pietra
e sento
l’anima del tramonto.

@MC

e7f221edfb2ce85a37df0c8bcc5e3f62.gif

Io che sono nata sul mare


5qc82jx1uom.gif

11146204_10205046127087035_7924410309295187985_n

Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

Gisella-Patorniti__L-unione_g

 

Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro

Io mi diletto: La mia poesia


free-vintage-clip-art-flowers-tambo

775E4C5D745B5D56

Inquietudine

Passi rubati
alla scala del tempo,
percorsi in salita
affollati
dalla solitudine dei ricordi.
Mi sfiori la fronte,
per spianare
l’ orizzonte
dei miei pensieri sfocati.
Attendo le tue dita
e un angolo si accende,
dove mi rifugio,
e mi distendo
nel balsamo
di consueti gesti.
In te si placa
la mia inquietudine,
nel turbine di emozioni
che sfiorano i sensi,
in una danza di brividi
sulla pelle distesa.

Maria Cavallaro

10_thumb.gif

copyright_logo

Il braccialetto


Il braccialetto

Se ne stava sonnecchiando sulla sdraio sotto il suo cappello di paglia, ogni tanto dava uno sguardo all’orizzonte, svegliata dal vocio dei bambini che giocavano a tamburelli sulla spiaggia, poi vincendo la pigrizia si alzava e affondando i piedi scalzi nella sabbia bollente, si immergeva nel mare limpido, provando una piacevolissima sensazione di fresco che prolungava nuotando sott’acqua, finchè non le mancava il respiro. Allora riemergeva scuotendo la testa riccioluta e bionda e ritornava sulla sdraio, dove si spalmava abbondantemente con la sua crema solare, si rimetteva il cappello sul capo e guardava da sotto le morbide falde la vita che le scorreva attorno. Il lido brulicava di gente abbronzata e Marina da quattro giorni si godeva le sospirate ferie, dopo un anno di intenso lavoro nello studio di un avvocato amico di suo padre, presso il quale lavorava come segretaria da oltre dieci anni. Aveva già trentacinque anni e la sua era una vita semplice e senza emozioni, fatta di lavoro, qualche uscita con le amiche e le domeniche a casa di sua sorella, dove si divertiva a giocare con le sue nipotine dopo pranzo. Le bimbe la adoravano perché lei con loro era molto disponibile e inventava giochi divertenti assecondandole in ogni desiderio. La sua vita sentimentale da anni era piatta senza un’emozione, un batticuore, da quando aveva avuto una storia con un collega che le aveva lasciato l’amaro in bocca per molto tempo. Ogni anno durante le ferie partiva con qualche amica, aveva girato mezza Europa, ma quest’anno aveva deciso di non allontanarsi molto, sentiva il bisogno di rilassarsi ed era partita da sola con la sua utilitaria per trascorrere un paio di giorni sulla spiaggia di Cefalù, dove aveva affittato un monolocale in un residence a ridosso del lungomare. Scendeva in spiaggia di prima mattina per godersi la quiete del mare quando ancora gli altri bagnanti dormivano e le distese di ombrelloni chiusi coloravano il litorale come funghi ancora in boccio. Quella mattina il mare era calmo, ma durante la notte il bagnasciuga era stato travagliato dall’andirivieni delle onde e Marina durante la sua passeggiata mattutina aveva trovato tante conchiglie e sassolini colorati, che amava raccogliere  in una collezione  posta su un grande piatto antico nel salotto di casa. Mentre se ne andava scalza e assorta nei suoi pensieri alla ricerca dei suoi souvenir, un intenso luccichio attirò la sua attenzione e credendo fosse il riflesso di un pezzo di vetro, si chinò per raccoglierlo. Capì subito che era oro e si affrettò a tirarlo fuori dalla sabbia… era un bel braccialetto da uomo, massiccio e in buono stato, lo rigirò fra le mani curiosa e stupita di tanta fortuna, lei, che non aveva mai trovato nulla, se non qualche centesimo che raccoglieva, convinta che non bisogna mai dare un calcio alle occasioni. Quello non era un anonimo braccialetto, infatti era davvero un bel gioiello e sul lato inferiore portava inciso un nome e una data. Francesco si chiamava il padrone del braccialetto, ma chissà dove si trovava adesso! Marina si mise un po’ a fantasticare, lo immaginò alto e moro, sui quarant’anni, capelli appena brizzolati, occhi verdi, fisico curato… ma era la sua fantasia che le faceva sognare un uomo così, perché così avrebbe voluto un compagno da amare e coccolare. Per quella mattina non ci pensò più, ripose il braccialetto nella tasca della sua borsa e iniziò la sua giornata di mare come al solito. Ogni tanto dal vocio della spiaggia le giungeva qualche richiamo e quando sentiva il nome Francesco si alzava in piedi guardando in tutte le direzioni, nella speranza di poter restituire il braccialetto. Marina che amava mangiare il pesce almeno quanto amava il mare, tutte le sere si recava in un ristorantino  dove servivano un pesce buonissimo, un locale piccolo, ma pulito dove entrando la investiva un buon profumo di calamari fritti e pepata di cozze che le preparava il palato, facendole venire l’acquolina in bocca. Un cantante dalla voce intonata si accompagnava al pianoforte, creando una atmosfera suadente e gradevole che invitava i clienti a ritornare.  Anche quella sera infatti, Marina si recò al suo ristorante preferito, ma al contrario delle altre volte non indossò i soliti jeans e maglietta, stavolta si vestì e si truccò con cura, come se dovesse andare ad un incontro, indossò un vestitino nero  acquistato qualche sera prima in una boutique del posto che le stava da incanto con l’abbronzatura e i capelli biondi e le lasciava le spalle scoperte, calzò dei sandali dorati e si gettò su una spalla uno scialletto colorato. Guardandosi allo specchio si sentì soddisfatta, era davvero elegante e ancora piacente, ma quel vestito richiedeva almeno un monile che arricchisse la sua semplicità. Lei non portava mai gioielli in viaggio ed era troppo tardi per acquistarne uno di bijouterie, così frugò nella borsa di mare e indossò il braccialetto di Francesco, cullando la segreta speranza di incontrarlo al ristorante, per conoscerlo e poterglielo restituire. Si sedette a un tavolo per due in un angolo della sala, da qui dominava gli altri tavoli e guardando in faccia le persone si sentiva meno sola. Infatti una donna sola e per giunta carina, attira sempre gli sguardi degli uomini e lei mangiava in silenzio la sua cena a base di pesce, mettendo in bella mostra il braccio, dove riluceva il braccialetto di Francesco. Ad un tratto il cameriere si avvicinò al suo tavolo portando una pregiata bottiglia di vino in ghiaccio, ma lei non aveva ordinato niente di così costoso e credendo all’approccio di qualche facoltoso scapolone, si guardò intorno e lo vide: seduto a un tavolo poco distante con alcuni amici un giovane dagli occhi chiari le faceva un cenno di saluto con la mano. Le venne il batticuore, forse era Francesco? Pensò nella sua incredula semplicità e lo invitò al suo tavolo per ringraziarlo del vino e restituirgli quel che gli apparteneva. Il giovane si congedò dagli amici e con passo sicuro si avvicinò a Marina, lei si sentì prendere dal panico, ma riuscì a controllarsi e a non tremare porgendogli la mano al cui polso luccicava il braccialetto. Lui si presentò garbato e sicuro…Enrico Lucas… in viaggio di piacere su una barca di amici. Cominciarono a chiacchierare , lui l’aveva vista sola e  aveva provato subito simpatia per quel suo visetto abbronzato, tanto da volerla conoscere, da un po’ sentiva il bisogno di una compagna stabile e lei lo aveva attratto con la sua elegante semplicità. Parlarono fino a tardi delle loro vite e dei loro progetti, poi lui l’accompagnò al suo residence, Marina aveva un po’ paura, ma si fece forza, voleva gustarsi quella emozione fino in fondo, Enrico le piaceva con la sua figura elegante e quella sua aria sicura, ma si guardò bene dall’invitarlo ad entrare, la prudenza non è mai troppa, tutto sommato lo aveva appena conosciuto e non sapeva nulla di lui se non ciò che le aveva raccontato. Così si lasciarono sulla soglia, Enrico le sfiorò la guancia con un buffetto allontanando i biondi riccioli dal viso e scomparve nel buio. Marina si mise a letto, ma non riusciva a prendere sonno, pensava agli ultimi eventi, a quel braccialetto, al vino a quell’uomo che le aveva fatto perdere il senso del tempo coi suoi occhi chiari e i modi da gentiluomo, infine crollò facendo sogni agitati fino al mattino. Il giorno dopo si alzò presto per fare la valigia prima di scendere, era l’ultimo giorno di vacanza, si recò sulla spiaggia come al solito, ma nel riverbero del sole, tutti gli uomini le sembravano avere la faccia di Enrico, sperava di incontrarlo, ma lui non era in spiaggia, anche la barca dei suoi amici si apprestava al rientro e aveva trascorso la mattinata tra i preparativi della partenza. A sera Marina si recò come al solito al piccolo ristorante, cercando con gli occhi il suo tavolo appartato, ma lo trovò già occupato. Le venne incontro il cameriere che ve la accompagnò, Enrico la attendeva con un bel mazzo di rose, cenarono insieme e il vino fu galeotto, il dopocena fu piacevole, ballarono fino all’alba sotto le stelle, lei si sentiva leggera fra le sue braccia e ogni tanto guardava, sorridendo fra sé, il braccialetto di Francesco che luccicava sotto la luna.

                                                  Maria Cavallaro                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io mi diletto: La mia poesia


 

Pensieri sull’onda

 

Carezza l’onda

smeraldi d’alga

su trine di scogliera,

mentre una pallida luna

appesa

nel rosa del tramonto,

respira

brezze salmastre.

Sull’orizzonte di giada

piccola una vela

s’allontana tremula

nel grido

d’un gabbiano solitario

e non si stanca lo sguardo,

stupito di tanta meraviglia.

Navigo i miei silenzi

accoccolata su un sasso,

seguendo ammaliata 

l’andirivieni dell’onda

e quello scoglio che riaffiora,

come te,

ad ogni mio pensiero.

Maria Cavallaro

Io mi diletto : La mia poesia


Nel mattino

L’orizzonte

trema 

nei suoi limpidi cristalli,

mentre il giorno furtivo

si spoglia dell’alba

e nel mare

lascia cadere i suoi veli.

Inseguo

un pensiero stupendo

nella luce del risveglio,

che mi attraversa i capelli

e sugli occhi

dolcemente indugia,

dove calde posa

le labbra sapienti

e l’anima sfiora,

nell’incalzare prepotente

d’un tocco abile

a cercar consensi,

sul roseo brillar

della mia pelle

che distesa,

con l’aurora si confonde.

Maria Cavallaro