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Contrazioni


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Non ho avuto voglia di scrivere in questi giorni, è come avere un magone dentro che si somma al nostro quotidiano, fatto anch’esso di pensieri e preoccupazioni. Meglio tacere quando i clamori superano la soglia dell’anima e la sorte si accanisce per portare a termine un progetto nefasto che non lascia prevedere i suoi sviluppi. Penso che la natura non sappia quel che fa, o sono gli eventi che si ingarbugliano e gli uomini si trovano in trappola perchè forse dovevano essere altrove, perché il luccichio di fragili alternative alla quotidianità ottunde i sensi e abbassa la guardia. In un attimo la bellezza e l’insolito diventano mostri, trappole mortali e sul candore di quella neve ora spicca il rosso della nostra fragilità e il grigio di questo affannarsi di uomini e mezzi, in un alternarsi di dolore e speranza dove la montagna tace, quasi ignara di tanta pena.

Contrazioni

Scricchiolare
Di ragnatele antiche
Nell’anima che si contrae,
È la pena
D’un bianco piangere
A cui poche risposte s’attendono
In questo scavare frenetico
Di mani gelide.
E intanto il grigio
Dei passi stanchi
Aspetta invano
Appeso a un filo
L’eco d’un gemito.@MC

Io mi diletto: La mia poesia


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Inquietudine

Passi rubati
alla scala del tempo,
percorsi in salita
affollati
dalla solitudine dei ricordi.
Mi sfiori la fronte,
per spianare
l’ orizzonte
dei miei pensieri sfocati.
Attendo le tue dita
e un angolo si accende,
dove mi rifugio,
e mi distendo
nel balsamo
di consueti gesti.
In te si placa
la mia inquietudine,
nel turbine di emozioni
che sfiorano i sensi,
in una danza di brividi
sulla pelle distesa.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto : La mia poesia


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Cuore senza tempo

 

Accendo i ricordi,

proiezioni dell’impossibile,

dove invano cerco

immagini di noi.

Si affacciano alla mente

penombre di desideri,

sfocati fotogrammi

di pensieri abortiti,

affogati

nel lago

di un sogno mai nato.

Si colma di te

questo vuoto

d’un cuore senza tempo

e come un risuonar di nacchere

si allontanano

i tuoi passi arditi,

sul tappeto infuocato

della mia anima silente.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: La mia poesia


Fughe

 

Mi porto dentro

il profumo della tua pelle

e delle tue parole

e indoro di te

la mia malinconia,

quando l’alba

ti vede lontano.

Immagino le notti

viva nel tuo pensiero,

e attendo il silenzio,

per ascoltare

la melodia dei tuoi passi

sul tappeto

della mia anima.

Ti raggiungo

nell’ansia

di interminabili fughe,

dove il battito si placa

nel crescendo

di liquide emozioni

e nel brivido

dolcemente si distende.

Maria Cavallaro

Io mi diletto: La mia poesia


Passi nell’aria

 

 

Tieni il tempo

di questa musica ruffiana,

danzerò sulle note dell”anima,

scarpette piccole

sulla corda tesa,

passi nell’aria

d’un ardito volo.

Tieni il tempo

di questo cuore

che si colora di te,

quando l’alba

si diluisce nel cielo

e le stelle affogano

nell’infinito.

E sarà nostro

il velo dei sogni,

disteso

su un palpito d’amore

che dei suoi echi veste

le stanze del silenzio

e nel vento risuona.

Maria Cavallaro

Scienza in cammino


 

 

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La televisione mette in onda ogni giorno Tg sempre pieni di sciagure, uccisioni, drammi della follia, ma ogni tanto trasmette anche qualche notizia buona, infatti  è proprio di questi giorni la notizia che un giovane atleta statunitense tetraplegico da quattro anni a causa di un incidente, è tornato a muovere qualche passo grazie all’impianto di elettrodi sulla parte bassa della spina dorsale. Questa notizia mi ha particolarmente scossa, mi ha risvegliato  tanti ricordi legati a una storia che tanto ha colpito  la mia famiglia e si è protratta dolorosamente per ben tredici anni……. era il lontano 1980, il 2 di agosto, quando verso le 14 mi giunse l’agghiacciante notizia di un incidente accorso a Rosario, il più piccolo dei miei cugini. Aveva solo diciassette anni: un tuffo in mare ed era rimasto in acqua paralizzato dopo aver sbattuto la testa. Corsa in ospedale, diagnosi drammatica: aveva le cervicali rotte con lesione del midollo spinale. Trasportato con un aereo militare a Padova, fu dimesso dal centro dopo un mese senza alcuna speranza di sopravvivere.  Ma era un ragazzo forte, alto e muscoloso, riuscì a superare la crisi e sopravvisse su una sedia a rotelle per ben tredici anni con l’esile uso delle mani, amorevolmente assistito dai genitori. Il fratello  allora ventitreeenne, si recò anche in America per consultare un luminare della materia, il quale lo accolse con grande benevolenza, tanto da ospitarlo anche nella sua dimora, ma purtroppo non c’era nulla da fare, la diagnosi era esatta. Gli studi sugli animali erano già a buon punto, ma per gli uomini bisognava aspettare ancora una decina di anni , disse il medico…….Questa notizia mi ha fatto riemergere tanti ricordi…. di anni ne sono passati trenta…. e proprio di questi sensori impiantati oggi al giovane atleta parlava allora il medico americano, la scienza ha percorso un lungo cammino, ma a lentissimi passi, lenti come i deboli passi che oggi è riuscito a muovere questo giovane, però si è concretizzato un risultato che sembrava impossibile, si è aperta una nuova via per i tanti che sempre più spesso restano vittime di incidenti che li condannano all’immobilità. Rosario non potrà più beneficiarne, ma la scienza ha dato il via a un cammino di speranza, che speriamo al più presto possa migliorare i suoi risultati.