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Pensieri di primavera


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Sento la primavera
sulla pelle,
la primavera del tempo che resta,
di uccellini gioiosi nella foschia
d’un mattino senza sole
e guardo i germogli
e il mio,
piccolo, nella sua primavera
che in fretta si dissolve,
come sciame di farfalle
e di cui non avrà contezza,
ma forse ci sarò
sulla pelle dei suoi pensieri
e ancora sentirà,
la primavera dei miei baci.

MC@

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Pensieri dietro i vetri appannati.


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Come è strano sentirsi a volte, in questi giorni d’inverno, come una foglia caduta che compie tortuosi percorsi nei rivoli d’acqua che scendono al mare dopo la pioggia! Traportata dal suo mulinare inconscio, aggira gli ostacoli e riprende la corsa nelle lacrime del tempo, è ignara della meta o forse sa, ma travolta dall’acqua, inebriata dall’inarrestabile energia si abbandona priva di forze al suo minuscolo peso. Non ha voglia di opporsi, scivola guardando il cielo aspettando la meta e ripensando all’albero di cui fu ornamento e vanto, verde e fiera nei giorni d’estate.

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Pensieri nel vento


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Sferza il vento questi pallidi raggi di sole che lottano con le nuvole impazzite e mulinanti e ha fatto scioglier la neve a bassa quota. L’Etna cambia aspetto da una mattina all’altra, oggi appare scura, solo la parte sommitale conserva il mantello bianco, stanotte è stato avvertito anche un piccolo terremoto. Non amo i giorni di vento, la mia testa corre dietro ai rumori degli oggetti all’esterno, tutto si muove trascinato, cadono le piante e nel cortile è il caos: terriccio e cocci rotti, recipienti per annaffiare, foglie secche portate da chissà dove, tutto si abbandona alla forza dell’aria che si scatena , mossa da una forza primordiale che urge e fischia con un sibilo che pare quasi di scherno per noi mortali. Sbattono le porte e una tenda vola, magica vela si solleva fin quasi a sfiorare il lampadario, mi alzo di corsa e vado a chiudere la porta e mi sembra quasi di vedere le raffiche addossarsi sulla lastra di vetro l’una sull’altra facendola rumoreggiare sinistramente. Ma anche nel vento e nella neve la natura si prepara a fiorire e presto dimenticheremo il vento quando primavera siederà sul suo trono e per noi dipingerà i giorni a venire.

 

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la mia poesia : L’ultima rosa


 

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Tesse l’anno l’ultima tela
e poi sarà il domani
come l’oggi,
cambia il nulla,
nelle rughe dell’anima
tremule immagini
dei tempi andati,
e spighe di pensieri
che il mulino non macina più,
stanco è il ruscello
e respiro l’ultima rosa
sul secco ramo d’inverno. MC@

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Pensieri in volo


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Aspettando il tempo si scioglie, dove andranno i nostri pensieri? li sento borbottare nella mente, mentre sul cuscino cerco il sonno consolatore, sono pensieri vestiti a festa, ammucchiati in un angolo, schiacciati dai giorni pigri, dalle siepi di nuvole che si levano a nord. Passata è ormai l’estate sciupata dai malessseri , dalle malinconie, dai giorni non vissuti, vorremmo trattenerla ancora un po’, ma ormai i frutti sono maturi, le pesche dalle rosee guance sono finite, ora l’uva è pronta ed è tempo di vendemmiare. Presto l’odore del mosto nuovo giungerà accattivante alle narici, sarà fermento nelle cantine e le prime piogge hanno reso grevi i frutti di ficodindia e si tingono di rosso i melograni, nutrendosi degli ultimi raggi di sole per darci chicchi maturi e succosi. Aspettiamo già il Natale, ma come siamo stolti a non capire che aspettando aspettando, ci avviamo come pecore al pascolo e poi a sera torniamo al chiuso, sazi , ma senza libertà di volare, come quei gabbiani che sfrecciano radenti al pelo dell’acqua, per allontanarsi subito e poi ritornare scrivendo linee invisibili su piani immaginari che appartengono solo a loro. Io preferisco l’estate perché dentro di me sono gabbiano e continuerò a volare per scrivere le mie storie su pagine di cielo, come linee infinite che mi appartengono, mentre le pecore col muso per terra brucano l’erba senza levare gli occhi in alto, ma che ne sanno loro del cielo?

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Malinconie di settembre


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Settembre mi scende nell’animo, mescolandosi alla mia malinconia. Mi fermo col pensiero a guardare il mare argenteo e ancora caldo e mi piace pensare che quel gabbiano solitario sia sempre lo stesso che ogni anno ritorna alla fine dell’estate e tutto solo se ne sta su un’isoletta a guardare l’orizzonte. Scende dentro di me questo grigiore che incomincia a impadronirsi della scogliera, fino a diventare il colore primario e dal mare scompare anche quell’azzurro estivo lasciando il posto ad un colore plumbeo dove il cielo a stento si riconosce. E’ il tempo delle barche a vela, che nei giorni di bonaccia se ne vanno dondolando all’orizzonte per rientrare al sicuro nei porti, col loro bagaglio di umanità e di scoperte, di giorni avventurosi, di salsedine e di notti stellate. Mi sento immobile come il mio gabbiano solitario e centellino la mia malinconia che scende, bruciando i miei orizzonti, mi ammanto di grigio come la scogliera e seguo l’onda dei miei pensieri incolori…. a volte vorrei essere altrove.

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