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Malinconie di settembre


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Settembre mi scende nell’animo, mescolandosi alla mia malinconia. Mi fermo col pensiero a guardare il mare argenteo e ancora caldo e mi piace pensare che quel gabbiano solitario sia sempre lo stesso che ogni anno ritorna alla fine dell’estate e tutto solo se ne sta su un’isoletta a guardare l’orizzonte. Scende dentro di me questo grigiore che incomincia a impadronirsi della scogliera, fino a diventare il colore primario e dal mare scompare anche quell’azzurro estivo lasciando il posto ad un colore plumbeo dove il cielo a stento si riconosce. E’ il tempo delle barche a vela, che nei giorni di bonaccia se ne vanno dondolando all’orizzonte per rientrare al sicuro nei porti, col loro bagaglio di umanità e di scoperte, di giorni avventurosi, di salsedine e di notti stellate. Mi sento immobile come il mio gabbiano solitario e centellino la mia malinconia che scende, bruciando i miei orizzonti, mi ammanto di grigio come la scogliera e seguo l’onda dei miei pensieri incolori…. a volte vorrei essere altrove.

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Siamo venuti dall’acqua!!!


 

 

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Quando ricomincio ad andare al mare è come ritornare lì da dove siamo venuti, mi immergo nel liquido elemento e ritrovo la leggerezza dell’anima e del corpo, mi allontano per allargare il mio orizzonte al di là della fascia costiera di nera pietra lavica e mi impadronisco del paesaggio. Le persone sul lungomare si fanno sempre più piccine e la vita sembra quasi brulicare sui legni delle passerelle e sugli angoli reconditi, dove si rifugiano i bagnanti in cerca di tranquillità. Mi distendo nell’acqua e mi invade un senso di positività che allontana i pensieri e i malanni delle ossa, l’acqua all’inizio fredda, avvolge le membra e sembra riscaldarsi a contatto con la pelle mentre l’odore di salsedine sale su per le narici diventando parte di me.

 

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La mia poesia Acquerelli


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Acquerelli
di fiori a primavera,
intrecci delicati, corse di colori tenui,
di linee annacquate
sulla carta rugosa.
Eppur gode l’occhio
e insegue
sagome di uccellini minuti
tra i petali sfuggenti,
tra la luce intensa
d’un orizzonte sbiadito.

@MC

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Visione d’autunno


 

 

Mi sciogliero’ nel vento

Come ala di gabbiano

E di sogni riempiro’

Cornucopie di nuvole

Che  si intingono soffici

In questo mare,

Di giada e lapislazzuli

E luccica d’argento

trafitta da un raggio di sole

L’onda pigra,

Dove lontana va

La vela

Navigando il silenzio

Nel vento che spira

Tra le tele antiche,

Maestre di solitarie rotte

Adagiate sul petto dell’orizzonte.

MC@

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Io mi diletto: La mia poesia “L’anima del tramonto”


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Cessato è il vento
e di profumi l’incanto,
guardo il blu che al grigio tende
e l’occhio
tutto non coglie
e immagino orizzonti nuovi
al di là di quello
che una piccola nave
solca silenziosa.
Seduta
attendo l’onda
che ancora vive
e scema piano
come un battito
sul cuore di pietra
e sento
l’anima del tramonto.

@MC

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Io che sono nata sul mare


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Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

Gisella-Patorniti__L-unione_g

 

Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro