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Le foglie antiche


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Cadono i colori
Delle foglie antiche
Stanche 
di abbracciare il tronco ,
Padre di una stagione.
Le accoglie settembre
Nel grembo della terra,
Sorelle fragili
E il vento
Inventa giochi per loro
Che leggere
Sì lasciano radunare agli angoli
E aspettano.

@MC

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Io mi diletto: Poesia d’estate


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Estate

Giovani amori

*****

Vivi l’estate
di colori
di amori.
Vivi l’estate di stelle,
ora,
sotto il velluto del cielo
e al rumor dell’onda,
che accarezza la sabbia
e il cuore.
Le tue mani
diventino
vele sul suo viso
e i tuoi baci
brezza gentile.
Ama ora,
nel sole,
ora che tenera
è la tua stagione
e lenta pare
la corsa del tempo,
nella fugace attesa
del giorno  nuovo.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


Vento d’aprile

Odori di stagione

si confondono

nell’ala calda del vento

e radente il volo

d’un gabbiano

si dissolve

nei cristalli dell’infinito.

Come stupore

di bianchi petali,

mi accarezza l’aria,

tagliando

le onde salmastre

nel rincorrersi

instancabile

di frantumate schiume.

E tra un piegarsi di fronde,

nella musica

di una vecchia canzone,

cerco un abbraccio,

quasi trascinata

nel ballo sensuale

d’un amore antico,

che ritorna

nel vento d’aprile

e mi dipinge l’anima.

Maria Cavallaro

Poesia a quattro mani


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Questo di oggi è un post speciale, una poesia scritta in collaborazione con l’amico Vito, una simpatica esperienza che ha prodotto questi versi delicati e ricchi di atmosfera.La condivisione di un interesse come la poesia, dà luogo sul web a questi incontri che nel tempo diventano vere amicizie, leggersi diventa una cara abitudine, commentare è piacevole, quando si condividono anche le emozioni  e non solo vuote parole.

 

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Aria nuova

 

Respiri di vento

sussurrano lievi

tra il verde

d’un filare di chiome.

Aneliti d’anime paiono,

un porger lievità di carezze

a rinnovate speranze,

tra il resinar d’un sentore

di novella stagione

che luminosi albeggi

nel mattino promette.

Senti… nei cristalli dell’aria

antichi silenzi s’intreccian

a suadenti armonie,

quasi un rinascere

nell’echeggiar di frescure

e un vagar dolce accarezzano

nel campestre tripudio,

che ad ascoltar cinguettii

induce.

Ricordi lasciamo in attesa

come silenti fantasmi,

nella mente astratta dai dintorni,

persa nel sapor di primavera,

che già in orizzonte, appare

di nuovi colori adorna

e speranza di nidi

tra il verde appresta.

Nere virgole di rondini,

nel blu disegnano,

arabeschi invisibili,

figli dei ricami di luce

d’un sol pellegrino,

eterei adorni di mistica tela,

che il guardar ne divien cornice

e ad inebriare i sensi,

su dalla terra intenso sale

di viole e fresie un effluvio,

misto a profumi d’erbe nuove

che nell’aria tiepida 

lievi si dissolvono. 

by

Vito Montalbò

e

Maria Cavallaro

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