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Io che sono nata sul mare


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Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

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Arcobaleni di settembre


 

 

 

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Scende la sera, assorta mi rigiro in questo vuoto di pensieri, masticando parole a metà tra il sogno e la malinconia d’un tronco vuoto, inalando odori d’autunno e assaporando collane di arcobaleni dopo la prima pioggia. Mistica quest’atmosfera che si insedia d’un tratto tra me e me, mi spinge a volare nei colori che ho dentro per compensare quest’assenza di luce che fagocita i giorni nei cambi di stagione e pian piano ripone le nostre abitudini nell’armadio del tempo, come i vestiti smessi, lasciati in attesa del loro destino. Odora di mosto settembre e di foglie gialle, odora di confetti e di spose e il campanile è adorno di rondini che prendono il volo. La natura mostra tutta la sua stanchezza, non vede l’ora di andarsene a riposo e la gola riarsa della terra beve le prime piogge dopo tanta calura. Io sono ancora al mare, mi piace attardarmi, nella tranquillità che segue il caldo periodo estivo, quando la scogliera smette i colori e ritorna nera, d’un nero inquietante che contrasta con l’azzurro del cielo e l’argento del mare che tremulo l’accarezza.

Settembre in Sicilia


Settembre in Sicilia è un’appendice d’estate, calda e asciutta che odora di mare e di mosto allo stesso tempo. I colori del mare cominciano a rivestire una leggera patina di grigio e la spiaggia si spopola piano piano, ma per chi come me e mio marito ama questo tempo, col mare calmo e la spiaggia tranquilla, è una delizia nuotare al largo nell’argento che friccica riflettendo la luce del sole non più allo zenit. Volano alti su di noi stormi di aironi che si perdono nel sole ed è un privilegio poter vedere dal mare l’Etna che fuma tranquilla coi suoi due pennacchi grigi. Un gabbiano solitario se ne sta immobile su uno scoglio e ci guarda arcigno con quel suo occhio rotondo, quasi a volerci cacciare via dal suo spazio. Ogni tanto si tuffa, nuota un po’ , poi scrollandosi le piume risale sulla sua isoletta come un guardiano attento e severo, beccando di tanto in tanto qualche erbetta o qualche pulce di mare, oppure spicca un volo radente e si sposta su un altro scoglio. Non gli mancano piedistalli sulla scogliera, che orla il mare come un nero merletto immobile e pittoresco nella sua secolare imponenza e i pescatori dallo scoglio, immobili e pazienti sembrano piccoli pastori d’un immaginario presepe marino. A volte, quando il mare è molto calmo come spesso accade in questo periodo, ci spingiamo più a largo fino a scorgere il tetto della nostra casa, che appare piccola , uno spicchio di rosso tra tanti altri tetti che noi riconosciamo subito grazie al terrazzino che guarda a sud come un occhio magico. A settembre cambiano i colori e i profumi si fanno più intensi e scende sottile un velo di malinconia, ma è piacevole per noi che restiamo qui, vivere intensamente questo spegnersi lento quasi indolore della stagione estiva, che lascia il posto a un periodo dolcemente amaro: è il nostro autunno, simile a una seconda primavera e mentre la calura si spegne a poco a poco, poi, tutto d’un tratto, qualche pioggia e arriva l’inverno!

Felice estate !


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Estate sulla scogliera

Un soffio di vento caldo
ha sciolto la cima del vulcano
e già l’estate
bagna le sue grazie
nell’azzurro di cristallo.
Qui si specchiano i gabbiani,
nell’assenza delle nuvole
e di colori si veste
l’ebano delle pietre antiche.

Buona domenica e felice estate a tutti!

Io mi diletto: La mia poesia


 

Pensieri sull’onda

 

Carezza l’onda

smeraldi d’alga

su trine di scogliera,

mentre una pallida luna

appesa

nel rosa del tramonto,

respira

brezze salmastre.

Sull’orizzonte di giada

piccola una vela

s’allontana tremula

nel grido

d’un gabbiano solitario

e non si stanca lo sguardo,

stupito di tanta meraviglia.

Navigo i miei silenzi

accoccolata su un sasso,

seguendo ammaliata 

l’andirivieni dell’onda

e quello scoglio che riaffiora,

come te,

ad ogni mio pensiero.

Maria Cavallaro

Io mi diletto: la mia poesia


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Elisir

 

Risuono

come un guscio vuoto,

cercando

l’allegria dei giorni

perduta lungo il cammino

e graffi

che mi strappano l’anima,

curo

con l’elisir del tuo amore.

Fugo

incerti momenti

che mi oscurano i sensi

e gelano il cuore.

Altri non trovo

che il tuo silenzioso esserci

allor che di sè

il vuoto mi circonda.

In te

si placano i flutti

delle mie tempeste

e la quiete

silenziosa scivola

sui miei pensieri,

come il lento rifluir dell’onda,

che di schiume

la scogliera imbianca

e doma alfin si placa

al calar

del maestrale nella sera.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: la mia poesia


 

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Scogliera

 

Guardo

esplosioni di roccia,

neri merletti,

posti tra terra e mare ,

frammenti d’eternità,

spengnere nel bacio

dell’onda impudica,

l’arsura del vulcano.

Accarezza l’occhio

Immobili baluardi

dai frastagliati contorni

cristallizzati nel tempo,

variegati e puri,

vestiti di sale

e d’erbe consuete.

Rinasce nelle crepe

il cappero gentile

di fiori gremito ,

splendido nell’estiva veste

e lì si compie

la sfida del tempo,

che dà vita a sè stesso

dove immortale muore.

Maria Cavallaro

Già pubblicata su Facebook

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