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Io che sono nata sul mare


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Io che sono nata sul mare a volte penso che il mare è anche dentro di noi, il suo rumore è il nostro respiro, il suo profumo è l’effluvio dei nostri pensieri, le sue onde sono le nostre inquietudini, i suoi fondali sono il profondo del nostro cuore, l’orizzonte è il perderci nell’infinito delle nostre solitudini. Solo noi che ci siamo nati sappiamo cos’è questa liquida distesa che ci affascina! Mi fermo a volte a guardare, specialmente d’inverno e mi sento leggera, l’assenza di ostacoli rilassa lo sguardo che segue il monocolore dell’acqua, indugia sulla linea dell’orizzonte e poi altalena su e giù tra l’onda e le nuvole, gustando quei colori sfumati e tenui tra il rosa e l’azzurro, che galleggiano quasi sul pelo dell’acqua al tramonto. A volte è l’acqua che sfuma ed io cerco di strappare con la mente la bellezza di certe tonalità di verde che si intersecano con l’azzurro e il grigio e si adornano di piccole onde bianche simili a colombelle che si dondolano lievi sulla superficie. Poi lo sguardo si ritrae indugiando sul nero merletto della scogliera di pietra lavica e nella sua durezza si scontra con la realtà che brontola alle mie spalle. Bevo un sorso d’acqua alla fontanella e poi mi incammino lentamente, si accendono già le prime luci e stranamente provo un senso di paura per il lento spegnersi di quella magia ingoiata dalla notte, ma che ritorna ogni giorno puntuale per calarsi ogni volta nei nostri cuori, come un amante affascinante e sensuale.

Gisella-Patorniti__L-unione_g

 

Io mi diletto: La mia poesia Come foglie


Alberi i sogni

e noi foglie perdute,

ingiallite icone

rigirate dal vento,

ci fermiamo

ai margini del silenzio

e ci teniamo per mano

per non smarrire il cammino.

In questo clamore che assorda,

Settembre

alita sui giorni

un ultimo soffio di vita

e al tramonto ci conduce,

fragili ologrammi cangianti

nel rosso

che ci dipinge all’orizzonte.@

Maria Cavallaro

Un tramonto senza sole


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Ci eravamo fermati a guardare il mare, era quasi il tramonto, un tramonto senza sole, perché il sole da noi tramonta dietro l’Etna, ma irradia la sua ultima luce sul mare fino all’orizzonte. La serata era tranquilla, il mare leggermente increspato, indossava tutte le tinte dell’azzurro, che si diluivano nel cielo in un miscuglio di colori a degradare dal rosa al cipria, fino al violetto verso l’estrema punta dove, quando non c’è foschia, si intravede la Calabria. Anche la terra appariva di colore blu e il suo profilo che sembrava disegnato, si stagliava netto sul rosa e sul violetto del cielo. Che meraviglia! Sembrava a tratti che il tramonto avesse bevuto l’aurora, tale era l’intensità di quel rosa. I colori mutavano col calar della luce, come se in quel momento un pittore sotto i nostri occhi, dipingesse l’orizzonte con un grande pennello e il rosa diventava arancio, poi cipria striata di giallo e infine di nuovo azzurro. Si vedevano lontane le barchette dei pescatori di totani e una nave che sembrava dipinta nell’immobilita’ dell’orizzonte. Di fronte a tale spettacolo si crea ogni volta un magnifico incanto e si imprime nella memoria come una diapositiva di luce e di colori che vanno a spegnersi nel grigio della penombra incombente.

Rose

Io mi diletto: la mia poesia “Amanti “


 

 

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Amarti adesso,

dolce nella sera

che accarezza

le spalle del giorno

accoccolato e pigro

e scende la penombra

sul campanile

della chiesa antica.

Amanti adesso,

distesi

sull’amaca del tempo,

in bilico sulle ali dei sensi,

tiranti

di funamboli giocosi,

ondeggianti

coi piedi bianchi

nella corsa,

elegante spasmo

sui fili tesi dell’anima

nel rosso del tramonto.

Maria Cavallaro

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

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Eco di conchiglia

 

Aerei di carta
ignari sul filo del tempo,
demoliamo
la gioventù speranzosa
e d’un tratto
nemmeno ti accorgi
del cader delle foglie.
Il passo si trascina 
come eco di conchiglia
nel sorriso dei ricordi
e sbiadiscono
vestigia di bellezza,
affossate
nei solchi della fronte.
Dolce malinconia
ti porti appresso,
mulini a vento
e muri di sabbia,
granelli di pensieri masticati,
riflessi
in un fondo di bottiglia,
che indossa
i raggi luminosi del tramonto.

Maria Cavallaro

 

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Io mi diletto: La mia poesia


 

 

 

 

Scorcio

 

Solitaria

guardo il tramonto

che si spegne nella sera

e gronda malinconie

che abbracciano il cuore.

Respiro attimi,

graffi di luce

figli dell’universo,

che mi attraversano

l’anima,

meteore d’amore

in un cielo di corallo

mentre un sole di fuoco

spende

il suo ultimo guizzo.

Maria Cavallaro

 

 

 

Io mi diletto: La mia poesia


 

Rosso velluto

Bagliori di cipria
colorano il cielo
mentre cerco il tuo viso
fra strane forme di nuvole
e il mare.
Intessi arazzi di pensieri
coi tuoi colori
e odorano di te
le ali del vento
mentre ti cerco
dove nasce l’aurora,
dove il tramonto
spegne il suo oro.
Ti cerco nel verde d’un prato
nella corolla d’un fiore,
ma tu sei
nel profondo del cuore,
tu sei l’amore che vive
e tende le mani di rosso velluto
a carezzare il volto del tempo
che ara  la vita
di sterili solchi
e sfugge
nella luce dei giorni.

Maria Cavallaro

fuego19[3]

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