Archivio tag | pianto

La mia poesia “Come un piccione”


 

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Controvoglia mi abbandono
come un piccione,
su un ramo contorto
di pensieri solitari,
navigo
nello stupore
di giorni andati
e adesso,
pettino altri giorni
senza sogni,
dove gli occhi stanchi
si chiudono a metà
sbirciando
tra il sorriso e il pianto.MC@

 

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La mia poesia: Catene arrugginite


 

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Spiragli di sole
su accozzaglie di catene arrugginite
sono brividi di speranza,
che languono sulla battigia
dopo il naufragio,
fra alghe morte,
reti a brandelli e sabbia fine.
Questa è la meta
di uno strano ciondolare
che appassisce i giorni
e spegne il cuore
dei vecchi barconi smessi,
che si consumano
per tornare polvere.
Così è la vita,
un barcone smesso
che si consuma lentamente,
tra spiragli di allegria e pianto.

 

MC@

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La mia poesia: Carezze di rovo


 

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Ho incarnato il pianto
nei solchi del mio volto
quando te ne andavi
calpestando
le briciole di noi
Non ti sei voltato indietro
per consolare i miei lividi
e la tua mano su di me
ha lasciato carezze di rovo.
Oggi rammenderò le mie reti
e risorgerò senza di te,
in quest’alba
che non aspetta tramonto
e dritte le mie spalle
non si prostreranno più
scudo ai tuoi colpi,
ma in alto porteranno
il mio cuore di donna libera.

MC@

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Un mese di Matteo


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Buongiorno a tutti!

Oggi è un mese di Matteo, un mese vissuto intensamente ad accudire le sue piccole necessità e lenire il suo pianto quando soffre per le coliche che affliggono il suo pancino.

Pugnetti chiusi

È un abisso questo cuore

Dove si dondolano i ricordi,

Altalene di vita

Vissuta

Nell’alternanza di sogno e realtà.

E mi sento piccola

Per contenere

Il mistero dei giorni

In cui rapido muta

Il tuo volto bambino

E delle notti in cui

Tante volte si spegne nel pianto

Il tuo sonno di angelici sorrisi

E mi stupisce

Come in fretta si serrino

le piccole palpebre

Sulla tua ultima lacrima

E sul cuscino si posino alti

i tuoi pugnetti chiusi.

Maria Cavallaro@

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Io mi diletto: la mia poesia


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Sogno di Natale

Ho ripescato un sogno
per caso,
nel lago della notte
e gli ho gridato
il mio ultimo buon Natale,
mi ha detto grazie,
ma così piano…
pareva un sogno
senza fiato
e mi chiedo ancora
se m’abbia sentito,
se era vero,
o me lo sono inventato.
Ma io lo so
che era un sogno dorato,
un sogno
tante volte sognato,
tante volte svanito
nel lago della notte,
senza avermi sentito,
incurante d’un pianto
che scende salato
su un ricordo antico
mai dimenticato.

Maria Cavallaro

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La mia poesia di Pasqua


 

 

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Il pianto

 

Passa la Croce

e sento

di Maria il pianto.

Scendono le tue lacrime

o Madre,

sui nostri cuori afflitti,

arsi,

estenuati dalle colpe.

Tu generosa,

ci hai donato un figlio,

che di sè ci ha lavato.

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e nel calice amaro

che di noi beve,

l’Agnello sacrificale,

nella Pasqua risorto,

rinnova il miracolo

di salvezza,

luminosa scia di Paradiso

che al cielo conduce.

Maria Cavallaro

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