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Contrazioni


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Non ho avuto voglia di scrivere in questi giorni, è come avere un magone dentro che si somma al nostro quotidiano, fatto anch’esso di pensieri e preoccupazioni. Meglio tacere quando i clamori superano la soglia dell’anima e la sorte si accanisce per portare a termine un progetto nefasto che non lascia prevedere i suoi sviluppi. Penso che la natura non sappia quel che fa, o sono gli eventi che si ingarbugliano e gli uomini si trovano in trappola perchè forse dovevano essere altrove, perché il luccichio di fragili alternative alla quotidianità ottunde i sensi e abbassa la guardia. In un attimo la bellezza e l’insolito diventano mostri, trappole mortali e sul candore di quella neve ora spicca il rosso della nostra fragilità e il grigio di questo affannarsi di uomini e mezzi, in un alternarsi di dolore e speranza dove la montagna tace, quasi ignara di tanta pena.

Contrazioni

Scricchiolare
Di ragnatele antiche
Nell’anima che si contrae,
È la pena
D’un bianco piangere
A cui poche risposte s’attendono
In questo scavare frenetico
Di mani gelide.
E intanto il grigio
Dei passi stanchi
Aspetta invano
Appeso a un filo
L’eco d’un gemito.@MC

Io mi diletto: La mia poesia Cielo antico


 

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Magia d’un cielo antico
di giada e di fumo,
che lancia nel cavo
arcobaleni di luce,
mentre si addossano le nuvole
gonfie di vento
e spumeggia l’onda rissosa
sullo scoglio altero.
Solitario il nostro sguardo
s’attarda
sulle ali d’un gabbiano arruffato,
e in alto il vento rapisce i pensieri,
tra folate di salsedine
e sparuti raggi di sole
che a fatica
cercano il giorno.

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Io mi diletto: La mia poesia Lenzuola di seta


 

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Liscerò i tuoi capelli

o luna,

mentre intrecci

 i tuoi pallidi raggi

 ai nastri rosa dell’alba

 e il giorno si adagia

 sui seni delle nuvole.

Fugge la notte

e sul suo mantello

 le stelle

sono sogni rimasti a metà,

dove non arriva il cuore

 e la mente si accartoccia

 impaurita sul cuscino,

 tra nidi di capelli spettinati

 e sgualcite lenzuola di seta

che profumano di noi.

Maria Cavallaro@

 

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Io mi diletto: la mia poesia Ragazzi nel sole


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Estate controvento,

di gabbiani scomposti in volo

e ombrelloni raccolti,

pioppi colorati e tremuli

nel sole del mattino.

Estate di ragazzi,

quelli di un gelato in due,

che si baciano nel sole

incuranti

e si ritrovano a sera

dividendo un panino a metà.

Dolce è la stagione

di amori di paglia,

di corpi fragili nei parei

colorati e sottili

di capelli bagnati

e gocciolanti

tra una lacrima e un sorriso.

E si lasciano contare i giorni,

di pelli bruciate

e di sospiri salmastri,

mentre in cielo

si intravede già la fine,

come di sposa vestita di nuvole.

MC@

 

Rosso e nero nel giorno di festa, sintesi di un massacro.


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Non c’è colore

per scrivere queste morti,
solo il rosso e il nero
nell’allegria di un giorno di festa.
Tutto fagocita il rosso
sul nero dell’asfalto bruciato
e nell’odore di morte
si compiace
l’infamia
d’un inutile massacro,
che si lascia dietro
uno stuolo
d’occhi spauriti.
MC@
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Io mi diletto: la mia poesia: Tastiere di corallo


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S’adagia la sera

come sposa

fra le braccia del giorno

che s’addormenta

e sul nero velluto

si specchia la luna

da sempre complice

d’ombre e d’amanti.

Poi il nulla risuona,

abbarbicato alle stelle

e spiamo

occhi di nuvole

transitare adagio

sulle rosee dune.

Indugiano mani vogliose

su tastiere di corallo,

a suonare melodie alate

e s’impigliano le dita

fra le carezze e i baci,

dove l’onda

più forte s’infrange

a cullare l’aurora.

MC@