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La mia poesia: Acquerelli d’inverno


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Nel silenzio dei sogni
navigano parole
non dette
su barche sbiadite
e remi di carta
spingono
acquerelli d’inverno
gelati
sui tetti rossi.

MC@

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La mia poesia ” Ciottoli “.


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Rumoreggia il silenzio
nella penombra soffusa
e come onda lieve
s’adagia sui ciottoli annosi
trascinandoli,
instancabili pensieri,
inutili spremute di meningi
arrossate
dal logorio della vita che arranca.
Nel tumulto del cuore
fisso la meta,
luminoso pensiero
che bevo d’un fiato
e non dormo,
ma ancora non luce il giorno
e l’occhio umido si nasconde.

MC@

 

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Andando per castagne!


 
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In questo periodo sento la voglia di montagna, di quell’umido odoroso di foglie morte, di quel cielo che rimbomba cavo, come fosse una cupola aliena posta sulle nostre teste. Che buono quel panino con la cotoletta fredda che ogni tanto tiri fuori per dargli un morso! Mi sembra di essere a scuola, quando il panino con la mortadella non arrivava mai alla ricreazione. Che gioia trovare le prime castagne, lucide e grosse come giganteschi chicchi d’ambra, nascoste tra le foglie e poi sentire, al primo alito di vento, quel rumore metallico delle castagne che cadono battendo sui tronchi. E’lì che ti dirigi nella speranza di trovarle e gioire poi di quei piccoli tesori dal cuore generoso e bianco, dalla buccia ancora tenera e pelosa. Quando le trovi ti viene voglia di coccolarle e già pensi al loro crepitare sul fuoco, mentre attendi con l’acquolina in bocca, che si cuociano, per addentarle ancora bollenti, dopo esserti scottate le dita. Sono sensazioni nuove, anzi vecchie, nascoste nell’animo dalla voglia d’estate e di mare, che riaffiorano alle prime piogge, ai primi sentori d’autunno e per chi come me, vive tutto l’anno al mare, la prima passeggiata in montagna costituisce un vero richiamo della natura, il ritrovarsi in una dimensione diversa, con le orecchie che schioccano e le nuvole più vicine sulla testa, mi pare di avvertire anche qui quel senso di appartenenza al creato, che mi circonda con lo svettare dei tronchi e quella dolce solitudine che si nutre di silenzio, squarciata ogni tanto dal gracchiare roco delle gazze e dei corvi tra le querce. Dopo la camminata ci sediamo su un muretto a confrontare il bottino di castagne e a consumare quel che resta del panino e quel dolcetto preparato apposta per la colazione a sacco e poi di nuovo verso casa, con la pelle sudata e una grande serenità nel cuore.

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Spigolando nel tramonto


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A volte mi sollevo nel tramonto spigolando nuvole con lo sguardo, a fatica, tra sfumature di rosso e il grigio che lento incombe.
Di pace mi nutro in questo momento, specialmente in questo periodo di tarda primavera, in cui esco sul terrazzo tra canti di uccellini e profumo di basilico. Questo è un momento che ho imparato ad amare, quasi un mistico raccoglimento, un dialogo solitario tra me e la montagna, che piano piano si cancella alla vista, fino a diventare un profilo che si staglia nell’ultima luce. Ogni sera è diverso, ogni momento è diverso, quasi che un pittore capriccioso, cambi la scena per darmi nuove emozioni, ed io li, ferma col naso per aria, mi incanto, cullata dal silenzio che mi avvolge, come una cupola che mi separa dal resto del mondo. @MC

A metà strada tra poesia e prosa: Passeggiata


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Buon fine settimana!
I sogni sono come il fuoco, basta soffiarci sopra per non farli spegnere.

Passeggiata

Batteva l’ala del tempo
su quegli strati di silenzio
che avviluppavano la mente assorta
e mentre guardavo la luna
e il mare che placido la rifletteva,
mi pareva di sentire canzoni d’amore
perforare la quiete della notte,
i suoi veli di silenzio
e le seriche armonie del cielo.
Com’era bello tenerci per mano
e poggiare la testa sul tuo calore,
averti nei miei pensieri
e scrutare il lampo dei tuoi occhi
sul mio viso!
Ce ne andavamo
respirando quella quiete profonda,
tutto intorno sembrava dissolversi
e nella mente i pensieri
scivolavano senza far rumore
sui nostri sogni.
MC@

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Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro